La riconoscenza è la memoria del cuore

Un invito a riscoprire il valore della gratitudine, della scuola e dei legami che continuano a educare nel tempo.

Una riflessione nata dalla gratitudine

Questa riflessione nasce dopo la celebrazione del ventesimo della morte di P. Attilio Collotto, per ringraziare gli ex allievi per quanto hanno fatto in questa circostanza.

Nel mondo postumano che stiamo costruendo, l’umanesimo e il rispetto assoluto per la dignità della persona umana, dono e impronta del Creatore, saranno la nostra unica salvezza.

L’umanità davanti a grandi sfide

L’umanità non è mai stata così vicina all’autodistruzione. Si conoscono le cause: guerre e proliferazione nucleare, denatalità, appena un popolo diventa ricco smette di fare figli; cambiamento climatico, distruzione del lavoro e fatica intellettuale da parte dell’IA, impunità fiscale delle immense ricchezze in mano di pochi; crisi delle democrazie e aumento dei nazionalismi estremi.

Molti si chiedono se al comando, in un prossimo futuro sul destino dei bambini e giovani, ci saranno uomini o l’Intelligenza Artificiale che non ha “cuore” né sentimenti di riconoscenza.

Quale posto per la Scuola?

In questo tempo di IA quale posto occuperà la Scuola e il suo compito per la formazione del cuore?

Chiediamo tanto alla Scuola, anche quello che essa non può dare perché è compito della famiglia, ma diamo poco alla Scuola e agli insegnanti, che meritano di essere ricompensati meglio e non solo economicamente.

Forse qualche insegnante di lungo corso si consola aspettando la telefonata “dell’ex allievo che ringrazia perché si è laureato e magari lo ha pensato per la sua tesi”, stipendio immateriale gigantesco.

La cultura Cavanis e il dono di sé

Nella nostra cultura Cavanis gli insegnanti sono formati alla gratuità del dono di se stessi e a vedere prima i ragazzi che le problematiche della scuola dove la riconoscenza è rara, anche se i ragazzi sanno che il donatore è sempre più importante del dono.

Fare memoria del bene ricevuto, ringraziare e manifestare riconoscenza, sono comportamenti piuttosto rari, la gioia del dono ricevuto finisce per far dimenticare il donatore.

Il maestro che rimane nel cuore

“Quando tornavo al mio paese, andavo a trovarlo. Ultimamente si era incurvato, e gli tremavano le mani. Ma per me è rimasto sempre il “maestro” di un tempo. Tornavo da lui per un dovere di gratitudine. Ma, soprattutto condotto dalla speranza… Ogni volta che lo lasciavo sentivo di avergli rubato spezzoni di mistero. Quegli spezzoni che a scuola ci sottraeva volutamente, senza che noi ce ne accorgessimo. Sì, perché lui aveva l’incredibile capacità di non spiegarci mai tutto… Non era malato di onnipotenza culturale… Forse la grandezza del mio maestro era tutta qui. In questa sua capacità di comunicare messaggi profondi più col silenzio che con la parola, di lavorare su domande legittime, di non tirare mai conclusioni per tutti, di costruire occasioni di crescita reciproca, di accettare le differenze come un dono, di ritenere i suoi ragazzi titolari di una forte capacità progettuale, di dare più peso alla sfera relazionale che a quella istruzionistica, di interpretare la scuola come un gioco, anzi come una festa in cui il primo a divertirsi era lui… Auguro a tutti gli insegnanti, catechisti, educatori che i vostri ragazzi provino per voi gli stessi sentimenti che ho provato io per il mio vecchio maestro delle elementari… I vostri ragazzi di oggi un giorno verranno a farvi visita. Sì, perché anche se saranno diventati grandi luminari del sapere o del lavoro, torneranno a voi per recuperare quei frammenti di mistero di cui ancora non hanno trovato spiegazione da nessuna parte”. (Don Tonino Bello)

La gratitudine di un grande scrittore

Anno 1957 Albert Camus ha appena vinto il premio Nobel per la letteratura. Scrive al suo maestro di scuola elementare, il signor Louis Germain.

“Quando mi è giunta la notizia, il mio primo pensiero, dopo che per mia madre, è stato per lei. Senza di lei, senza quella mano affettuosa che tese a quel bambino povero che io ero, senza il suo insegnamento e il suo esempio, non ci sarebbe stato nulla di tutto questo. I suoi sforzi, il suo lavoro, e la generosità che lei ci metteva, sono sempre vivi in uno dei suoi scolaretti che, nonostante l’età, non ha mai smesso di essere il suo riconoscente allievo”.

La memoria che diventa riconoscenza

La memoria del bene ricevuto non è soltanto un ricordo del passato. È un modo per riconoscere le persone che, attraverso la loro presenza, il loro insegnamento e il loro esempio, hanno contribuito a ciò che siamo diventati.

La riconoscenza restituisce valore al dono e mantiene vivo il legame tra chi ha educato e chi, nel tempo, ha ricevuto quell’educazione.

P. Diego Spadotto, CSCh

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