Il rischio scomodo della passione missionaria

Il rischio scomodo della passione missionaria

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


23 Ottobre 2017 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale , il 22 ottobre prossimo, ha come titolo: “La missione nel cuore delle fede cristiana” e risponde a tre domande: 1. Qual’ è il fondamento della missione? 2. Qual’ è il cuore della missione? 3. Quali sono gli atteggiamenti vitali della missione? Tutto il materiale fornito dalle Pontificie Opere Missionarie per il prossimo mese di ottobre, presenta questo mese missionario come “straordinario” e fedele alla spiritualità dell’Esodo e dell’Esilio biblico che ripetono alla Chiesa di “uscire dalla propria comodità” e dai propri calcoli meschini “per attuare un attento discernimento circa la situazione dei popoli in mezzo ai quali i missionari attuano la loro opera evangelizzatrice”. Il Papa, e tanti missionari che sono liberi da calcoli meschini propri di amministratori falliti, si lasciano provocare continuamente dalle realtà concrete con le quali vengono in contatto. Non si lasciano condizionare dai venti di morte di “opere” e situazioni in “stato terminale” a causa di “responsabili irresponsabili, da amministratori dei beni del Signore avventurieri e non missionari”. “La missione dice alla Chiesa che essa non è fine a se stessa”, (Francesco). Questo vale molto di più per una congregazione. La missione carismatica di una congregazione dice che la congregazione non è fine a se stessa. Quindi, che la speranza missionaria depositata nei giovani religiosi non sia frustrata dai calcoli di pigrizia di quanti governano le congregazioni. Finché essi continueranno a preoccuparci più delle “opere” che dei giovani missionari e dell’evangelizzazione della “povera gioventù”, il Signore non invierà vocazioni che “si prendano cura di depositi bancari che servono solo ad aumentare le comodità degli amministratori”.

Gesù ci insegna a scoprire con il “lasciate che i bambini vengano a me”, cosa non dobbiamo perdere dell’infanzia: la voglia di crescere anche  costo di “disturbare la quiete gli apostoli”. Molte delle crescite mutilate dei futuri missionari di oggi derivano dal non coltivare la fiducia immaginativa dei bambini e dal non voler uscire dalla loro comodità. É vero, purtroppo, che oggi i bambini sono stanchi di usare l’immaginazione creativa perché vedono troppo, sono stanchi di desiderare perché possiedono troppo, perché nelle loro giornate, nel loro corpo, nel loro cuore nella loro testa non c’è più uno spazio libero. L’abitudine ad avere tutto a portata di mano disabitua alla ricerca lunga e paziente sia i bambini che i missionari che non vogliono perdere le loro comodità e preferiscono perdere la passione per la vita. Anche i missionari, come i bambini, stanno dimenticando l’arte di essere felici con “poco” e accumulano sempre di più, sono troppo concentrati su se stessi, sui risultati anziché sulle persone. Lo smarrimento è l’espressione tra le più diffuse sui loro volti, molti hanno il volto dell’uomo di Munch che urla sul ponte. Chiaro che semplice la vita non lo è mai, ma il Papa non può essere chiamato pessimista perché dice che “per raggiungere la vetta devi liberarti delle cose inutili che porti nello zaino”. Il missionario dovrebbe essere balsamo per ogni ferita, la sua speranza non è il vizio dell’ottimista, ma il realismo del suo essere fragile e questo suppone una conversione pastorale che non vuol dire fare qualcosa di nuovo, ma cambiare mentalità e cuore.

Siamo in divenire. Sì, ma verso dove? Non si tratta di seminare certezze nella vita missionaria, ma di incoraggiare l’uso della libertà in direzione di ciò che è vero, bello e buono. I giovani che entrano in Congregazione hanno bisogno di sapere che non porteranno da soli il peso e il rischio della missione perché non sono chiamati a ripetere attuazioni e opere obsolete. Nessuno può varcare la frontiera della missione se non ha il passaporto del Cuore di Cristo: mitezza e umiltà. Quando il Signore sceglie per la missione aiuta a scoprire la propria originalità: lo spazio interiore si amplia e si può affrontare la realtà senza paura. Aristotele a chi gli chiedeva dove avesse imparato tutto quello che sapeva, rispondeva: “dalle cose, perché non mentono”. Sono gli uomini a mentire e a fingere. La vita non è mai povera, povero è lo sguardo, incapace di leggere la realtà e di attivare spazi interiori più profondi e la “fantasia della carità”. La realtà non è solo tutto quello che si vede. Gesù quando evangelizza non fa altro che continuare a rivelare il profilo nascosto delle cose, verso il loro compimento. Quando i missionari torneranno a usare l’immaginazione e la fantasia della carità di Gesù, la religione riacquisterà il suo credito. Caso contrario questo mondo diventerà un serraglio di disperati o un deserto. Il mondo è un luogo abitabile solo per chi coltiva la propria vita interiore e la fantasia della carità. “Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo? Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? Dov’è la conoscenza che abbiamo perduto nell’informazione?” (T.S. Eliot).

 




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