La Vita consacrata è risvegliata da papa Francesco...

La Vita consacrata è risvegliata da papa Francesco...

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


13 Marzo 2017 alle 10h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

(12 marzo 2017 Dies Natalis di P. Antonio Cavanis)

In questo tempo di purificazione della Vita consacrata, può essere sorprendente, per quanti celebrano la Messa  “per i religiosi” incontrare, come antifona alla comunione, queste parole: “L’angelo del Signore disse a Elia profeta: mangia perché è ancora lungo il tuo cammino” (1Re 19.7). La Vita consacrata è risvegliata da papa Francesco che le dice: non piangerti addosso, alimentati di quanto il Signore ti dona continuamente, riprendi il camino perche la tua missione continua; combatti non contro qualcuno o qualcosa, ma per qualcuno e per qualcosa di grande: la dignità umana, la famiglia, i poveri, la libertà, la giustizia, infine, il Regno di Dio; il Maestro fa ardere nuovamente il tuo cuore come ai discepoli di Emmaus.  In un recente incontro con la comunità anglicana di Roma, Papa Francesco ricordava che uno dei presidenti del Consiglio Ecumenico delle Chiese descriveva l’evangelizzazione come «un mendicante che dice a un altro mendicante dove trovare il pane». E aggiungeva: «Questo è il nostro bene più prezioso, il nostro tesoro». Un tesoro custodito in «vasi di creta» ma che «insegna che solo riconoscendoci deboli vasi di creta, peccatori sempre bisognosi di misericordia, il tesoro di Dio si riversa in noi e sugli altri mediante noi. Altrimenti, saremo soltanto pieni di tesori nostri, che si corrompono e marciscono in vasi apparentemente belli». Questa riflessione vale anche per la vita religiosa, la sua crisi e il suo malessere dipendono molto dall’aver dimenticato che il tesoro è custodito in vasi di creta e aver investito tempo e forze su tante apparenze di potere e non sull’umiltà del servizio.

La sottolineatura dell’umiltà, come condizione per proseguire nel cammino, non è solo perché l’umiltà è “una bella virtù», ma perché è «questione di identità». Diventare umili è decentrarsi, riconoscersi bisognosi di Dio, mendicanti di misericordia» come l’Apostolo Paolo che si presenta non come un «superapostolo» ma «come un servitore, che non annuncia sé stesso, ma Cristo Gesù Signore. E compie questo servizio, questo ministero secondo la misericordia che gli è stata accordata; non in base alla sua bravura e contando sulle sue forze, ma nella fiducia che Dio lo guarda e sostiene con misericordia la sua debolezza». L’umiltà è il punto di riferimento per rinnovare la vita religiosa e non il mito di  Prometeo che vuole rubare il fuoco del potere degli dei e nemmeno il mito di Narciso. innamorato di se stesso e non vuole avere altro fondamento che se stesso, è un parassita pericoloso per gli altri, e dannoso per lui stesso. La mania di potere di Prometeo e il narcisismo presenti nella vita religiosa le hanno fatto tanto male, provocando quasi la scomparsa della compassione e della misericordia. Secondo uno studio in vista del Sinodo 2018, i giovani di oggi rivelano, spesso, i sintomi di questa mancanza di pietas a riguardo dei poveri, per l’avvilimento e la morte di un clochard indifeso, di un compagno handicappato, di una adolescente stuprata, di una vittima dei social, di un adolescente radicalizzato dal fanatismo religioso, della maschera senza pietas dei bambini soldato, esecutori professionali di omicidi a sangue freddo. La “povera gioventù dispersa” a cui si sono dedicati P. Antonio e P. Marco Cavanis, con umiltà e fiducia nel Signore.

I religiosi si sono abituati a sentire e a vedere, attraverso i social, la cronaca nera della società contemporanea e sono caduti nel trabocchetto dell’impotenza che li ha portati a pensare: ha senso cercare di cambiare tutto questo? Vale la pena di provarci, se il mondo continua la sua danza carnevalesca? Non ha pensato così P. Marco, che proprio in un giorno di carnevale ha deciso di dedicare la sua vita al Signore e alla gioventù. Ora i sintomi del disincanto sono svariati, ma forse il più palese è quello degli “incanti su misura”: l’incanto della tecnica che promette sempre cose migliori, l’incanto di un’economia che offre possibilità quasi illimitate in tutti gli aspetti della vita, l’incanto di alcune proposte a misura di ogni necessità. La vita religiosa Cavanis, sull’esempio di umiltà di P. Antonio, deve ritornare ad occuparsi più seriamente della gioventù in situazione di povertà e sofferenza, smascherando il virus dell’individualismo auto-referenziale, del ripiegamento narcisistico che istupidisce. La domanda «chi sono io religioso Cavanis?» conduce all’ossessione di una risposta, genera frustrazione, malinconia, angoscia sterile. L’inizio della sapienza è piuttosto chiedersi «per chi sono io religioso Cavanis?». Questa domanda apre la frontiera della missione e la riscoperta di senso della vita consacrata.




Copertina.






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