La fraternità come cammino
Papa Leone, nonostante tutte le guerre dei nostri giorni, provocate dall’insensatezza dei potenti che governano nazioni, dal potere economico e tecnologico, da odio e rancori mai sopiti, propone la forza del Vangelo per creare un mondo di fraternità. In un suo intervento, ha citato, in spagnolo, il poeta Antonio Machado: “Caminante no hay camino, se hace camino al andar”, la fraternità è cammino di eguaglianza, per realizzare un futuro di una umanità riconciliata; è perseverante ricerca di uguale dignità e di “gloriosa libertà di tutti i figli di Dio”.
Un orizzonte da raggiungere
È un cantiere di lavori in corso verso un “oltre”, un orizzonte a cui tendere, centro del messaggio cristiano: il Regno di Dio, non è riconducibile a nessun progetto di equilibrismo politico, un “non ancora” che libera dalla tentazione di “dichiarare già fatta una fraternità, sempre da “fare”, e dal rischio della moglie di Lot che, voltandosi indietro fu trasformata in una statua di sale”.
Scrutare i segni dei tempi
Gesù mette in guardia da usare il “retrovisore” per guardare al passato, invita (Mt 16 e Lc 12, 54-57) a scrutare i segni dei tempi: Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; perché questo tempo non sapete valutarlo? “Giudicate voi stessi ciò che è giusto?”.
Liberi dai rancori del passato
Solo guardando avanti, con rinnovata fiducia nella Provvidenza Divina, si superano le divisioni del passato remoto e prossimo, i rigurgiti e le divisioni, i personalismi e i detestabili escamotage; si costruisce fraternità, stima e fiducia tra i popoli, tra le diverse nazionalità e culture. Come ha fatto Charles de Foucault “Jamais en arrière”, mai indietro, continuare il cammino, rinascere liberi da odio e rancori.
Una fraternità concreta
Guardare avanti attenti alla “collera dei poveri” (Paolo VI), esclusi dalla fraternità universale a causa di guerre, abuso di potere, divisioni e pregiudizi. La fraternità non è una “bella idea”, ma qualcosa capace di cambiare il nostro modo di comprendere la realtà; è qualcosa che può essere osservato attraverso la reciprocità, la cura e l’inclusione. È riconoscere che la vita dell’altro conta tanto quanto la propria, e la dignità umana di ciascuno è il riconoscimento che tutti siamo legati l’uno all’altro.
Una missione da vivere
La fraternità è un insieme di relazioni fondate sulla fiducia e sulla reciprocità, non è soltanto qualcosa di cui parlare, è una missione che ciascuno deve scegliere di mettere in pratica, rifiutando di costruire il futuro da soli.
Il carisma nella fraternità
“Strada facendo”, anche nella nostra Congregazione internazionale, è necessario lavorare continuamente sulla fraternità, è un’urgenza evangelica, è il futuro voluto dai Fondatori. Una vera fraternità, libera da pregiudizi e censure, “da Nazareth può venire qualcosa di buono”? In un prossimo futuro, saranno solo i confratelli di varie nazionalità, latinoamericani, africani, asiatici, in fraternità e unità, fedeltà e perseveranza, che testimonieranno il Carisma della paternità educativa Cavanis.
Unità di intenti nel tempo presente
Il Padre non li vuole “pochi e divisi” ma liberi da ogni tipo di buonismo acritico, con una chiara prospettiva trascendente liberi dalle gabbie delle varie demagogie di partito; forti nella coscienza cristiana, capaci di discernere, scegliere e giudicare in libertà e unità. In una società che sembra destinata al “sonno della ragione”, dominata da una triplice accelerazione, l’Intelligenza Artificiale, i mutamenti sociali e i ritmi della vita quotidiana, “l’unità di intenti” deve essere per i Cavanis, la virtù del “tempo abitato da Dio”.
Responsabili del futuro della Congregazione
“Strada facendo”, ogni confratello, con il suo carico luminoso di speranza, è chiamato a occuparsi con responsabilità, del futuro di tutta la congregazione, **perché non succeda che quando sono inviati in missione in altri paesi e culture, che non sono le proprie, siano come dei naufraghi in mezzo a un oceano o a un deserto, vagando nel vuoto, come se non avessero un Carisma da testimoniare, “tanta povera figliolanza dispersa da raccogliere, custodire e orientare verso la bella patria del cielo”. I missionari sono fragili, imperfetti, ma vanno avanti senza lamentazioni, alzano gli occhi dal loro ombelico e si accorgono della triste situazione della gioventù, lavorano in comunità, ottimo antidoto al narcisismo e insieme scoprono gli anticorpi contro il cinismo e il disincanto provocato dai veloci cambiamenti della società.
Padre Diego Spadotto, CSCh