“Da Kinshasa a Corsico: la mia esperienza missionaria”

La vita missionaria significa per me una nuova nascita. Devo imparare come un bambino che viene al mondo.

P. Theodore Muntaba, CSCh.
P. Theodore Muntaba, CSCh.

Sono padre Theodore Muntaba, originario della Repubblica Democratica del Congo, paese dell’Africa centrale. Sono il secondo nato di una famiglia di sette figli. La mia famiglia è semplice, credente e pacifica. I miei genitori sono cattolici e mi hanno anche educato in questa fede cristiana cattolica. Sentendomi chiamato dal Signore, sono stato accolto nella famiglia Cavanis dove ho camminato fino al sacerdozio. Dopo l’ordinazione a Kinshasa, sono stato assegnato prima alla formazione dei futuri confratelli e poi alla scuola. A scuola mi sono sentito davvero Cavanis. Il benessere dei bambini poveri era la mia preoccupazione quotidiana. Trovavo la mia gioia nel servizio e nell’educazione dei giovani. L’assenza di questi ultimi mi dava l’impressione di non essere più Cavanis.

Attraverso i miei superiori, il Signore mi ha inviato in Italia precisamente qui a Corsico dove mi trovo attualmente per proseguire la missione Cavanis.  È una nuova terra di missione con le sue realtà. Questa nuova esperienza missionaria mi aiuta a realizzare quanto siano belle le opere di Dio.  La vita religiosa ci offre prospettive più ampie. Io stesso sono stato formato dai missionari. Gli uni sono venuti dall’Occidente e gli altri dall’America Latina, lasciando la loro cultura, lingua, clima, relazioni, amici… È uno sforzo mozzafiato! Bisogna davvero aver vissuto un’esperienza spirituale per essere motivati a lanciarsi in una tale avventura. Come religioso, mi sento anche più felice e motivato per questa missione. Le righe che seguono puntano sulla mia idea di missione.

P. Theodore Muntaba, CSCh - Corsico, ITALIA
P. Theodore Muntaba, CSCh – Corsico, ITALIA

Il mio effettivo trasferimento nella delegazione d’Italia – Romania è stato per me un evento incredibile che mi ha spinto ad impegnarmi ancora di più. Nonostante il fatto che la missione sembri difficile in questo periodo di pandemia, mi avvicina comunque a Dio e sono lieto di rispondere alla sua chiamata. Sono sempre stato affascinato dai missionari (…). Qui a Corsico, so che c’è bisogno di me. Cercherò di amare i parrocchiani e i giovani, come ho fatto nel mio paese.

La vita missionaria significa per me una nuova nascita. Devo imparare come un bambino che viene al mondo. Una nuova lingua, una nuova cultura… ma per fortuna il nostro carisma rimane lo stesso.  Per fare realmente «tutto a tutti», l’investimento nell’apprendimento della lingua italiana mi è indispensabile per un’efficacia pastorale. Potrò liberamente predicare, consigliare, fare visite pastorali da solo nella gratuità.

Papa Francesco ci invita spesso a uscire dal divano per impegnarci. È un invito a privilegiare la strada della fede. Ho veramente capito che noi, Cavanis, dobbiamo uscire dalle nostre realtà, vivere la nostra fede quotidiana con i giovani poveri e ricchi, accogliere l’altro come viene e come è. Insomma, penso che vivere la propria fede come Cavanis significa credere nei suoi desideri per la Chiesa, essere attore del cambiamento e trasmettere la bellezza del messaggio eucaristico nelle nostre vite. Motivo per cui l’invito ad uscire da casa mia è stato accolto con gioia. Una tale esperienza richiede molti impegni.

Impegnarsi, per noi Cavanis, significa motivarsi a presentare il volto dell’Istituto dai giovani, ovunque ci troviamo, lavorando quotidianamente sul campo.  I padri di Corsico si inseriscono bene in questa logica, poiché sono sempre sul terreno per l’apostolato. Questa pastorale sul campo mi eccita molto e mi dà gioia ogni volta che incontro una certa ricettività da parte di alcune persone; e mi fa pensare a Gesù, a san Paolo, ai Padri Antonio e Marco Cavanis e a molti altri che hanno incontrato difficoltà nella loro missione, ma hanno tenuto mordicus grazie alla fede, alla loro incrollabile fiducia in Dio e la consolazione trovata nella loro missione, per quanto piccola possa essere. Mi rendo conto che la missione vale la pena di essere vissuta!

Il tempo trascorso qui a Corsico e l’attenzione di cui sono stato beneficiario mi ridonano fiducia nella persona umana. In questi pochi mesi, sono stato toccato dal valore che è dato all’essere umano; nessuno è considerato inferiore. Nessuno soffoca l’altro, ne invidia l’altro. Le nostre differenze contribuiscono alla bellezza stessa della missione.  È vero che la nostra presenza come Cavanis comporta un po’ di diversità nell’approccio pastorale. E la considerazione data all’altro, che trae il suo fondamento dai nostri fondatori, mi ha molto segnato. Questo va oltre quello che mi aspettavo.

La saggezza ci insegna che il modo corretto di contemplare la creazione è di guardarla dal punto di vista di 3B: il Bello, il Bene e il Buono. È quello che sto cercando di fare in questa nuova terra di missione. E inoltre, se ho questo desiderio ardente di potermi mettere al servizio, è perché credo profondamente nella fraternità Cavanis, sono convinto che tutti noi abbiamo una pietra da portare nell’edificazione della nostra Congregazione. Per me, l’impegno è dare mille volte più di quello che si crede di dare. Impegnarsi significa anche dare un senso alla mia vita, ritmarla attraverso incontri. Rendersi conto che il messaggio «Amatevi gli uni degli altri» è vissuto quotidianamente e soprattutto tra noi Cavanis, delle Scuole di carità. Viva la missione, viva la fede, vivi i giovani!

P. Theodore Muntaba, CSCh – Corsico, ITALIA