Educare alla libertà e alla responsabilità
La Lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza nell’educazione della gioventù” presenta un tema di grande importanza per il futuro del mondo, segnala la crescente ostilità verso le istituzioni che promuovono la formazione dei giovani alla libertà e alla responsabilità.
Il metodo, educativamente più efficace e capace di bene, non è quello della fuga dalla realtà, ma quello che viene dal promuovere la libertà e la responsabilità personale e comunitaria, per il bene comune.
Prigionieri delle paure
Prigionieri delle paure, volgiamo troppo spesso lo sguardo altrove, per difenderci. È un falso realismo che riarma le menti, le parole, i popoli.
I giovani non sono però rassegnati. Non accettano più che i governanti si consumino e mettano alla prova la pazienza della gente in sterili esercizi verbali, e non per il bene della gente ma per i loro interessi di parte.
Come educatori non lasciamo spazio a chi soffia sul fuoco della disperazione e della stanchezza dei popoli: “il futuro è una promessa non una minaccia”. “Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia”.
Il coraggio di guardare la realtà
Viviamo una fase della storia in cui il cinismo è l’ingrediente più apprezzato dai fanatici difensori di una falsa identità, fatta di parole “guerresche” senza tanta preoccupazione per il prossimo; le democrazie sono più deboli, i loro valori incerti, il diritto umanitario è stato gettato alle ortiche.
Per il cristiano “il male non si combatte con il male”, ma con il realismo dell’eguaglianza umana, della solidarietà e il dovere civico della responsabilità come “custodi” della vita e della libertà gli uni degli altri.
Una lezione di libertà dalla storia
Nel 1494, Carlo VIII di Francia scese in Italia, conquista Firenze e impone condizioni inaccettabili. Il Gonfaloniere Pier Capponi, strappando la pergamena in faccia al sovrano, grida: “Voi suonerete le vostre trombe, e noi suoneremo le nostre campane”.
È la fierezza di un popolo libero, è la dignità civile contro l’arroganza del potere. Non è ingenuo disarmo, ma un riconoscimento che la vera potenza abita un altro ordine del reale.
Tacere non è mai neutrale: ogni oppressione ha bisogno di non essere vista, e chi distoglie lo sguardo, finisce per proteggerla. È una lezione di libertà contro tutte le dittature.
La “manciata di tiranni”
Il nostro tempo conosce la sua “manciata di tiranni”, come li ha definiti Papa Leone. Plutocrati, autocrati che coltivano una visione dispotica del futuro.
Producono guerre, diseguaglianze, ingiustizie, anestetizzano le coscienze. Dicono: “il futuro sarà dominato dall’IA, lo Stato di Diritto un impedimento, la morale, un inutile vincolo, la pace si costruisce con il “potere duro”.
La Persona al centro
Se “Il sonno della ragione crea mostri” (Francisco Goya), rispondiamo: “Voi suonerete i vostri algoritmi di dominio, noi suoneremo le campane del valore della Persona e della libertà”.
A una visione dispotica si oppone una visione di saggezza e libertà.
Il Magistero Sociale di Papa Leone riepiloga la saggezza dell’umanesimo, insieme all’eredità liberale del diritto e della democrazia, nate sulle ceneri dei totalitarismi.
Una visione integrale dell’essere umano
Propone un centro ontologico e antropologico: la Persona umana nella sua verità integrale, finita e aperta all’infinito, corporea e spirituale, individuale e relazionale, libera e responsabile.
La Persona non è funzione del sistema produttivo, è un fine in sé.
Una civiltà al servizio della persona
È antitesi radicale tra una civiltà che mette al centro il potere tecnologico, finanziario, militare, e una che mette al centro la Persona e la sua verità, la coscienza, la libertà, dove l’algoritmo pretende di sostituirsi alla responsabilità personale e alle relazioni.
P. Diego Spadotto, CSCh