La Vita Consacrata Cavanis a servizio dei giovani in una Chiesa in uscita e in un mondo che cambia

La Vita Consacrata Cavanis a servizio dei giovani in una Chiesa in uscita e in un mondo che cambia

Capitolo Generale 2019


10 Luglio 2019 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Prima della sua Passione, Morte e Resurrezione Gesù ha pregato affinché i suoi discepoli, rimanessero nel suo amore, vivessero uniti, “come io e il Padre siamo uno”. L’unità tra i discepoli  é fondamentale, così come l’amarsi gli uni gli altri, perché è difficile fare il bene senza volersi bene, rimanendo uniti. Unità che accoglie la diversità, secondo il modello della Trinità, unità che non distrugge la diversità. Essa è la ricchezza dell’unità, la preserva dal farsi uniformità, dal fornire giustificazioni al controllo e alla superiorità di qualcuno sugli altri. La fede cristiana diffondendosi per il mondo, ha sempre incontrato luoghi di inculturazione differenti cercando di conservare l’unità nella ricchezza delle diversità. Nessuna cultura esaurisce la ricchezza del Vangelo. Nel nostro Capitolo saranno presenti persone, culture e realtà differenti. Saranno capaci di ascoltarsi? L’ascolto empatico e libero da pregiudizi viene prima dell’organizzazione. Lo sforzo di ascoltare e ascoltarsi  arricchisce, a livello metodologico, il vedere, il giudicare e l’agire. Questo Capitolo non ha l’obiettivo di trattare ogni argomento in astratto, ma di affrontare concretamente: “La vita consacrata Cavanis a servizio dei giovani in una Chiesa in uscita e in un mondo che cambia”.

Internazionalità e interculturalità portano a grandi cambiamenti in Congregazione, ma non si contrappongono. Vanno coniugate. L’inculturazione e la multiculturalità nell’unità del carisma e nell’autenticità della vita consacrata, sono le due sfide maggiori. La vera ricchezza della Congregazione non sono i beni accumulati, ma le relazioni con le persone e le culture, le relazioni evangeliche e comunitarie tra i religiosi, e il tempo ad esse dedicato. Il Capitolo non è stato convocato per ripetere quello che è già stato detto, per quanto importante, bello e teologicamente significativo, ma per individuare nuovi cammini per il carisma, nelle varie realtà culturali, conservando “l’unità di intenti”. Individuando nuovi cammini, non bisogna temere le novità, la gradualità dei processi, né il coraggio di fare dei tentativi, ponendo ostacoli, paure e resistenze ostinate e risentite. Il Capitolo deve evitare di portarsi appresso ciò che è vecchio, come se fosse più importante di ciò che è nuovo. Vecchio e nuovo devono coniugarsi, la novità rafforza e incoraggia il cammino. Ogni generazione deve avanzare per contribuire alla ricchezza della nostra tradizione Cavanis.

Il modo di capire la fede, il mondo e i carismi, dopo il Vaticano II, è diverso dal modo di prima di capirli. Il Concilio ha iniziato un cambiamento di epoca e uno sviluppo della coscienza cristiana, é la natura stessa della vita, in movimento continuo. Per esempio, dice Papa Francesco: oggi la pena di morte non è accettabile, è immorale, ma cinquant’anni fa non si diceva così. È cambiata la Chiesa? No: si è sviluppata la coscienza morale, secondo quanto insegnava, già nel V secolo, Vincenzo di Lerins: “cresce con gli anni; si allarga con il tempo e si sublima”. Quando i cambiamenti costano fatica, non dobbiamo arrenderci. A volte sarà necessario indignarsi in maniera decisa e profetica, perché: “Delle parole dette ci chiederà conto la storia, ma del silenzio con cui abbiamo mancato di difendere i deboli dovremo rendere conto a Dio” (Tonino Bello).




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