La vita consacrata sia uno schiaffo alla mondanità

La vita consacrata sia uno schiaffo alla mondanità

11 OTTOBRE DIES NATALIS DEL VENERABILE P. MARCO ANTONIO CAVANIS


10 Ottobre 2017 alle 13h05 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

P. Marco Cavanis ha dato uno “schiaffo alla mondanità”, quando, in pieno carnevale, decise di seguire il Signore nel sacerdozio e diventare “veramente padre di tanta povera gioventù dispera”. Alla sorgente dell’Istituto c’è l’esperienza della tenerezza di Dio fatta da P. Marco e da P. Antonio. Oggi, non siamo nelle varie missioni principalmente per amare, per stare con i più piccoli e con i giovani, come faceva Gesù, per annunciare il Vangelo con la semplice vita fatta di lavoro, di presenza, di amicizia, di accoglienza incondizionata. É di vitale importanza ritornare continuamente a questa esperienza originaria vissuta da P. Marco, della vicinanza di Dio, che si dona a noi mite e umile per salvarci e ricolmarci del suo amore. E questo amore di Dio deve esprimersi più nell’evangelizzazione dei gesti che delle parole: “la quercia disse al mandorlo: “Parlami di Dio”, e il mandorlo fiorì”. Quello che la Chiesa ci chiede è fiorire in gesti di donazione e di amore di Dio per la gioventù e avere a cuore la qualità della vita fraterna in comunità. “Dalla fraternità nasce il servizio dell’autorità, l’esercizio della responsabilità, radicato nella volontà comune e fraterna di ascoltare il Signore, di mettersi alla sua scuola e di vivere del suo Spirito, affinché il suo Regno possa estendersi a tutti i cuori. È in questo contesto di ascolto comune e fraterno che trovano posto il dialogo e l’obbedienza. E in una tale obbedienza, cresceremo «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc2,52) (Papa Francesco).

Continua Papa Francesco: “È di questa vita spirituale dei religiosi che i giovani hanno sete e che permette ad essi di rispondere a loro volta all’invito del Signore. E’ da questa vita spirituale che sgorga la testimonianza evangelica che i poveri attendono. Le ricette servono, ma dopo; se non c’è questo, non hanno effetto. Andiamo avanti senza paura, in tutti i luoghi in cui ci sono i più piccoli del nostro mondo. Rimaniamo liberi da legami con opere e cose, liberi per amare coloro che incontrate, dovunque lo Spirito vi conduce. Le difficoltà del tempo presente ci fanno condividere i dolori di tanti fratelli, le prove dell’età, della solitudine e della sofferenza, la durezza del cammino quando si tratta di rimanere fedeli. Ma in tutto questo, l’amore che portiamo in cuore fa di noi persone libere attaccate all’essenziale”. Senza coltivare questo spirito diventiamo soli con il pericolo di essere anche infecondi. Due malattie intaccano la vita consacrata: il chiacchiericcio lamentoso per arrivare al comando, gli arrampicatori, cercano di farsi strada per conquistare il potere, creando discordie in congregazione. La seconda malattia é psicologia della sopravvivenza che porta “a mancanza di povertà e al cercare sicurezza nei soldi” (Papa Francesco).

“La sicurezza, nella vita consacrata, non è data né dalle vocazioni né dall’abbondanza di soldi; la sicurezza viene da un’altra parte. Tante congregazioni diminuiscono, mentre i loro beni ingrandiscono. Tu vedi quei religiosi o religiose attaccati ai soldi come sicurezza. Questo è il midollo della psicologia della sopravvivenza: cioè, sopravvivo, sono sicuro perché ho dei soldi. La psicologia della sopravvivenza ti porta a vivere mondanamente, con speranze mondane, non a mettere sulla strada della speranza divina, la speranza di Dio. I soldi sono davvero una rovina, per la vita consacrata” (Papa Francesco). Il prossimo Capitolo generale, momento di grazia per ogni istituto di vita consacrata, non è l’occasione per fare guerre, ma per verificare se viviamo la povertà evangelica voluta dai Fondatori o se semplicemente tentiamo di sopravvivere. In un clima di preghiera i religiosi si mettono insieme per ascoltare lo Spirito Santo, per affrontare le molte domande e le sfide che l’istituto affronta in questo preciso momento della sua storia. Il Capitolo è l’esperienza spirituale comune di un ritorno alla sorgente della chiamata, personale e comunitaria.La vita Consacrata sia uno schiaffo alla mondanità” (Papa Francesco).




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