In questa terza tappa delle nostre riflessioni, dobbiamo necessariamente parlare di partecipazione, responsabilità e corresponsabilità dei Laici nella Chiesa, tracciando alcune linee di fondo che ci aiutino a comprendere questo.
Dire che ogni battezzato è corresponsabile della vita della Chiesa, e quindi del dinamismo missionario che sta al suo cuore, che cioè tutti i battezzati sono chiamati e inviati, significa ribadire la dottrina del Concilio Vaticano II quando parla del popolo di Dio e della sua fondamentale unità. Faccio notare che questo concetto è diventato come un leitmotiv nel pontificato di Papa Francesco.
Christifideles laici dedica l’intero Cap. 3° a questo argomento: La corresponsabilità dei fedeli laici nella Chiesa-Missione.
Papa Benedetto XVI nell’agosto del 2012 rilanciò il concetto di corresponsabilità in questi termini: «La corresponsabilità esige un cambiamento di mentalità riguardante, in particolare il ruolo dei laici nella Chiesa, che vanno considerati non come collaboratori del clero, ma come persone realmente corresponsabili dell’essere e dell’agire della Chiesa». Parole formidabili!
Ed è stato proprio a partire da questo pronunciamento, che si cominciò a parlare nella Chiesa della necessità di passare dalla collaborazione alla corresponsabilità.
Qual è la differenza tra collaborazione e corresponsabilità?
Si parla di collaborazione dei laici quando viene loro richiesto un servizio ecclesiale, pastorale specifico (es. la catechesi, Ministri straordinari della Comunione, …); mentre la corresponsabilità è di tutti – Laici, Ministri ordinati e Religiosi – in vista della comunione e della missione della unica Chiesa e che si fonda sulla vocazione battesimale di ognuno. Quindi se la corresponsabilità è di tutti, la collaborazione è invece di qualcuno e in determinate circostanze. Con altre parole si potrebbe dire che la corresponsabilità si impone, in forza del Battesimo, mentre la collaborazione si concede (per un mandato dell’Autorità ecclesiastica).
Risulta tuttavia evidente che la corresponsabilità va ben oltre la collaborazione, in quanto si tratta di pensare ed elaborare cammini comuni.
Se volessimo usare una ulteriore formula chiara e sintetica potremmo dire così:
se c’è bisogno di portare la Chiesa al mondo, attraverso l’annuncio di salvezza, questo potrà avvenire in forma tanto più adeguata a se prima i Laici avranno portato il mondo alla Chiesa. Non vado oltre…
La sinodalità: uno stile di vita per la Chiesa
Non possiamo trascurare una parola sul recente Sinodo sulla sinodalità. Di cui tanto si parla e si parlerà. Negli anni tra il 2021 e il 2024 la Chiesa è stata convocata in Sinodo. Cos’è la sinodalità?
La sinodalità è lo stile particolare che qualifica la vita e la missione della Chiesa, esprimendo la sua natura di popolo di Dio che cammina insieme e si riunisce in assemblea, convocata dal Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo.
La sinodalità dovrebbe essere espressa nel modo ordinario di vivere e lavorare della Chiesa. La sinodalità è molto più che la celebrazione di riunioni ecclesiali, o questione di semplice amministrazione interna alla Chiesa; è il modus vivendi et operandi specifico della Chiesa, popolo di Dio, che rivela e dà sostanza al suo essere come comunione quando tutti i suoi membri camminano insieme, si riuniscono in assemblea e prendono parte attiva alla sua missione evangelizzatrice.
Se la corresponsabilità designa una qualità dei battezzati, in quanto persone singole individui, il concetto di sinodalità indica piuttosto una caratteristica della Chiesa in quanto comunità.
La partecipazione attiva del popolo di Dio
Papa Francesco, il 17 ottobre 2015, in riferimento al concetto di popolo di Dio, oltre al suo carattere organico ha messo in rilievo la dimensione dinamica di questo popolo che partecipa a pieno titolo sia alla missione della Chiesa nel mondo sia alla sua riforma.
Superare l’ecclesiocentrismo e il clericalismo
La presa di coscienza di questo aiuterebbe a contrastare grandi nemici della identità e della missione della Chiesa: l’Ecclesiocentrismo e il Clericalismo. Il primo mette al centro di tutto la Chiesa, facendo della missione una pura appendice; il secondo è contro ogni istanza di partecipazione, per il fatto che solo i chierici/Sacerdoti sarebbero i soggetti attivi nella Comunità.
Tutto questo, secondo me, può essere ampiamente superato unicamente valorizzando la corresponsabilità all’interno dell’orizzonte sinodale che sempre più segna il cammino della Chiesa in questi anni.
P. Giuseppe Moni, CSCh