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Alcuni ostacoli cammino Sinodale

Papa Francesco, segnala alcuni ostacoli che rendono difficile il cammino sinodale.

La prima tappa del cammino sinodale è caratterizzata dall’ascolto. Nelle Chiese di antica tradizione e nella vita consacrata, si sono evidenziate due situazioni sgradevoli: la “poca voglia”, non c’è peggior sordo di chi non vuol ascoltare e in secondo luogo, il “disinteresse” di partecipare, si aspetta, ma non in buona fede, soluzioni dall’alto. La sola buona fede, non basta per giustificare questa passiva indolenza. Soprattutto i religiosi rischiano di perdere il treno della storia, o perché sono addormentati e indolenti o perché aspettano un treno migliore. Ammesso che ne passi un altro. Papa Francesco, segnala alcuni ostacoli che rendono difficile il cammino sinodale anche per la vita religiosa Cavanis:

  1. Mondanità spirituale: è quella mentalità che porta a essere incoerenti, fuori posto e non di “buon esempio evangelico”. “Il diavolo entra nelle case religiose per la strada della mondanità”. Non ci si accorge che sta entrando. I religiosi hanno “lasciato tutto”, rinunciato al matrimonio, ai figli, alla famiglia e finiscono mondani, preoccupati dell’apparenza, della carriera, cedono “all’invidia, alla calunnia, alla superbia arrogante, alla stoltezza” (cf Mc 7, 20-21). La mondanità è la rovina della vita consacrata: “se una mucca entra nel palazzo reale non diventa regina ma il palazzo diventa una stalla”.
  2. Ambiguità farisaica: nelle intenzioni, motivazioni e comunicazioni di voler “seguire Gesù nella vita consacrata”. L’ambiguità spiega tante defezioni, anche dopo anni di consacrazione e di sacerdozio. Spiega, inoltre, che non basta preoccuparsi dei “numeri” e delle “opere”, senza preoccuparsi “come si deve dell’efficacia” dell’apostolato secondo il carisma e della formazione continua alla vita spirituale. Sant’Agostino ci ricorda che le scelte della vita non possono essere ambigue e superficiali: “nell’interiorità dell’uomo risiede la verità delle rette intenzioni, abbi coraggio di fare la verità”.
  3. Pigrizia: come rifiuto di mettere in discussione il proprio stile di vita e le cose che non funzionano più; protagonismo mascherato da falsa umiltà per difendere il proprio spazio; costante preoccupazione di apparire importanti, quasi necessari; coraggio di ammettere che viviamo per lunghi anni senza una vera e degna vita spirituale. L’attuale crisi della vita religiosa e dei singoli religiosi è legata alla perdita della vita secondo lo Spirito Santo e all’aver assimilato e sposato lo spirito del mondo nel linguaggio, nella mentalità e nel comportamento. I doni ricevuti dal Signore vanno restituiti, con l’impegno, la competenza e l’umiltà di essere al servizio dei giovani come comunità, nel duro e complesso lavoro educativo. Per grazia siamo stati scelti dal Signore, ora bisogna essere pronti a tornare alla “grazia dei primi tempi”, unendo fede personale e impegno nella storia e nella quotidianità. La pigrizia e l’orgoglio individualista sono la morte della vita comunitaria propria della vita religiosa e del comandamento dell’”amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Comandamento così grande da spaventare. La pigrizia ci impedisce di essere umili “cercatori di Dio”, affrontando con umiltà i dubbi e i cambiamenti della vita comune e dell’educazione della gioventù.
  4. Mancanza di empatia, con coloro ai cui siamo inviati come Cavanis: i giovani, i ragazzi, i poveri e le famiglie. Senza vera empatia con loro, essi potrebbero dirci: “per favore non aiutarmi, è già abbastanza dura così”. Il cammino sinodale, invita i religiosi Cavanis a mettere ordine nella loro vita prima di dare “buoni consigli” ai giovani, ad ascoltarli e non giudicarli, senza avere con loro amore sincero ed empatia. I giovani hanno bisogno di qualcuno che stia accanto a loro come un solido albero su cui appoggiarsi. E l’albero non fa commenti, si limita ad essere di appoggio. Non c’è bisogno di essere psicologi per conoscere quello che noi siamo. Siamo chiamati a conoscere noi stessi, le nostre vere intenzioni, motivazioni vocazionali e comportamentali a servizio dei giovani: “…ed accendere sempre più una particolare tenerezza verso la gioventù…che l’ama con affetto distinto…”. Non si può fingere tutta la vita.

P. Diego Spadotto, CSCh