Il 16 marzo, la famiglia Cavanis si stringe attorno alla memoria del Dies Natalis di Padre Basilio Martinelli (1872-1962). Non è solo una ricorrenza cronologica, ma un appuntamento dello spirito. Se i Venerabili Fondatori, Antonio e Marco, sono la sorgente del nostro Carisma, Padre Basilio ne è stato, per oltre cinquant’anni, il canale più puro, lo specchio che ha saputo riflettere senza distorsioni l’amore paterno di Dio verso i giovani.
Nato a Calceranica al Lago e formatosi a Venezia, Padre Basilio ha consumato la sua esistenza a Possagno. La sua vita non è stata segnata da eventi clamorosi, ma dalla straordinaria fedeltà nell’ordinario. Ordinato sacerdote nel 1897, ha incarnato il “sacro ministero dell’educazione” come un prolungamento della Santa Messa.
Per lui, l’aula e il confessionale erano i luoghi dove l’umiltà e la povertà di Gesù diventavano carne. Diceva spesso: “Un santo fa santi gli altri”. La sua santità non era fatta di teorie, ma di una dedizione instancabile che lo ha visto per mezzo secolo al servizio degli alunni, amandoli con un cuore che era “più padre che maestro”.
Dalle pagine dei suoi Pensieri ed Affetti, emerge il segreto della sua tenacia: una povertà radicale. Padre Basilio scriveva: “Voglio essere povero, molto povero… ricco solo di amore verso Dio e verso i fratelli”.
Egli aveva compreso che lo spirito dell’Istituto non si impara solo dai libri, ma si trasmette “di padre in figlio” attraverso la direzione spirituale e l’esempio. Per Padre Basilio, la povertà era il fondamento: se manca quella, l’intera costruzione religiosa traballa. Questa è la lezione più attuale per noi: riscoprire che la nostra fecondità non dipende dai mezzi materiali, ma dalla nostra capacità di essere “vuoti di noi stessi” per essere pieni di Dio.
Se oggi Padre Basilio camminasse nei nostri corridoi, probabilmente non cercherebbe strategie di marketing, ma cercherebbe lo sguardo dei giovani.
Contro il pessimismo: Padre Basilio si opporrebbe con forza alla rassegnazione che a volte abita i nostri cuori. Egli era un uomo di speranza concreta.
La gioia come calamita: Se oggi le vocazioni scarseggiano, forse è perché i giovani non vedono più con chiarezza “chi siamo e cosa facciamo”. Padre Basilio ci insegna che la passione e la gioia sono gli unici linguaggi capaci di interpellare un giovane cuore.
Padre prima che Maestro: Egli accoglierebbe ogni ragazzo con quella venerazione che si deve a un tempio di Dio, vedendo in ogni “povero giovane” il volto di Cristo da servire con amore paterno.
Padre Basilio è il nostro intercessore. Egli ci ricorda che la Congregazione è ancora necessaria alla Chiesa e alle famiglie, ma deve ritrovare il suo “splendore” originale. Non è tempo di rassegnazione, ma di generosità nel quotidiano.
Essere Cavanis oggi significa avere il coraggio di Padre Basilio: restare fedeli al sacrificio, curare la propria spiritualità e amare la Chiesa con lo stesso spirito dei primi padri. Solo così potremo tornare ad essere “attrattivi” e mostrare ai giovani la bellezza di una vita interamente donata.
Postulazione Cavanis
