Alleanza educativa per l’era digitale

Magnifica Humanitas, Papa Leone XIV.

139. In un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo. Ma le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo. La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità.

140. I processi educativi, invece, hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realtà oltre le apparenze e di un cammino paziente. La questione è radicale, perché ogni tecnologia educa chi la utilizza. Educare all’uso dell’IA implica quindi educare a decidere quando e per cosa non usarla. La velocità e la facilità con cui si ottiene una risposta o una sintesi rischiano di spegnere il desiderio di porre domande, che solo nella durata porta frutto. Come scrive Platone, le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a “sfregare” i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione. 

141. Negli ultimi anni la letteratura psicologica e psichiatrica ha documentato con crescente insistenza come un’esposizione precoce e non mediata ai dispositivi digitali e ai social possa incidere negativamente su sonno, attenzione, regolazione emotiva e relazioni, soprattutto nelle età più vulnerabili, con conseguenze a volte drammatiche. A questo si aggiunge la facilità di accesso a scene violente o crudeli, che feriscono la sensibilità, a contenuti pornografici e ipersessualizzati, a messaggi che banalizzano il corpo e l’affettività, a proposte che normalizzano comportamenti rischiosi. In rete non sono rari fenomeni di adescamento, ricatto e sfruttamento sessuale dei minori, resi più insidiosi dall’uso di profili falsi, di algoritmi che amplificano contatti pericolosi e di strumenti di IA capaci di manipolare immagini e video. Entrare in possesso troppo presto di un telefonino personale e usarlo in modo non controllato da adulti può accentuare fragilità e favorire dipendenze nei ragazzi, esponendoli a dinamiche di isolamento, di bullismo e cyberbullismo, di pressione a condividere immagini intime o dati sensibili.

142. È difficile per i genitori resistere da soli al condizionamento di modelli commerciali che monetizzano attenzione e tempo. Per questo è indispensabile un’alleanza tra la politica, le istituzioni educative e le famiglie, capace di sostenere concretamente gli adulti nel loro compito. Occorre opporsi, con scelte pubbliche lungimiranti, all’interesse immediato delle piattaforme – concentrate in poche mani – quando esso contrasta con il bene dei minori. In tale prospettiva, sono opportuni interventi legislativi che fissino limiti di età, responsabilizzino i fornitori dei servizi – senza scaricare l’onere della limitazione sulle famiglie – e prevedano specifiche tutele contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale in rete, così da proteggere davvero l’infanzia e l’adolescenza come beni preziosi affidati alla nostra cura.

Centralità della scuola 

143. La scuola è il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona. Per questo molti genitori, che desiderano che i figli crescano capaci di relazione, di senso critico, di valori solidi, ripongono in essa grandi attese, come preziosa alleata nell’educazione dei loro figli. Ai genitori spetta, infatti, il diritto primario e inalienabile di scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose. Il mondo della scuola oggi si trova davanti ad alcune sfide improrogabili. 

144. La prima sfida è sociopolitica. Sia entro le singole nazioni che tra diverse aree del mondo, permangono forti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione di base e agli studi superiori. In non pochi Paesi lo Stato non ha ancora investito le risorse necessarie per garantire a tutti un’educazione di qualità, sia sostenendo adeguatamente il sistema scolastico pubblico sia supportando le istituzioni private che offrono questo servizio fondamentale. Quando una parte rilevante dell’istruzione, a vari livelli, è affidata a istituti privati, può accadere che l’accesso alla scuola dipenda troppo dalle possibilità economiche delle famiglie, in mancanza di un adeguato sostegno pubblico. A fronte di questo rischio, va comunque riconosciuto e sostenuto il contributo di molte opere educative cattoliche che, pur essendo istituzioni private, garantiscono un’accoglienza inclusiva a bambini e giovani di ogni provenienza, anche quando le condizioni economiche delle famiglie non lo permetterebbero.

145. La seconda grande sfida è pedagogica. Molti sistemi formativi faticano ad aggiornarsi al ritmo dei cambiamenti e a sostenere una crescita integrale degli studenti. Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca, mentre l’organizzazione della scuola, gli spazi, i metodi di valutazione e la stessa figura dell’insegnante chiedono di essere ripensati in vista di un’educazione realmente integrale, aperta a tutte le dimensioni della persona. È necessario sostenere la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della vita professionale, perché sappiano dialogare in modo positivo con le nuove tecnologie, aiutando gli studenti a farne un uso responsabile, critico e creativo e a non subirne passivamente l’influsso.

146. La terza grande sfida è intellettuale e sapienziale. Se non siamo attenti, può prendere forma un sistema educativo senza amore per la verità, in cui il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento. Si moltiplicano conoscenze frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo. Molti educatori avvertono già i segni di una possibile disumanizzazione, in cui le persone “sanno molte cose” ma faticano a dare un orientamento alla propria vita, anche a causa dell’incapacità di connettere le informazioni e le conoscenze, e di non perderne l’orizzonte di senso. Occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libertà interiore può risultare compromessa. 

147. La Dottrina sociale della Chiesa invita famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a un’alleanza educativa rinnovata. Essa diventa concreta quando i principi fondamentali si traducono in mete educative: educare alla sobrietà e al senso del limite; educare al riconoscimento del diritto dell’altro e di chi verrà dopo di noi a godere dei beni che ci sono donati, o che l’ingegno umano rende disponibili; educare alla libertà e alla responsabilità; educare al senso della trascendenza e al bene comune. La scuola non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili. Allo stesso tempo, occorre educare i bambini, i ragazzi e i giovani perché imparino a riconoscere le manipolazioni, a difendere la propria dignità e a rispettare quella degli altri anche negli ambienti digitali. 

É possibile governare l’IA ?

Paolo Benanti, è convinto che non è possibile governare l’IA come una bomba nucleare e spiega il perché a chi non ha molta conoscenza dell’argomento). 

Il caso Anthropic indica che il potere ha paura di ciò che non comprende e rivela un vuoto normativo: misure straordinarie, criteri poco trasparenti e ricadute globali sulle infrastrutture digitali. Quando venerdì 12 giugno il governo degli Stati Uniti ha notificato ad Anthropic la sospensione immediata dei modelli di Intelligenza artificiale Fable 5 e Mythos 5, senza fornire ragioni tecniche pubblicamente verificabili ha compiuto un gesto che eccede la sfera della sicurezza nazionale e rivela qualcosa di più antico e più urgente: la forma che il potere assume quando non sa ancora con precisione cosa sta governando. 

Lo strumento scelto è illuminante. Il controllo sulle esportazioni è una categoria giuridica nata per governare beni fisici ad alto potenziale militare: l’uranio arricchito, i sistemi di guida missilistica, la crittografia avanzata. Applicarlo a un modello linguistico significa trattare la conoscenza codificata in un sistema di IA come se fosse una materia strategica, soggetta a restrizioni di nazionalità alla stregua di un componente dual-use. L’analogia è rivelatrice non perché sia sbagliata in assoluto ma perché è incompleta: Fable 5 non è un’arma nel senso in cui lo è una testata missilistica, ma nemmeno è una macchina neutrale. Si trova in uno spazio categoriale che il diritto esistente non sa ancora abitare con precisione. 

La disputa tecnica al cuore della vicenda chiarisce ulteriormente la posta in gioco. Il governo ha sostenuto l’esistenza di un jailbreak, (letteralmente “evasione dalla prigione”, indica una procedura informatica che permette di rimuovere le restrizioni software imposte dai produttori su dispositivi elettronici ottenendo l’accesso completo al sistema operativo), cioè di un metodo per aggirare i filtri del modello e accedere a capacità altrimenti bloccate. Non siamo di fronte a un disaccordo su un fatto tecnico facilmente verificabile: siamo di fronte a due architetture diverse del rischio. Il governo opera con un modello binario – sicuro o compromesso, aperto o chiuso – che presuppone l’esistenza di un perimetro netto e difendibile. Anthropic ha costruito Fable 5 su una premessa esplicitamente opposta: nessuna resistenza al jailbreak è assoluta, e la risposta adeguata non è la simulazione di una fortezza inespugnabile ma la difesa stratificata, il monitoraggio continuo, la ritenzione dei dati per rilevare e neutralizzare rapidamente gli attacchi. Non è irresponsabilità tecnica: è onestà epistemica.

Vi è poi una conseguenza logica che la direttiva ignora ma che Anthropic ha esplicitato: se un jailbreak non universale, che lascia il modello entro i parametri di sicurezza dei sistemi comparabili già dispiegati, è ragione sufficiente per la sospensione, allora nessun modello di frontiera può essere commercialmente distribuito, perché la resistenza perfetta al jailbreak non è tecnicamente raggiungibile da nessun fornitore. La misura, applicata in modo coerente, non migliorerebbe la sicurezza: la renderebbe impossibile da conseguire, trasformando ogni avanzamento tecnologico in un’esposizione permanente alla discrezionalità esecutiva. Ciò che rende la vicenda significativa non è il merito della disputa tecnica. 

È l’asimmetria procedurale che essa rivela. Un’azienda privata rende pubblicamente conto del proprio modello di sicurezza, dei test condotti, dei rischi residuali ammessi e delle ragioni per cui ritiene proporzionale il dispiegamento. Un governo esercita la propria autorità con una notifica serale, senza dettagli tecnici specifici, senza criteri pubblicamente dichiarati, senza possibilità di contraddittorio. Rawls avrebbe riconosciuto in questa asimmetria una violazione dei requisiti elementari dell’equità procedurale: non necessariamente un esito ingiusto, ma certamente un processo che non può produrre legittimità, perché non è verificabile, non è impugnabile, non è confrontabile con standard condivisi. 

Le implicazioni per chi, in Europa, siede ai tavoli della governance o gestisce infrastrutture dipendenti da sistemi americani sono concrete e immediate. Un’azienda, un’università, un governo europeo che abbia integrato modelli di frontiera di origine statunitense nella propria infrastruttura operativa scopre di essere esposto a decisioni unilaterali prese da un’autorità straniera, senza preavviso, senza processo pubblico, senza diritto di replica. L’export control non è più soltanto uno strumento di politica commerciale: è, di fatto, il meccanismo effettivo di governance dell’intelligenza artificiale più avanzata del pianeta. Fable 5 tornerà probabilmente disponibile, quando la disputa tecnica sarà risolta o il contesto politico si chiarirà. 

Ma il precedente resterà. Governare l’intelligenza artificiale con gli strumenti concettuali della corsa agli armamenti, come se la conoscenza codificata in un sistema linguistico fosse equivalente a una testata o a un vettore, produce esattamente il tipo di arbitrarietà che rende impossibile qualunque forma di fiducia istituzionale sostenibile. Ciò di cui abbiamo bisogno non è uno Stato più forte nell’IA: è uno Stato capace di motivare le proprie decisioni con argomenti che reggano al vaglio pubblico. Senza questa capacità, il potere sulla macchina rimane potere nudo.

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