Lo stemma

Lo stemma

"Tre monti verdi con due cipressi e una cestella di erba, sormontata da una bianca colomba..."


15 Marzo 2016 alle 02h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


Lo stemma della Congregazione delle Scuole di Carità - Istituto Cavanis - è lo stemma di famiglia dei Venerabili Padri Fondatori.

"…Nelle vene dei Cavanis scorreva sangue bergamasco. A memoria d’uomo, i loro avi avevano sempre intessuto commerci nella gloriosa città di Sant’Alessandro e possedevano poderi in quei paraggi. Poi alcuni di loro, verso i primi del 1500, erano emigrati a Venezia, cioè nella capitale di quella Serenissima che da settant’anni ormai issava le sue insegne col nobile Leone alato anche sulla loro Bergamo ricca e industriosa.

In seguito, verso la fine del ’600, per meriti acquisiti al servizio della Repubblica veneta, i Cavanis erano stati cooptati nel ceto dei segretari con mansione di notai, ufficio prestigioso che avevano tramandato di padre in figlio fino all’epoca della nostra storia, quando si estinguerà il giorno in cui Marco, l’ultimo rampollo maschio dell’antica famiglia, deciderà di scambiare le insegne dei segretari con qualcosa di diverso, affiancandosi al fratello Antonio, che quella scelta avrà già fatto da qualche tempo. 

Ma questo sarà un po’ il nocciolo della vicenda straordinaria dei due fratelli, e per ora non vogliamo anticipare altro. I Cavanis potevano fregiarsi anche del titolo di conte. Un loro avo illustre, di nome Nicolò, aveva accompagnato in qualità di segretario il patrizio veneziano Angelo Morosini quando questi aveva intrapreso l’ardua missione diplomatica di stipulare un patto di alleanza tra la Serenissima, la Polonia e l’Austria.

In quell’occasione, l’interlocutore piú difficile dell’ambasceria veneziana non fu tanto l’imperatore austriaco, quanto il re polacco, l’intrepido Giovanni Sobieski, che la storia ricorda eroe e salvatore per aver arrestato alle porte di Vienna l’avanzata dei Turchi, quando parevano ormai in procinto di mangiarsi l’intera Europa in un sol boccone. L’alleanza andò in porto anche, e forse soprattutto, per merito dell’intraprendente segretario. 

E poiché a beneficiare in maggiormisura di quel patto sarebbe stato indubbiamente il re polacco per i vantaggi che avrebbe tratto dall’aver dalla sua la Serenissima, che godeva di tanta considerazione nel mondo, egli volle premiare l’opera diligente e saggia di Nicolò Cavanis blasonandolo con il titolo di conte, estensibile ai famigliari e trasmissibile ai successori, e concedendogli perfino il diritto di portare sopra lo stemma di famiglia il suo stemma regale. 

Per curiosità diremo che lo stemma della famiglia Cavanis era già di per sé piuttosto complicato: tre monti verdi con due cipressi (uno in vetta al primo e uno al terzo) e una cestella (cavagna) di erba, sormontata da una bianca colomba (in vetta al monte di mezzo). Il tutto in campo azzurro, fra svolazzi celesti e dorati. Al che s’aggiunse dunque, sovrastante, anche l’insegna regale del Sobieski, in trionfo fra due palme.

Tanto stemma e tanto titolo mettevano spesso in imbarazzo Giovanni, il padre di Marco e di Antonio, il quale, se era orgoglioso di offrire i propri servigi di segretario alla Cancelleria ducale, era peraltro schivo di natura e consapevole che la vera nobiltà non tanto gli veniva da quell’emblema che i suoi vecchi avevano fatto scolpire sopra il portone del palazzo avito, ma dall’onestà del suo cuore e dalla limpidezza della sua vita. E poi, erano tanto poco edificanti gli esempi che offrivano i nobili del suo tempo, che gli sembrava ci fosse piuttosto da vergognarsi di figurare in loro compagnia nel libro d’oro "Dei veri titolati".


Lo stemma della Congregazione delle Scuole di Carità - Istituto Cavanis






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