“Dove il pericolo cresce, deve crescere anche tutto ciò che può salvare”

Ascoltare persone competenti obbliga sempre a pensare fuori dai soliti schemi mentali e a ritrovare il gusto di una fede attuale, libera da corti circuiti e paure.

Ascoltare persone competenti obbliga sempre a pensare fuori dai soliti schemi mentali e a ritrovare il gusto di una fede attuale, libera da corti circuiti e paure. Il motto “I care” (m’importa, ho a cuore), don Lorenzo Milani non lo aveva scritto su un muro, ma sulla porta che separava l’aula/scuola dalla sua camera. Un particolare non secondario perché essendo il punto di ingresso nell’unico spazio in cui a sera si ritirava in privato, voleva dire ai suoi ragazzi quale era lo spirito che aleggiava in quella casa e quindi nella sua persona. Uno spirito di assunzione di responsabilità verso quei ragazzi che la vita gli aveva messo davanti, al punto da fargli dimenticare totalmente se stesso. Uno spirito di coerenza verso la verità, tale da fargli accettare le conseguenze che la difesa della verità spesso comporta. Don Lorenzo Milani non ha scritto “I care” per narcisismo, ma come invito ai suoi ragazzi a fare altrettanto, ricordando loro che se la società è ingiusta e violenta, la responsabilità non è solo del “potere” che impartisce ordini sbagliati e scrive leggi ingiuste, ma anche di tutti coloro che quegli ordini e quelle leggi le eseguono. Il vero spirito dell’”I Care” è proprio questo: si agisce non perché se ne trae un vantaggio, ma perché non si tollera la sofferenza, l’ingiustizia, l’umiliazione, il sopruso, a chiunque persona sia inflitto. 

Molto prima di don Milani, Antonio e Marco Cavanis hanno praticato l”I care”. Per essere educatori responsabili bisogna vivere l’“I Care” verso quelli che pagano sempre il prezzo più alto, i più vulnerabili,  i meno protetti che sono stati privati di una scuola che educhi non solo che istruisca, i bambini, gli adolescenti e i giovani sempre più usati e abusati nonostante le ricorrenti promesse di cambiamento da parte della politica. In questi tempi, il covid ha fatto emergere i limiti dei sistemi scolastici, legati a un sovrautilizzo dei sistemi scolastici statali e a un sottoutilizzo delle scuole non statali; i limiti di una scuola che è solo “istruzione”, magari a distanza, e una che è, per sua natura, “istruzione/educazione”; i limiti tra attività educative che mirano all’efficienza e altre che curano l’efficacia e i frutti dell’educazione. Quando non ci si preoccupa della qualità della scuola “tace la ragione, parla l’idiozia”. Bisogna dribblare lo scoraggiamento, il pessimismo e soprattutto il narcisismo  che porta alla cultura dello specchio, a guardare alle apparenze o alla finanza che portano alla miopia esistenziale. Pensiero ammalato è ridurre le persone alle loro funzioni, pensieri ammalati sono quelli di chi non si mette mai in discussione. Un popolo libero ha memoria, é capace di farsi carico della sua storia, senza negarla ma ricavandone saggi insegnamenti. Non si dica negli anni a venire che noi Cavanis non siamo stati capaci di agire per ripristinare il valore dell’educazione della gioventù, recuperando la memoria delle nostre radici. 

Se riusciremo a recuperare quello che abbiamo perduto, cioè l’efficacia trasformatrice della vera educazione, vivremo in prima persona tutto ciò che abbiamo ereditato dai Fondatori, non avremo più paura della nostra fragilità, nell’affrontare le sfide di questo tempo di secolarizzazione.  La “secolarizzazione”, designa aspetti diversi del processo di perdita di rilevanza della religione nella vita sociale con il trasferimento di potere, attività e funzioni a istituzioni statali. Segue sul piano culturale l’indebolimento dei contenuti religiosi nelle arti, in filosofia, in letteratura e il graduale affermarsi della scienza come prospettiva autonoma. Ora, la scienza, la tecnologia e l’economia hanno creato un mondo “fuori controllo” che consente di sopravvivere solo agli esseri umani in grado di assecondarne la corrente. Le trasmigrazioni dei popoli, le dittature che si estendono a macchia d’olio, la pandemia del coronavirus che ha fatto tanti danni, hanno accentuato altre problematiche: cambiamenti climatici, violenza, guerre, fame, corruzione. Molti dolorosamente credono che “nessun Dio ci può aiutare”. Ma non è così. Abbiamo imparato che “dove il pericolo cresce, cresce anche tutto ciò che può salvare”, basta non pretendere certezze assolute su tutto, sintomo di spiriti ansiosi, evitare moralismi, intellettualismi, interessi economici che cercano di risolvere i problemi a forza di prescrizioni, regole e cose simili, ma impegnarsi umilmente nell’”I care”. 

P. Diego Spadotto, CSCh