Fate questo in memoria di me… e come ho fatto io fate anche voi

...la pandemia è un “tempo opportuno” di conversione e di riscoperta di un legame dimenticato o frettoloso con l’Eucaristia.

Formazione.
Formazione.

Per vita consacrata Cavanis la pandemia è un “tempo opportuno” di conversione e di riscoperta di un legame dimenticato o frettoloso con l’Eucaristia. Il mandato del Risorto e la sua presenza reale nell’Eucaristia si riscoprono attraverso l’adorazione, le visite al SS Sacramento, la comunione spirituale e specialmente la Messa, semplice e spoglia di tante cose che solitamente la appesantiscono e distraggono.

I ritmi di vita, le attività pastorali, le mille distrazioni della società ci hanno portato lontano dal Mistero eucaristico e dai servizi più umili. I Cavanis, vissuti in altri tempi sofferti ma non tanto affrettati, furono educati fin da bambini alla devozione eucaristica: adorazione e visite al SS Sacramento, comunione spirituale e la Messa, servizio agli ammalati e poveri. I loro primi confratelli ci hanno lasciato testimonianze molto belle al riguardo. P. Casara, ricorda la fede gioiosa di P.Marco che nei suoi viaggi sempre cercava una chiesa o un convento per celebrare la Messa. P. Antonio celebrava in casa con i ragazzi della scuola, degli esercizi spirituali, della congregazione mariana: “La celebrazione della santa Messa era il conforto più caro che potessero avere qui in terra e l’esserne privi il più acerbo dolore… Permettetimi che io prima vi faccia uno sfogo del cuore. Mentre vi parlo dimenticate chi vi parla…finché ho potuto ho lasciato una sola volta di celebrare la santa Messa…”. Così P. Antonio, anziano e malato, impossibilitato di celebrare.

Nei momenti di difficoltà non basta far riferimento al passato, nemmeno è bene fuggire dal presente deludente, é necessario, invece, rifondare la vita sull’essenziale: la presenza del Risorto, l’Eucaristia, il servizio umile. Se il tempo del corona virus ci ha offerto la possibilità di riscoprire l’Eucaristia con modalità essenziali e vere e di conoscere la verità su noi stessi, allora troveremo la forza per reagire nella Memoria e nel Mandato di GesùSospinti dalla crisi sociale, economica e culturale, non elaboriamo progetti che privilegino le strutture, ma dedichiamoci alla ricerca della santità e ad attrarre i giovani a Cristo. I giovani sono per noi il “sacramento” del nostro incontro con il Signore. Luogo sacro della nostra santificazione che Dio ci ha assegnato. Essi non ci chiedono muri, strutture e nemmeno tante attività, ci chiedo non di non abbandonarli, di stare con loro come fratelli, padri, amici. L’Eucaristia è fonte e culmine della vita della Chiesa, la ragione di vivere in comunità e la forza per vincere la tentazione più insidiosa della vita apostolica, la presuntuosa autosufficienza; ci disintossica dalle suggestioni contagiose di essere noi il centro di tutto. La Carità, anima della Congregazione, rinasce ogni giorno dall’Eucaristia, che dà senso e valore alla missione: “fate questo in memoria di me…come ho fatto io così fate anche voi”.

“Il sacerdote svolge la sua missione principale e si manifesta in tutta la sua pienezza celebrando l’Eucaristia, e tale manifestazione è più completa quando egli stesso lascia trasparire la profondità di quel mistero…c’è uno stretto rapporto tra la vitalità spirituale e apostolica della Chiesa e l’Eucaristia…l’animazione e l’approfondimento del culto eucaristico sono prova di un autentico rinnovamento” (San Giovanni Paolo II). La Carità Cavanis che nasce dall’Eucaristia non si riduce alle strutture, ma è un insieme di atteggiamenti spirituali e unità misericordiosa di intenti in comunità. Essa ha esiti efficaci nell’apostolato anche quando non sono immediati e non ci condanna a pericolose delusioni, nasce dall’impotenza del Crocifisso e dell’Eucaristia che lavorano nei tempi lunghi. Per vivere con carità pastorale e non correre il rischio della dispersione, del logoramento con iniziative precipitose e astratte, occorre riscoprire l’adorazione eucaristica. L’abbandono o la trascuratezza nella missione di essere “pescatori di giovani” sono dovuti a indifferenza e superficialità in relazione all’Eucaristia, alla perdita del senso di appartenenza alla Congregazione e degli impegni che la esprimono. Se la Messa e la devozione eucaristica sono abitudinarie, vissute come “regola” o come “tappabuchi” per feste e riunioni, producono solo questo: “il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi” (1Cor 10,7).

P. Diego Spadotto CSCh

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