Disarmare il linguaggio per educare alla pace
La Lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza nell’educazione della gioventù” presenta un tema di grande importanza per il futuro del mondo, segnala la crescente ostilità verso le istituzioni che promuovono la formazione dei giovani alla pace. L’educazione alla pace comincia dal disarmo del linguaggio, affinché sia disarmato e disarmante. L’aggressività verbale è inopportuna, spesso immotivata e sempre controproducente. Statisticamente, le parole che ascoltiamo influenzano di più il cervello che quelle che diciamo. Oggi il linguaggio, specialmente da parte dei potenti, è linguisticamente tossico, fatto di minacce, di espressioni cariche di violenza verbale e gestuale, specialmente quando propongono soluzioni minacciose di distruzione e di morte, nei vari teatri di guerra e in quelli futuri, già programmati.
La sfida educativa di fronte alla geopolitica
La geopolitica richiede tipi di conoscenze che molti educatori non hanno; si chiedono se la formazione che danno ai giovani è sufficiente per discernere e impegnarsi a fare la loro parte, senza essere strumentalizzati politicamente. Come disarmare il cuore dai sentimenti di odio, come dire “basta” a quanti propongono una normalizzazione dei conflitti e del riarmo? L’educazione alla pace non è un impasto di propaganda, non è una ricetta.
Quando la pace viene ridicolizzata
“Chi oggi crede alla pace è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”. Con tale tradimento della ragione si entra in un territorio sconosciuto, pericoloso, “Finiamo per non considerare scandaloso […] che si faccia la guerra per raggiungere la pace”, “una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità”. Mancano “idee giuste, frasi soppesate, capacità di dire che la pace è possibile… Con la “nuova lingua” dell’emergenza, si sfodera la spada e con la riduzione a una sola delle possibili opzioni, che si crea il destino, nessuno è disposto a “rimettere la spada nel fodero”.
I giovani di fronte alle ideologie della guerra
Ci sono movimenti che con la forza mobilitano i giovani attorno a ideologie estremiste; il loro interesse a mantenere la guerra è più forte di quello a porvi fine, alimentano “guerre ibride”; i servizi d’intelligence di vari Paesi cercano di fare disinformazione e di attaccare i sistemi informatici dei nemici, “violenza organizzata in cui confluiscono ragioni militari e criminalità, economia illegale e violazioni dei diritti umani”. I politici dicono che si deve aumentare la spesa per la difesa e dotarsi di armi nucleari anche a costo di ridurre il welfare e gli aiuti internazionali ai Paesi più poveri.
Un mondo segnato da conflitti globali
Ormai le guerre sono tutte “mondiali”. La cronaca dei grandi conflitti oscura la galassia dei più piccoli conflitti di lunga durata, scoppiati chissà quando e mai finiti. Papa Leone invita con insistenza a disarmare il linguaggio, il cuore e i pensieri. L’ostentazione della forza, frutto dell’idolatria di potere e di denaro, compromette la pace.
Educare alla cultura dell’incontro
“La cultura dell’incontro e la cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di autosufficienza, vanno coltivati in ogni ambito dell’educazione, familiare e scolastica”, per educare i giovani a “come stare nel mondo”, senza “obiettivi di possesso” e liberi da “egemonie predatorie” che sostituiscono la forza del diritto con il diritto della forza. Ogni vita spezzata è una ferita a tutta l’umanità. La pace è opera di chi vede nell’altro un fratello, non un nemico da abbattere, non è opera di potenti che si sentono investiti di una missione salvifica.
La pace come costruzione quotidiana
Nella “Magnifica humanitas”, ricorda che “la pace è possibile, è una costruzione quotidiana e artigianale, come diceva papa Francesco”. Affida, in particolare ai giovani, il compito di trasformare i conflitti nel luogo dove vivono e lavorano, cercando ostinatamente il dialogo, le relazioni sociali, con atteggiamenti di fiducia, di lealtà, fermandosi ai fatti, non rassegnandosi al pessimismo, né all’ansia da prestazione.
“L’umanità è dilaniata da un manipolo di tiranni, signori della guerra che fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma non basta una vita per ricostruire”. Fingono di non vedere che occorrono miliardi per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a curare e educare. Il mondo è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali.
La pace, la fede e la responsabilità verso i poveri
“Guai a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso… Guai a chi rapina la terra dei poveri delle sue risorse, investendo in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione”.
Allerta su ogni tipo di guerra “economica”, sulle Terre rare che tutti vogliono e che sono motivo di guerre commerciali a scapito dei Paesi poveri. Esse non sono tanto rare quanto difficili da estrarre senza rovinare l’ambiente e da conoscere nelle loro caratteristiche chimiche e applicazioni. Si deve rispettare la sovranità e il potere geopolitico degli Stati poveri, che ne sono ricchi, prevedendo le criticità abitative per il futuro e i cambiamenti climatici.
La geopolitica delle risorse deve evitare ogni tipo di monopolio, compreso il commercio dei rifiuti come nuova forma di colonialismo dei Paesi ricchi nei confronti dei Paesi poveri e il commercio dei cibi industrializzati su salute, ambiente ed economia.
P. Diego Spadotto