Italia, 20 Dicembre 2011
EDUCAZIONE ALLA FEDE NELLE “OPERE” CAVANIS
Anno della gioventù Cavanis - Anno della fede: 11 ottobre 2012 - 24 novembre 2013
P. Diego Spadotto


“Sentinella quanto resta della notte?”.La notte può rappresentare la crisi di fede che stiamo vivendo specialmente tra i giovani e tra quanti si dicono cristiani o dicono di credere in Dio e praticare la religione, magari a modo loro. Può anche essere rappresentata dall’eccessivo investimento sui beni terreni visibili più che sui beni eterni invisibili, come dice la liturgia dell’Avvento: “I giorni della nostra vita sono come un blocchetto di assegni in bianco.

Li puoi spendere come vuoi, ma l’ultimo devi riservarlo a Lui”.
La notte può essere il non valore dato alla resurrezione di Cristo e quindi alla “resurrezione della carne e alla vita eterna”, il non vivere sub specie aeternitatis, l’uomo rinnovato dalla fede, l’uomo al quale la fede ha dato un “occhio penetrante” e la carità “un cuore capace di amare l’invisibile”, non ha paura della ricerca di fede. Aspira ad avere per sé qualche spazio immune da ogni frastuono alienante, dove sia possibile tendere l’orecchio e percepire, in libertà, qualcosa della voce del Padre. Il vero senso della libertà presuppone che si sappia per che cosa si è liberi. Liberi e responsabili del dono della fede.

Chiediamoci se nelle nostre opere Cavanis c’è responsabilità da parte di quanti dovrebbero essere responsabili dell’educazione alla fede dei giovani loro affidati. Educazione alla fede non è tanto educazione religiosa, catechistica, morale o moralistica. “Guai a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili; quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito” (Lc 11,46). Educazione alla fede è atteggiamento di umiltà di cuore, di unità di intenti educativi, in cui Dio solo ha il primato, non è atteggiamento di ripiegamento ossessivo, lamentoso e analitico sui mali della gioventù.

La fede cresce trasmettendola, in un clima di famiglia Cavanis, se gli educatori che la trasmettono hanno il “fuoco nel cuore” e non sono “tardi di cuore”. Solo una Congregazione che ha sempre le porte aperte alla gioventù e che guarda lontano; una Congregazione dove ogni suo membro mostra, attraverso la sua vita, il coraggio dell’ascolto della Parola di Dio e dell’ascolto dei i giovani senza giudicarli, può essere motore di educazione alla fede.

Se la nostra Congregazione è piccola e modesta ma è salda nella fede e agisce di conseguenza, senza dipendere da numeri e da successi, sarà testimone di Gesù. Basta lamentarsi e moraleggiare, bisogna riscoprire ciò che è buono e nuovo e rafforzarlo: questo significa Vangelo, buona novella. L?educazione alla fede non è distaccata neutralità o tranquilla equidistanza. La fede è prendere decisioni responsabili di coerenza con il Vangelo. Non è lecito pensare di poter scegliere indifferentemente, al momento opportuno, una cosa o l’altra secondo i vantaggi che vengono offerti.

Questo è il tempo in cui occorre aiutare i giovani a discernere la qualità morale insita nelle singole scelte. Ma come fare senza la fede?

Chi va in montagna prima si allena. Come allenare i giovani alla fede per poter affrontare le prove della vita? La Chiesa e la nostra Congregazione, in questi ultimi decenni, hanno perso i giovani. La Chiesa si chiede come riconquistarli e saggiamente cerca modalità e nuove strade per incontrarli.

E la nostra Congregazione, fondata per i giovani, cosa sta facendo per riconquistarli? Quale cammino di crescita nella fede propone loro? Ha un piano pastorale per l’educazione alla fede, affinché “prendano sempre maggior coscienza del dono della fede” (Cost.45) o si limita a forme lamentose di prediche inutili?

La dimensione sacramentale è assolutamente decisiva in ogni cammino di educazione alla fede. In passato, nelle nostre scuole, è stata considerata eccessiva. Oggi, quasi non esiste. Ci sarà pure una giusta misura?

Nell’educazione alla fede più delle cose che si insegnano, è importante l’atteggiamento di fiducia e disponibilità, è importante è stabilire una sintonia con i ragazzi, sentire che, pur nella diversità dei ruoli, si è dalla stessa parte, perché ciò che accomuna è la ricerca di senso della vita.



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