Istituto Cavanis 



"Da chi andremo noi? Tu solo Signore hai parole di vita eterna"

"Da chi andremo noi? Tu solo Signore hai parole di vita eterna"

Anno Santo della Misericordia


29 Agosto 2016 alle 08h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di Fernando Riqueto


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Quando il cielo si fa scuro e scompare l’orizzonte di un futuro più umano a causa dell’odio, della violenza, delle assurdità che succedono ogni giorno, il più grande miracolo che l’uomo può chiedere è quello di avere fede. In questo contesto la missione dei consacrati, “forti nella fede”, è quella di perseverare nel testimoniare speranza e carità misericordiosa. Le domande fondamentali che Dio continua a far risuonare nel cuore dell’uomo fin dagli inizi della storia umana, sono inquietanti anche oggi:“Adamo dove sei?”, “Caino dov’è tuo fratello?”. L’uomo sembra aver perso il suo posto nella creazione, crede di essere diventato Dio e questo lo porta a una catena di sbagli mortali e a pensare di agire in nome di Dio, con volontà impazzita, precipitando in un’amara e drammatica realtà: non é più capace di diventare e di restare semplicemente umano. La paura lo attanaglia. Essa è un vissuto che ogni uomo conosce e che cresce per fragilità umana, perdite dolorose, rischi concreti a riguardo del futuro, ma specialmente per il doversi confrontare con Dio e con gli altri esseri umani. La paura lo porta all’indifferenza o alla cecità dell’odio di tutto e di tutti, e così le tragedie del mondo, anche le più lontane, diventano tragedie di casa propria. Questo deserto non è fatto per rimanervi, lo si deve attraversare per andare verso un’altra destinazione. L’albero potato sembra morto, però la saggezza di Dio, lavora di nascosto anche attraverso i carismi donati ai consacrati. Mentre aspettiamo che il Signore venga e calmi le tempeste, dobbiamo porre a noi stessi e agli altri domande che implichino una missione di carità misericordiosa, una richiesta di speranza, più che di certezze.

Dalla sua Incarnazione il Figlio di Dio non ha fatto altro che discendere, fino ad arrivare al corpo morto di Gesù tra le braccia di Maria, questa è la direzione che il Signore indica alla Vita consacrata. L’uomo è ormai una maschera inutile di se stesso, contempla i resti di un immenso naufragio che lui stesso ha provocato, ed è spinto in avanti, verso un miraggio, proprietà di nessuno. Solo la Misericordia di Dio può salvarlo. La parabola di Mt 20, 1-16 chiarisce che la misericordia  non è meritocratica: l’ultimo riceve tanto quanto il primo: “Al tuo nome e al tuo ricordo, Signore, si volge tutto il nostro desiderio, di notte anela a te l’anima mia, al mattino il mio spirito ti cerca”. Le tre parabole di Lc 15 parlano di conversione, non nel senso di prendere atto di uno sbaglio commesso, quanto di colmare una carenza, rimediare a una separazione, a una ferita, perché nella conversione è Dio il protagonista. Gli uomini non sono pecore, né monete smarrite, sono figli di Dio, rappresentato dal pastore e dalla donna. “ La guarigione c’è, se soltanto muoviamo un piccolo passo verso Dio o almeno abbiamo il desiderio di farlo” (Papa Francesco) A Dio ne basta pochissimo di desiderio il resto ce lo mette Lui e ci sentiamo amati come siamo. Presto o tardi arriva per tutti il tempo di “fare i conti”. Ma chi è il ragioniere dei conti della vita di tutti? Solo Dio.

La Vita consacrata è una configurazione esteriore della fede in verità definite, istituzioni e riti. Tra fede e Vita consacrata c’è un rapporto dialettico, proprio perché la fede è sempre profetica. Oggi tutte le congregazioni sono a un bivio: “continuare a preoccuparsi di se stesse, del proprio particolare, e in questo modo consegnarsi alla estinzione nella propria forma storica conosciuta; o spostare il proprio baricentro nel cuore della storia, dove fervono drammi e speranze, liberandosi del proprio particolare, della sopravvivenza e diventare faro di speranza per l’umanità”. Se davvero esse vogliono rendere onore a Dio, si liberino della cintura di salvataggio e accettino il rischio comune, muoiano al proprio passato e dimostrino con i fatti che a generarle è stato non la paura, ma l’amore. Tutto quello che succede frutto del peccato, compreso il fenomeno migratorio, rivela “come sta il mondo” e insieme rivela “chi siamo noi consacrati Cavanis”, la nostra sensibilità e responsabilità etica, politica e religiosa nel fidarsi dei conti fatti da Dio: “Cari ragazzi, non è vero che io non ho debiti verso di voi. Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho la speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto” (don Milani). Ci siamo mai chiesti quali valori, noi religiosi e educatori Cavanis,  testimoniamo e comunichiamo ai ragazzi nella drammatica situazione in cui si incontra l’umanità? 
 

P. Diego Spadotto
​ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA

 




Copertina.






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