Dalla Giornata Missionaria Mondiale 2017 un messaggio alla Congregazione

Dalla Giornata Missionaria Mondiale 2017 un messaggio alla Congregazione

“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”


05 Novembre 2017 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

“La messe è molta”, questo è il tema/messaggio. Accogliere le nuove opportunità e modalità di missione, che lo Spirito propone alla Congregazione, non significa rottamare il passato. Si tratta, invece, di orientare e integrare i diversi aspetti della vita missionaria Cavanis attorno alla visione di missione indicata dall’Evangelii Gaudium. “Non viviamo in un’epoca di cambiamenti, ma in un cambiamento d’epoca”: con queste parole papa Francesco ci ha ricordato che i vecchi schemi con i quali interpretavamo il mondo e la missione, non sono più efficaci per rispondere alle sfide di oggi. La nuova realtà globale richiede una “missione globale”, considerata in tutta la sua complessità e con presupposti, stile e strumenti rinnovati rispetto alla tradizione del passato (EG 33). Lo schema classico che vedeva le Chiese del nord inviare missionari  e soldi nel sud del mondo per “costruire opere”, è superato dalle trasformazioni degli ultimi decenni, dalla globalizzazione e da una mobilità umana che hanno raggiunto livelli mai visti prima. Il criterio geografico della missione e il “costruire opere”, non costituisce più il punto di riferimento principale. Rimane l’idea di frontiera ma questa, ora, si qualifica nelle periferie umane ed esistenziali.

La “missione globale” può suscitare la paura di vedersi “bloccati” nella propria parte territoriale perché “la missione è ovunque”; oppure può stimolare la voglia di accomodarsi tranquillamente nella propria parte territoriale considerandosi soddisfatti per opere e numero di religiosi. Come pensare, allora, in modo più rispondente alla realtà di oggi? Papa Francesco ci invita a partire dalle frontiere, le “periferie che hanno bisogno della luce del vangelo” (EG 20). Queste non sono semplicemente un dato geografico, ma il risultato di un sistema economico-finanziario che genera esclusione, della cultura dello scarto che produce impoverimento e violenza. Portare la luce del vangelo in queste periferie richiede anzitutto inserzione, cioè: una presenza radicata sul territorio; un coinvolgimento nella vita quotidiana della gente; una solidarietà nella loro sofferenza e istanze; un accompagnare questa umanità lungo tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere. Qui sta la chiave dell’approccio missionario. Piccole comunità missionarie che collaborano condividendo i propri doni, e testimoniano il Regno, vivendo la fraternità con i poveri e in povertà reale, in comunione nella diversità. L’immagine della “Chiesa in uscita” è un’icona che suggerisce un’idea di missione e di metodologia pastorale che richiede altre dimensioni fondamentali, come la formazione e l’organizzazione dell’Istituto a vari livelli legislativo e operativo.

Quali sfide dobbiamo affrontare? In primo luogo bisogna identificare delle priorità di futuro vocazionale vissute in un’ampia collaborazione tra le diverse parti territoriali. Nel contesto di tali priorità, siamo chiamati a sviluppare la riqualificazione della nostra presenza, il servizio missionario, la formazione alla multiculturalità e la riorganizzazione legislativa dell’Istituto. Inoltre, sviluppare una pastorale specifica per la gioventù è un compito ecclesiale, non si può fare da soli. Richiede dialogo, partecipazione, collaborazione, molteplicità di competenze ed esperienze per creare comunione nella diversità. Queste sono urgenti e di fondamentale importanza, specialmente in un Istituto che sta crescendo in internazionalità e interculturalità. La diversità di nazionalità e culture, vissute nella fraternità, sono un segno profetico in un mondo sempre più diviso ed in conflitto. La comunione/solidarietà contraddistingue la fraternità dei discepoli-missionari, richiede la riduzione del numero di comunità in alcune parti territoriali e l’apertura di altre comunità missionarie in altri Paesi dell’Asia e dell’ Africa dove il Signore ha inviato vocazioni alla nostra Congregazione. Senza questo continuo stimolo all’apertura e alla condivisione di risorse, le comunità locali ben presto si troveranno a corto di ossigeno, rischieranno di fossilizzarsi, e il peso delle grandi strutture che amministriamo, diventerà ingestibile.




Copertina.






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