Siamo genti di Pasqua e il nostro canto è ALLELUJA

Il Risorto é il “futuro” della Chiesa e dell’umanità.

25 aprile, nel pieno del tempo pasquale, celebriamo la 58^ Giornata mondiale di preghiere per le vocazioni. La Risurrezione di Gesù è il fondamento della fede cristiana e dà valore alla nostra preghiera, “siamo gente di Pasqua e il nostro canto è alleluia”(Sant’Agostino). Il Risorto é il “futuro” della Chiesa  e dell’umanità.

Il futuro di un regno è garantito dalla successione dinastica, dal potere economico o militare, Nelle diocesi, congregazioni religiose e parrocchie si crede che il futuro  dipenda dalla quantità di fedeli che la frequentano o dal numero di sacerdoti e religiosi che hanno. Non è proprio così. Nella Chiesa il futuro è il Risorto ed è legato all’umile e coraggiosa testimonianza della Risurrezione da parte dei discepoli di Gesù.

Gesù inizia la vita pubblica facendo “pastorale vocazionale” e dopo la sua Risurrezione conferma nella chiamata discepoli e apostoli e, nonostante lo avessero abbandonato o rinnegato, sono inviati a fare “pastorale vocazionale” dando testimonianza che Lui è Risorto ed è vivo. 

Oggi la nostra preghiera per le vocazioni e la nostra pastorale vocazionale, se non sono testimonianza del Risorto, sono destinate a fallire ancora una volta. Nell’attuale crisi di sterilità e di vecchiaia,  la preghiera e la pastorale vocazionale non hanno nemmeno la forza della sottomissione di Agar, la schiava di Abramo, che partorisce Ismaele “Dio ascolta”; non hanno  la forza della fiducia dubbiosa di Sara, moglie di Abramo, che partorisce Isacco “figlio del riso”; non hanno la forza delle lacrime di Anna, che avrà in dono dal Signore il figlio Samuele e poi “il Signore visitò nuovamente Anna che partorì ancora tre figli e due figlie”.

Nella Chiesa, la fecondità vocazionale è intimamente legata alla testimonianza coraggiosa, piena di fede e di speranza, della Risurrezione di Gesù:  “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della Messe perché mandi operai nella sua messe” (Lc 10, 2). 

Oggi, vista la situazione di carenza e sterilità vocazionale dobbiamo riconoscere che dedichiamo molto poco tempo al “pregare il Signore della messe”. Oppure, secondo san Giacomo: “Non ottenete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri” (Gc 4, 2-4). 

La preghiera e la pastorale vocazionale non sono solo comunicazione, propaganda, magari anche con strumenti adeguati e moderni.

La preghiera e la pastorale vocazionale sono prima di tutto accoglienza, incontro, ascolto, comunione e testimonianza coerente e gioiosa della Risurrezione con le persone, specialmente i giovani, che incontriamo nel nostro ministero: “Giovani, lasciate sbocciare i sogni e prendete decisioni. Rischiate, anche se sbaglierete. Non sopravvivete con l’anima anestetizzata e non guardate il mondo come se foste turisti. Fatevi sentire! Scacciate le paure che vi paralizzano, per non diventare giovani mummificati. Vivete! Datevi al meglio della vita! Aprite le porte della gabbia e volate via” (Francesco, Christus Vivit n. 143).

Lo sappiamo e lo ripetiamo “Dio non chiama chi è capace ma rende capace chi chiama e risponde alla chiamata”. Gesù è venuto per insegnarci ad amare. È risorto e rimane con noi per confermarci nella missione di testimoniare il suo amore. Tornerà per chiederci come abbiamo amato. Riconosciamo i doni di Dio, non perdiamo la memoria delle meraviglie che opera in noi ogni giorno. 

Come religiosi Gesù ci chiama ad essere persone autentiche a cercare un senso alla vita secondo verità, e non secondo le proprie opinioni. Ci chiede di dare testimonianza, in modo coerente e adatto ai tempi e alle necessità vere delle persone, che Lui è vivo e presente e continua a “chiamare” tutti a servizio del Regno e ci conferma nella missione.

“L’acqua non lotta per una forma permanente, ma si distende serena tra le braccia di ciascun recipiente. L’acqua del fiume non abbatte e non annienta gli ostacoli, ma segue la via di minore resistenza per arrivare all’oceano. L’acqua cerca con gioia di donarsi e cerca sempre il luogo più basso per rendere fecondo il prato che le sta sopra e attorno. L’acqua è umile sale in alto soltanto quando evapora per innalzarsi quale figlia del cielo” (Lao Tzu saggio cinese)

P. Diego Spadotto, CSCh