La missione educativa e la gioventù sono belle come la speranza

La missione educativa e la gioventù sono belle come la speranza

"I giovani, la fede e il discernimento vocazionale"


08 Gennaio 2018 alle 06h00 | 0 Invia il tuo commento!
Di P. Diego Spadotto CSCh


3C

“É la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda , il resto del mondo batte i denti” (Bernanos).


E questo vale anche per la Chiesa. Francesco continua a offrire tanti spunti di riflessione ai cristiani, vescovi, sacerdoti, religiosi, laici, uomini e donne, a riguardo della missione della Chiesa. In Colombia, ai vescovi della Conferenza Episcopale Latinoamericana: “Se vogliamo servire il popolo dobbiamo farlo con passione. Molti si lamentano di un certo deficit di speranza nell’America Latina di oggi. A noi non è permessa la “ombrosità lamentosa” perché la speranza che abbiamo viene dall’alto….Come diceva un cantautore brasiliano: “la speranza è equilibrista sull’instabile corda con il suo ombrello” (Joao Bosco). Quando si pensa che sia esaurita, eccola qui nuovamente dove meno la si aspettava…Vi prego di vigilare sulla concretizzazione della speranza… Si parla spesso dei giovani…alcuni riportano notizie sulla loro presunta decadenza… Guardateli negli occhi e cercate in loro il coraggio della speranza. Non è vero che sono pronti a ripetere il passato. Aprite loro spazi concreti nelle Chiese particolari a voi affidate, investite tempo e risorse nella loro formazione…non accontentatevi della retorica o di scelte scritte nei piani pastorali e mai messe in pratica.. Ho pensato proprio a Panama, l’istmo di questo continente, per la JMJ 2019…sono sicuro che in ogni giovane si nasconde un “istmo”, nel cuore dei nostri ragazzi c’è un pezzo di terreno stretto e allungato che si può percorrere per condurli verso il futuro che solo Dio conosce e a lui appartiene. Tocca a noi presentare loro grandi proposte per suscitare in essi il coraggio di rischiare insieme e per vedere il mondo con gli occhi dei poveri e dal loro punto di vista”.

Il Sinodo 2018 “I Giovani, la Fede e il discernimento vocazionale”avviene prima del nostro Capitolo generale 2019. Il Sinodo e gli insegnamenti di Papa Francesco aiutano a mettere al centro delle nostre riflessioni personali e comunitarie, in assemblee e capitoli, i poveri e i giovani, per la gioia di P. Antonio e P. Marco Cavanis. Quando in ogni tipo di incontro si mette al centro della preghiera e della riflessione quello che è secondario invece di quello che è assolutamente prioritario, le conseguenze sono deludenti, in particolare in un Capitolo generale. Se, per esempio, in Capitolo si mettendo al centro le elezioni, magari con le carte già marcate e già politicamente risolte da accordi tra “partiti” che garantiscono il “posto fisso ad alcuni grandi elettori”, il risultato sarà un governo di mediocri o il trionfo della “mediocrazia”. Essa si instaura per inerzia, per effetto di calcoli che falsamente mirano al bene comune, ma che, in realtà, fanno gli interessi ambigui di pochi e non sono smascherati per paura o vigliaccheria da quelli che hanno la coscienza addormentata. Risultato finale? I “governati” da un governo mediocre saranno spinti a loro volta alla mediocrità. È triste vedere uomini di Chiesa che non sanno cedere il proprio posto, non vogliono mettere in discussione se stessi, faticano a uscire da sé stessi per percorrere le strade sulle quali Egli ci invia. “Nessuna nave solcherebbe le acque se avesse timore di lasciare la sicurezza del porto”.

Al centro della riflessione capitolare non possono essere messe “le opere e le problematiche economiche” ma i bambini e i giovani. Spesso coloro che gestiscono le strutture per “la povera gioventù”, sono tentati di preservare sé stessi invece di adattarsi al servizio del Vangelo. Ogni religioso, invece, sa di poter scoprire le sorprendenti iniziative di Dio quando ha il coraggio di osare, quando non permette alla paura di prevalere sulla creatività, quando non si irrigidisce di fronte alla novità e sa abbracciare le sfide che lo Spirito gli pone, anche quando esse gli chiedono di cambiare rotta e di uscire dagli schemi. Quando non teme i cambiamenti e che, ricevuto un carisma o una vocazione, invece di porsi al servizio dell’eterna novità del Vangelo, difende sé stesso e il proprio ruolo”. Come è triste vedere uomini di Chiesa che nella amministrazione dei beni  dei poveri: “rubano alla comunità locale e allo Stato, rendono il povero più povero, il ricco più accanito, il disonesto più giustificato. Rubano il futuro al debole, all’indifeso e uccidono l’anima della missione, rubano il bene e la speranza. Entreranno nella storia della morte del mondo e quando resteranno penultimi, qualche ultimo li ucciderà”. L’umile sequela del Cristo e la gioventù devono essere messe al centro del Capitolo. L’uomo saggio non si colloca mai al centro perché sa che può inciampare nel suo egoismo; sa che non c’è una seconda edizione della sua vita; sa che può costruire il futuro anche con le pietre che trova ogni giorno nel suo cammino.




Copertina.






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