Nel dinamismo della Risurrezione riprendere la missione di pescatori di uomini

La fiducia nel Risorto riaccende la missione.

Gesù iniziò la sua missione con la “chiamata” di alcuni pescatori. Dopo la sua risurrezione riprende la missione con gli stessi pescatori, e nello stesso “mar di Galilea” (cfr Gv 21). Conoscere un argomento, significa spiegarlo. Se crediamo di saper pescare, come gli apostoli, mettiamoci alla prova, prendiamo il largo e non limitiamoci ad aggiustare le reti, rimanendo sulla riva.

I pescatori delusi e l’incontro con il Risorto

I “pescatori di uomini”, tristi e delusi, dopo la morte di Gesù, tornano al vecchio mestiere. Gesù risorto appare loro per la terza volta e li invita a pescare in suo nome e a non ruminare teorie sulla pesca. Si sentono falliti ma sono suoi “amici”. Hanno perso la fiducia in se stessi, Gesù non l’ha persa in loro. Devono solo resettare il pescare “nel nome di Gesù”, altrimenti la pesca si ridurrà a bei programmi nati a tavolino e a sconfitte.

 

La “pesca missionaria” ha bisogno di umiltà, ascolto di Gesù e dei fratelli, senza finzioni, paziente, intelligente, fiducioso. Non si può fingere di ascoltare l’invito a “lanciare la rete nuovamente”, senza accogliere l’invito “venite a mangiare”.

L’aggiornamento dei pescatori di uomini

L’aggiornamento dei “pescatori di uomini” è la disciplina della santità, la cura che vince l’indifferenza e lo scetticismo che avvelena il cuore di molti pescatori. L’aggiornamento non va imposto, va desiderato e cercato, per amore e fedeltà al Vangelo e al Risorto.

Amore sempre maggiore e più trasparente come quello di Maria Maddalena o di Pietro e Giovanni, che corrono insieme per trovare perdono e misericordia, con il cuore pieno di domande, “chi ci aiuterà a togliere dal sepolcro?”, la pietra della durezza di cuore e della paura, “Perché cercare tra i morti il Vivente?”. Pescatori delusi in cerca di un Nome, di un Volto, di una Presenza, per affermare umilmente “abbiamo visto il Signore”, ecco ciò che ci ha detto.

Il cuore che arde e il coraggio di prendere il largo

Nel cammino verso Emmaus alcuni riconoscono che “ardeva il nostro cuore mentre ci spiegava la Scrittura”. È ora di prendere il largo, liberi dalla paura, andare “per tutto il mondo” a risvegliare nei giovani la nostalgia di Dio, rinnovando la fiducia nella sua Parola.

C’è una crisi globale di sfiducia da parte dei giovani, in quelli che governano le sorti dei popoli. I governanti non si fidano del popolo e questo non si fida dei governanti. I giovani, stanchi di aspettare un mondo più giusto, non credono più a nessun tipo di governo. Anche nella Chiesa, dopo tanti scandali, la fiducia è in crisi, essa provoca le persone a comportarsi in modo inaffidabile e sospettoso.

Ricostruire la fiducia

La fiducia reciproca è il dono più bello che possiamo scambiarci. Come ricostruirla? Prima di tutto avendo fiducia nella lenta opera di Dio. La Provvidenza è l’opera silenziosa di Dio. Nell’episodio evangelico della “pesca miracolosa” quando gli apostoli ritirano le reti che avevano gettato per la pesca durante la notte, esse sono vuote. Gesù, spettatore sulla riva del lago, non si meraviglia delle reti vuote, si preoccupa solo che i suoi amici sono vuoti e svuotati di motivazioni per pescare.

Quando le gettano di nuovo su invito di Gesù e le tirano in barca, esse sono piene, sul punto di rompersi, perché lanciate in acqua con fiducia in Gesù.

“Mi ami?”: la regola è l’Amore

A riva, Gesù ha preparato per loro la “colazione”, pane e pesce. Non li rimprovera per averlo abbandonato e quando s’incontra con Pietro faccia a faccia, non gli chiede perché l’abbia abbandonato e negato di conoscerlo, non pretende spiegazioni o scuse. Gli chiede semplicemente “Mi ami?”. Questo è l’agire di Gesù.

Ora tocca a noi, attraverso processi di crescita nella fiducia in Lui, aggiornare i nostri percorsi di vita. La vita si rivela come un continuo fidarsi e affidarsi al Signore, anche quando i suoi piani sconvolgono i nostri. Gesù, che “era venuto solo per le pecore perdute della casa di Israele” e non per i “cagnolini”, sfidato dalla fede della donna siro-fenicia che doveva essere “mandata via”, esaudisce la sua richiesta.

La presenza di Gesù e la piena fiducia in Lui, evidenziano l’importanza della fede per sperimentare la bontà di Dio nella propria vita missionaria, liberi dalla detestabile autosufficienza che vorrebbe farci credere che siamo noi la regola incarnata del bene da fare. La regola è l’Amore.

P. Diego Spadotto, CSCh

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