Andate e portate frutto. La fecondità della profezia e della testimonianza

Andate e portate frutto. La fecondità della profezia e della testimonianza

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


10 Aprile 2017 alle 11h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


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“Andate e portate frutto. La fecondità della profezia»: questo il tema della 88ma Assemblea dell’Unione Superiori Generali. Papa Francesco ha partecipato per circa tre ore e ha risposto a delle domande: «La vita è piena di sorprese. Per comprendere le sorprese di Dio bisogna capire le sorprese della vita»: sul tema del Sinodo dei Vescovi 2018: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», si è soffermato sul  discernimento della vocazione. I candidati alla vita religiosa e i seminaristi, devono essere formati al discernimento: «È una cosa che si deve fare, non basta vedere il bianco e il nero. Il discernimento è andare avanti nel grigio della vita e cercare lì la volontà di Dio, non nel fissismo del pensiero». Ha poi esortato a non essere statici nel lavoro con i giovani e a essere creativi, evitando di fermarsi alle solite riunioni, per superare atteggiamenti da «restaurazione» o «trionfalistici» come si notano in alcune nuove fondazioni religiose. Oggi, si pensa che la parola vocazione riguardi una specie di chiamata che viene dall’esterno e aggiunge qualcosa alla nostra vita. La vocazione è la vita. Dio non è qualcosa che si aggiunge alla vita, è nella vita. La chiamata è diretta ad un essere umano  che è fragile, ma nonostante tutto riceve l’invito a fare qualcosa di grande per trasformare quello che sembra solo un destino negativo. La vocazione non è tanto tendere a ma è essere presi e attratti da Qualcuno. 

Il Papa, malgrado le sfide, le tensioni, le opposizioni, ci offre la testimonianza di un uomo sereno, di un uomo di pace. Qual è la sorgente della sua serenità? Francesco ha affermato che da quando è stato eletto Papa ha provato una pace profonda che da allora non lo ha mai abbandonato. I problemi ci sono, ma lui si immerge tutto nella preghiera e questo lo lascia in una grande pace. Su vita religiosa e profezia, Francesco ha riaffermato che i religiosi sono chiamati a vivere il Vangelo sine glossa, alla luce del carisma dei fondatori. Il nemico della profezia è la mondanità.  Ha parlato inoltre dell’ascesi, la quale non deve però mai confondersi con atteggiamenti volontaristici e «pelagiani», ma tendere sempre alla libertà: l’ascesi è utile nelle forme in cui rende la persona più libera. Ha concluso affermando che i religiosi sono determinanti nel processo di riforma della Chiesa, soprattutto per combattere il clericalismo: «Se nelle strutture della Chiesa entra il clima mondano e principesco è quanto di peggio possa accadere. I religiosi possono contribuire alla riforma della Chiesa con la loro testimonianza missionaria» di povertà, castità e obbedienza in fraternità. Ha quindi parlato dell’importanza di condividere la spiritualità dei Fondatori con il clero diocesano e con la gente come fonte di arricchimento spirituale per tutti.  

Riguardo alla missione della vita consacrata, ha ricordato che «la Chiesa è nata in uscita», per essere testimone/martire. I poveri spingono la Chiesa fuori: «se la Chiesa non lavora con i poveri non è Chiesa. E questo non è pauperismo! La Chiesa deve essere povera con i poveri!». Riguardo al problema migratorio: «più importante degli accordi internazionali è la vita di quelle persone!», ha esclamato. E proprio nel servizio della carità è pure possibile trovare un ottimo terreno per il dialogo ecumenico: «sono i poveri che ci uniscono!». L’interrogativo sul dolore è scandalo per chi crede e per chi non crede. La misura è la stessa, e così l’impotenza rispetto a tutto il male della natura, che non dipende da noi, e spesso anche riguardo del male della storia, che molto dipende dall’uomo. Anche chi crede conosce la tentazione di disperare ma la sua storia con Dio lo fa rialzare e se necessario dare la vita.  Il credente non vuol essere Dio ma accoglie il dono di essere figlio di Dio. Spendersi insieme per una vita degna per tutti è già credere. Nel bene operare e pensare i missionari martiri si fanno compagnia per contrastare la bugia sistematica, presente specialmente nei social a riguardo della Chiesa, creando incertezza e infelicità. La somma di tante infelicità è una società infelice. Divulgare la vita dei missionari martiri, che oggi sono tanti, è evangelizzare.




Copertina.






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