Formazione dei giovani alla giustizia e alla coscienza critica nel tempo dell’IA

Educare i giovani alla giustizia, al dialogo e alla coscienza critica in un tempo segnato dall’intelligenza artificiale.

INTRODUZIONE: NUOVE DOMANDE PER IL FUTURO

La Lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza nell’educazione della gioventù” presenta un tema di grande importanza per il futuro del mondo, segnala la crescente ostilità verso le istituzioni che promuovono la formazione dei giovani alla giustizia, al dialogo e alla coscienza critica. Ai giovani non bastano la “scienza e la tecnologia”, esse rispondono solo ad alcune domande della vita, non a tutte, essi vogliono fare “altre” domande, quelle che riguardano il senso della vita, la giustizia e la pace e i continui tradimenti della storia, da parte dei potenti di turno.

LE DOMANDE DEI GIOVANI E LA RICERCA DI UMANITÀ

Cercano “umanità”, conoscenza e spiritualità, per capire chi siamo e perché giustizia e pace sono solo parole vuote? Perché la storia umilia la ragione e questa umilia la storia? Fanno domande scomode, non accettano soluzioni banali. La loro speranza “non riguarda un confuso desiderio di cose incerte, ma è il nome che la volontà assume quando tende alla giustizia”.

EDUCAZIONE, GIUSTIZIA E COSCIENZA CRITICA

È funzione della Giustizia e della coscienza critica riconoscere a ogni persona quella nobiltà morale dovuta a ogni essere umano, per il solo fatto di essere tale. Attraverso l’educazione si affida ai giovani la missione di realizzare giustizia e pace, “Il mondo è troppo grande, per essere letto con il solo alfabeto dei potenti”.

DIALOGO E RESPONSABILITÀ NEL BENE COMUNE

Essi sono convinti che gli ideali di giustizia e pace sono decorazioni dei loro interessi materiali. Ma non è così, perché creano dialogo, connessioni nella diversità, sono l’unica infrastruttura che regge quando tutto collassa. I giovani non vogliono sentir parlare solo di colpe nel passato, ma di responsabilità e decisioni da prendere oggi, perché stiamo marciando come sonnambuli, verso un caos politico, connesso al decadimento del linguaggio da cui nascono i pensieri ipocriti. L’autorità legittima e la giustizia riposano sull’impegno al bene comune e non sull’eccessiva esaltazione di sé che conduce all’abuso di potere.

IL POTERE PUBBLICO E IL RISPETTO DELLA PERSONA

I poteri pubblici appartengono ai popoli e vanno esercitati, per la durata del mandato, con la sobrietà e il rispetto che si deve alle persone e ai beni collettivi edificati da generazioni passate. Esercitati fuori del fondamento morale che qualifica quanto si riferisce alla persona umana, altro non sono se non tirannia maggioritaria.

DIGNITÀ, LAVORO E GIUSTIZIA SOCIALE

“Una democrazia decade quando chiede ai fragili pazienza e ai forti efficienza”. “Chi lavora non deve chiedere scusa se è povero, è la società che deve chiedersi perché lo permette e chiedersi non quanto produce, ma perché chi produce e quanta dignità restituisce”.

GIUSTIZIA E VENDETTA

La giustizia “occhio per occhio dente per dente”, tentativo di bilanciamento e uguaglianza, a un danno deve corrispondere un risarcimento congruo, non impedisce le pretese esagerate di vendetta. La giustizia, “dare a ciascuno il suo”, decisa da chi ha il potere politico, delle armi, dei soldi e dei “vincitori”, non è quella di chi non ha niente.

LA STORIA SCRITTA DAI VINCITORI

La storia la scrivono i vincitori. Anche nella Corte penale internazionale che accerta i crimini di massa, essendo estranea a interessi di parte, non funziona appieno, le vittime, gli sconfitti sono inghiottiti dall’oblio. Prevale la politica del realismo, la sofferenza altrui “non è una questione giudiziaria”.

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE E INTERESSI POLITICI

I tribunali, istituiti per decidere secondo giustizia devono rispondere a precise scelte politiche dei vincitori. All’ONU, poi, uno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza può bloccare ogni processo, se va contro gli interessi del suo Paese.

P. Diego Spadotto, CSCh

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