“Dare la vita”, affinché orgoglio e miseria non continuino a ignorarsi reciprocamente

Una vocazione di cuore.

La scelta vocazionale: autenticità e verità

Ogni scelta vocazionale di entrare nella Congregazione delle Scuole di Carità, da parte di giovani adulti, deve essere trasparente, sincera e presentata onestamente. Poco o molto tutti fingiamo. Fa parte del nostro istinto animale tentare di nascondere le ferite della nostra vita, perché non ci facciano soffrire di più. C’è anche, però, un desiderio di verità nel cuore di ogni persona, di comportamenti e relazioni vere.

Non nasciamo per la sterilità, cerchiamo fecondità nella paternità e maternità. La paternità educativa Cavanis, religiosa o laicale, è scoprire e vivere il “dare la vita per causa del Vangelo”, pur sapendo che orgoglio e miseria camminano insieme, ignorandosi reciprocamente. “Padre” e “madre” sono le parole più antiche e più usate, esse ci ricordano la nostra radice, la fragilità di ogni relazione fondamentale.

La nostra generazione sembra essere quella del processo di liberazione da tutte le “relazioni”: genitori senza figli e figli senza genitori, uomo e donna senza paternità e maternità, preferendo funzioni di compagni e amanti. Le relazioni sono diventate rotte, negate, senza stabilità. Una società senza nessun simbolo di “unione durevole”. La fine della “ideologia del padre” ha messo in crisi anche la “paternità educativa”.

Venezia alla fine del XVIII secolo: un tempo di crisi e di grandi sfide

Venezia, alla fine del sec. XVIII: l’antica Repubblica aristocratica e tutto il Veneto vivono un periodo di decadenza politica, economica e sociale. Aumenta la povertà nella città e nella campagna, la mortalità infantile è altissima, aumenta il diffondersi di malattie provocate dall’insufficienza di alimentazione. Iniziano grandi e tristi migrazioni. La scolarità dei bambini è precaria. I genitori preferiscono tenere i figli a casa per il lavoro.

Le famiglie sono molto numerose, i bambini che muoiono “popolano il cielo”, mentre quelli che sopravvivono penano “in questa valle di lacrime, grande fabbrica di poveri”, scarti di una società in trasformazione e di classi sociali in conflitto. Gli ideali sparsi per tutta l’Europa dalla Rivoluzione francese suscitano desideri di libertà. Gli eserciti di Napoleone provocano cadute e mutazioni frequenti e rapide nella mappa dell’Europa.

La Chiesa, con le sue istituzioni di carità, soccorre i poveri, organizza il popolo con nuove istituzioni sociali ed economiche. I pochi ricchi, come dice un detto popolare, “hanno il paradiso qui in terra e quello del cielo lo comprano”.

Antonio e Marco Cavanis: chiamati a essere padri della povera gioventù

È proprio in questo tempo che lo Spirito del Signore sceglie e prepara per una missione particolare nella Chiesa e nella società due giovani, Antonio e Marco Cavanis, per essere “veramente padri della povera gioventù dispersa”, paternità educativa gioiosa e fedele.

La missione loro affidata è “accogliere con amore paterno fanciulli e giovani, formarli alla scuola della vita come educatori liberi da ogni pregiudizio e condizionamento sociale”. Nel 1802 iniziano a Venezia la Congregazione delle Scuole di Carità. Fondamentale per loro è stata la famiglia e la figura del padre, Giovanni.

Si dedicano completamente ai giovani, con la certezza che la loro passione educativa è semplicemente imitazione di Gesù, che volle vicino a sé bambini e giovani e rimproverò quelli che lo impedivano. Un vero ministero di paternità educativa, per l’istruzione della mente e la formazione del cuore, della “feccia della società veneziana”.

Una missione vissuta nella Carità di Dio Padre

I giovani Cavanis, per cinquant’anni hanno vissuto la loro scelta come una missione nella “Carità di Dio Padre”, nonostante difficoltà economiche e burocratiche, problemi di salute e tante delusioni. Il loro impegno per i poveri incontrò molti ostacoli e poca considerazione da parte delle autorità civili del loro tempo.

Il sapere era usato per dominare, i poveri non lo temevano, non trovandovi un risultato immediato benefico per loro. Il bene più grande che i Cavanis hanno fatto alla gioventù non è stato “distribuire le loro ricchezze”, ma rivelare la vera dignità di ciascun ragazzo.

La paternità educativa non è un’ideologia. Soltanto chi ha cuore di Padre scopre i poveri e li serve veramente. La paternità educativa ha come obiettivo l’umanizzazione dei poveri e la loro dignità sociale. Oggi il pericolo più grande è che il cuore del nostro essere ed esistere sia il consumo, lo sfruttamento e non il prendersi cura delle persone e delle cose.

P. Diego Spadotto, CSCh

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