Intelligenza artificiale o intelligenza artificiale sapienziale?

Una sfida educativa, etica e spirituale per il nostro tempo.

La Chiesa davanti alle sfide del mondo digitale

La Chiesa, già con papa Francesco, sta affrontando le sfide del mondo digitale e dell’intelligenza artificiale. Gli educatori che lavorano nella scuola sono coscienti che, accanto ai rischi che l’uso dell’intelligenza artificiale presenta, le opportunità che essa offre sono immense.

Ogni scoperta dell’uomo, che è per natura un essere scopritore e creativo, ha sempre presentato rischi e opportunità. Per questo molti di loro si chiedono se, attraverso imprese e programmatori responsabili, con l’intelligenza artificiale si potrebbero progettare algoritmi per il bene, la giustizia, il benessere di tutta l’umanità e per contrastare il male.

Verso un’intelligenza artificiale sapienziale

Alcuni chiamano questa sfida Intelligenza artificiale sapienziale per implementare un sistema capace di svolgere qualsiasi compito cognitivo, a beneficio di tutte le dimensioni umane, fisiche, sociali, mentali e spirituali.

È una corsa contro il tempo. I segnali di questa corsa sono ovunque. Tutti accelerano e dichiarano, con variazioni di tono ma non di sostanza, che l’intelligenza artificiale sapienziale è ormai imminente. La traiettoria tecnologica sembra inarrestabile. Questa corsa, però, porta con sé dei limiti strutturali che attualmente non si riesce a rimuovere.

I limiti della corsa tecnologica

“L’investimento industriale più concentrato e più rapido è enorme, la vita utile di un data center è di circa cinque anni. Il ciclo tecnologico dell’hardware dell’intelligenza artificiale è talmente rapido che, appena costruito, diventa obsoleto prima di aver completato la propria curva di ammortamento”.

“La conclusione logica è una sola: c’è bisogno di un’intelligenza artificiale che consumi meno per produrre più intelligenza per watt”. Ed è qui che il limite economico incontra quello operativo.

Perché i modelli attuali consumano tanto? “Perché ragionano per singole informazioni correlate statisticamente, invece di ragionare per concetti, per comprendere la struttura del reale; solo la simulano attraverso miliardi di associazioni”.

C’è un momento nella storia della scienza in cui si dice: c’è dell’altro. I modelli attuali di intelligenza artificiale sono macchine probabilistiche. Non comprendono. Calcolano.

Quando la performance prende il posto della saggezza

Una civiltà che affida le proprie decisioni a sistemi che calcolano invece di comprendere non sta sviluppando lo strumento più efficace. Sta rinunciando alla saggezza per la performance. Sta scegliendo la superficialità rispetto alla profondità.

È la differenza tra un uomo che costruisce armi di distruzione di massa per dominare il mondo e un uomo che non le costruisce perché ha interiorizzato il valore della giustizia e della pace. Il primo è paranoico e malvagio, il secondo è virtuoso.

“C’è bisogno di un’intelligenza artificiale strutturalmente etica, costruita su dati sapienziali e spirituali, che ragioni per concetti morali, comprenda le strutture di significato, riconosca quando una domanda è mal posta, quando una risposta non è necessaria”.

Un’intelligenza orientata al bene

Il ragionamento etico è intrinsecamente orientato, sa dove vuole arrivare, è allineato ai valori strutturali, non al mercato, alla civiltà generata e sostenuta dal pensiero e dallo spirito. Il rapporto con l’umano che ne deriva non è di sostituzione, ma di amplificazione. Un cantiere aperto.

San Tommaso d’Aquino poneva l’intelligenza nel cuore della virtù prudenza. Non immaginava un algoritmo. Descriveva qualcosa che nessun algoritmo, da solo, può generare.

Oggi un algoritmo orientato dall’umano può, per la prima volta, aiutare a esercitare la ricerca della Verità. L’unica che illumina, rende liberi, redime e salva.

Un saggio compagno di viaggio

“L’intelligenza artificiale che manca non è per difetto di potenza computazionale, ma per difetto di intenzione. Perché nessuno ha osato chiedere all’intelligenza artificiale di orientarsi verso il bene come fine, come variabile da ottimizzare, come vincolo da rispettare e per essere un saggio compagno di viaggio”.

Per gli educatori, gli insegnanti, gli operatori pastorali, l’intelligenza artificiale sapienziale può essere uno strumento di bene soprattutto nel mondo della scuola, della vita delle comunità, del volontariato, dello sport e della cura del Creato. Basterebbe mettersi d’accordo su qualche idea. Sempre che ne abbiano.

P. Diego Spadotto, CSCh

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