Italia, 07 Febbraio 2012
COMUNE VOCAZIONE - UNITA’ DI INTENTI - APPARTENENZA DI TUTTO CUORE
Anno Cavanis della Gioventù – Marzo 2012 – Luglio 2012
P. Diego Spadotto


L’albero buono si riconosce dai frutti buoni, dice il Vangelo. L’Anno Cavanis della gioventù é un’ottima occasione per vedere se l’albero della Congregazione continua a dare frutti buoni in mezzo alla gioventù, se sono duraturi e sono secondo il progetto educativo dei Fondatori: preparare buoni cristiani e ottimi cittadini.

Solo una formazione umana e cristiana della persona del giovane poteva contribuire alla crescita armoniosa del cristiano e del cittadino maturo, in grado di partecipare in modo responsabile e libero alla vita della società.

L’albero della Congregazione darà anche oggi frutti buoni se gli educatori Cavanis vivono la comune vocazione in unità di intenti e con forte senso di appartenenza. Queste parole sono molto comuni negli scritti dei nostri Fondatori. Questo linguaggio lo troviamo in tante lettere di P. Marco e di P. Antonio e in tutti i loro scritti spirituali, specialmente quelli che si riferiscono al carisma e alle modalità di vivere il carisma dell’educazione cristiana della gioventù.

La “comune vocazione” viene dal Padre di tutti i doni. E’ un dono che si riceve per crescere e rivestirsi di Cristo, lasciando che i giovani lo cerchino ed eventualmente guidandoli, quando sono come pecore senza pastore, attraverso l’educazione della mente e del cuore.

L“unità di intenti” è frutto, di ascesi, di discernimento, di sacrifici per il bene comune che va sempre al di sopra di interessi e visioni particolari.

L’“appartenenza di tutto cuore” garantisce l’identità come Cavanis e come famiglia Cavanis. Ha varie dimensioni: spirituale, affettiva, culturale e operativa.

In quest’Anno Cavanis della Gioventù ogni educatore e religioso Cavanis dovrebbe riflettere su se stesso e dire grazie a tutti quei religiosi che, in passato, facendo il loro dovere come “servi inutili”, hanno onorato e servito la Chiesa, la Congregazione, la gioventù. Ognuno, inoltre, dovrebbe chiedersi: come siamo visti e considerati nei Paesi dove ci troviamo? Abbiamo conservato il buon nome cristiano e Cavanis?

Speriamo che l’Anno Cavanis della Gioventù serva per chiedere perdono al Signore per le infedeltà alla vita Consacrata e al carisma. Nella Chiesa e nella Vita Consacrata, solitamente, non pagano quelli che sono stati infedeli alla comune vocazione ma quelli che sono stati fedeli.

La crisi e l’esplosione dei mezzi di comunicazione sociale hanno indubbiamente molti aspetti positivi ma hanno messo in luce, per quanto riguarda la vita religiosa anche stili di vita fortemente negativi da un punto di vista di morale individuale e comunitaria, “si può essere obesi e bulimici non solo di cibo ma anche di internet, rete e web”.

Scontiamo una carenza di formazione spirituale, religiosa e morale. P. Antonio e P. Marco Cavanis fortemente legati da una comune vocazione, in unità di intenti e con fortissimo senso di appartenenza al progetto del Padre a riguardo della loro vita e alla famiglia da loro fondata, hanno lasciato impronte indelebili nei giovani per tutta la loro vita.

Essi erano orgogliosi di essere figli delle Scuole di Carità, stimati e attivi nella società perché figli dei Cavanis, conosciuti come buoni cristiani e ottimi cittadini.


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