Sale della terra e luce del mondo

Sale della terra e luce del mondo

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


17 Aprile 2017 alle 11h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


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Accadeva duemila anni fa, ai tempi delle prime comunità cristiane, accadeva nel tempo di vita dei nostri santi Fondatori, accade oggi: la vita si muove in mezzo a due scenari umani opposti, “il carnevale della curiosità mondana” e “la glorificazione del Padre mediante le opere buone”. Così Papa Francesco, che poi continua: “le opere che hanno aiutato, uomini e donne, a non disperdersi nella superficialità mondana, ma a sentire il gusto del Vangelo”. P. Antonio e P. Marco Cavanis, fratelli di sangue e di spirito, hanno  glorificato Dio e insegnato a glorificare Dio a migliaia di ragazzi con le buone opere della vita. La loro missione continua e si realizza anche “oggi”, secondo l’insegnamento del Signore che non si limita a dare il pane: si fa lui stesso pane. La liberazione che Egli dona agli oppressi si compie “oggi”, attraverso l’educazione della gioventù; non si limita a perdonare “pulendo le macchie”, Lui stesso si fa peccato, si copre di piaghe e si mette nelle mani del Padre, si fa presente “oggi” nel dono della vita ai giovani da parte di tanti consacrati; non si limita ad annunciare che “oggi” prenderà provvedimenti, diventa lui stesso provvedimento inviando e accompagnando la missione educatrice con la fragilità amorosa dell’Eucaristia che sostiene gli educatori nella gratuità della loro dedizione e la perseveranza nel bene dei ragazzi. Così intendevano la missione educatrice P. Antonio e P. Marco Cavanis.

Ci sono persone che non capiscono i gesti gratuiti. Soltanto chi si riconosce fragile e vulnerabile è capace di azioni solidali, facendosi “prossimo” a ogni indigenza e dolore. Oggi, la missione educativa può e deve continuare, specie in una società che risulta essere sempre più “liquida”. Una società, come dice Papa Francesco, “senza punti fissi, scardinata, sbullonata, priva di riferimenti solidi e stabili; nella cultura dell’effimero, dell’usa-e-getta”. Uno scenario che si è indubbiamente “sviluppato e globalizzato” ai giorni nostri “a causa della seduzione del relativismo soggettivista”, ma che già due millenni fa si presentava agli occhi degli apostoli del Vangelo. San Paolo avvertiva infatti Timoteo di dover annunciare il Vangelo “in mezzo a un contesto dove la gente cerca sempre nuovi maestri, favole, dottrine diverse, ideologiePrurientes auribus”. “È il carnevale della curiosità mondana, della seduzione”, dice Francesco. L’Apostolo Paolo istruiva il suo discepolo Timoteo usando anche dei verbi forti, come “‘insisti, ammonisci, rimprovera, esorta, vigila, sopporta le sofferenze”. Il tutto per contrastare quella “tendenza alla ricerca di novità propria dell’essere umano” che trova l’ambiente ideale nella società dell’apparire, nel consumo, in cui spesso si riciclano cose vecchie, ma l’importante è farle apparire come nuove, attraenti, accattivanti. 

Il passaggio dalla superficialità pseudo-festosa all’evangelizzazione avviene grazie alle “opere buone” di coloro che, divenuti discepoli di Cristo, si fanno  “sale” e “luce” per il mondo, specialmente nel campo dell’educazione e della formazione della gioventù. “In mezzo al carnevale di ieri e di oggi, questa è la risposta di Gesù e della Chiesa, questo è l’appoggio solido in mezzo all’ambiente liquido”, afferma Papa Francesco. Le opere buone che possiamo compiere grazie a Cristo e al suo Santo Spirito, fanno nascere nel cuore il ringraziamento a Dio Padre, la lode, o almeno la meraviglia e la domanda: perché? Perché quella persona si comporta così? Una evangelizzazione che non inquieta …addormenta. L’inquietudine del mondo di fronte alla testimonianza del Vangelo è un fatto estremamente positivo.  Ma affinché accada questa “scossa”, che “il sale non perda il sapore e la luce non si nasconda”, perché “se il sale perde il sapore non serve più a niente”, è necessario rafforzare con lungimiranza l’educazione umana e cristiana della gioventù e affrontare coraggiosamente “la terribile strage che fa il demonio di tanta povera figliolanza dispersa”. Francesco lo ribadisce con vigore: “Guai al sale che perde il sapore! Guai a una Chiesa che perde il sapore! Guai a un prete, a un consacrato, alla vita religiosa che perde il sapore!”.




Copertina.






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