Italia, 07 Settembre 2011
COME PARLARE DI DIO AI GIOVANI, OGGI?
GMG - Madrid 2011
P. Diego Spadotto


Come parlare di Dio ai giovani, oggi?
Forse alla maggior parte dei giovani che hanno partecipato alla GMG di Madrid può essere stato facile parlare loro di Dio. Ma in altre situazioni e in altri contesti, dove i giovani si ritrovano, per esempio nel mondo della scuola, può non essere tanto facile.

Fra non molto inizierà un nuovo anno scolastico e in altre parti del mondo, milioni di studenti si preparano per le valutazioni di fine anno scolastico, come parlare a loro di Dio?

Anche limitando il campo di riflessione ai ragazzi della nostra società occidentale che frequentano le scuole cattoliche e pensando che la missione propria della Chiesa cattolica e di ogni cattolico è dare testimonianza di Dio, il Padre di Gesù Cristo, il problema rimane molto serio.

Secondo S. Cirillo di Gerusalemme la Chiesa è Cattolica perché chiamata a diffondersi sino ai confini della terra; perché è chiamata a insegnare a tutti e tutte le verità perché ogni uomo venga a conoscenza di Gesù Cristo; perché inviata a fare discepoli di Gesù Cristo tutti i popoli e si formi un solo gregge e un solo pastore; perché chiamata a curare e risanare ogni genere di debolezza e peccato; perché è assemblea convocata per riunire tutti in unità.

Qui in Occidente il secolo cosiddetto della luce (illuminismo) ha tentato di eliminare Dio e la sete di potere della ragione umana ha prodotto i peggiori totalitarismi che la storia conosca. Al secolo dei lumi ha fatto seguito un lungo periodo di buio e di ideologie che si proponevano come liberatrici. Un terzo periodo, quello che stiamo vivendo, sembra essere di aurora e di nostalgia di quel Dio che é stato eliminato.

Dopo il naufragio di tutte le speranze, oggi, solo Dio, offre ai giovani ragioni per sperare, per vivere e per vivere insieme.
I giovani, delusi da tutti e da tutto, sanno che é possibile vivere con Dio, sanno che non è saggio eliminarlo dalla vita dell’uomo e del mondo.

L’uomo, figlio di Dio, deluso dall’arroganza del progresso infinito, dalla politica, dalla tecnica e dal potere economico, con nostalgia, memoria e speranza, ora può camminare verso un abbraccio qui e sempre. L’abbraccio del Padre. Si può parlare di Dio ai giovani che studiano, a quelli che cercano lavoro e a quelli che hanno perso ogni ideale e si illudono nella droga o nella violenza. Queste situazioni di agonia e di sofferenza possono facilitare la ricerca di Dio.

Il senso di vuoto e di frustrazione e le situazioni di conflitto e dolore sono, forse, l’unico mezzo per rompere il sonno dello spirito dei giovani e per disincantare quanti costruiscono e vendono idoli alla gioventù.

Nel libro di Giobbe, la polemica di Giobbe nei confronti degli amici capaci solo di “raffazzonare menzogne intonacando i muri delle loro costruzioni” (13,4) pronti a elaborare innocui “decotti di malva” (6,6), rappresenta bene quanto la gioventù sia stata ingannata da falsi amici, falsi come gli amici di Giobbe.

I giovani presto o tardi scoprono che le libere scelte umane quando si pongono in contrasto con la morale trascendente, generano sofferenza, morte e male. Scoprono che “Dio non è venuto a spiegare il male ma a riempirlo della sua presenza”. Dio non ci protegge da ogni sofferenza ma ci sostiene in ogni sofferenza. Ogni uomo ha un conto aperto con Dio che non perde mai di vista nessuno dei suoi figli.

Essi, anche quando non sanno o non vogliono sono aspiranti figli di Dio, hanno il fiato di Dio sul collo. Il vivere come figli di Dio dipende anche dalla libertà di ciascuno e da come ciascuno riesce a difendersi da altri modelli di vita che sono imposti. Per difendersi da questi modelli i giovani non hanno altro che l’indifferenza o l’indignazione.

In questa società che ha eliminato la paternità, i giovani soffrono di un dolore per il quale non hanno parole, sono chiusi in una sorte di inesistenza. Ma, hanno una moneta che non devono assolutamente rinunciare a spendere bene per il valore che ha, la giovinezza.

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