I Fondatori, persone di cuore e di iniziativa

I due fratelli, Antonio e Marco Cavanis, erano l’uno per l’altro, seppur differenti di carattere ma le scelte le pensavano e vivevano insieme.

Formazione
Formazione.

Molte volte mi perdo a meditare sulla persona dei nostri fondatori P. Antonio e P. Marco Cavanis; me li vedo davanti con un grande cuore. “Siamo, dicevano, come l’aquila imperiale austriaca che ha due teste ma ha un solo cuore”. Due fratelli che si amavano immensamente e in armonia perfetta tra loro. Come carattere, in realtà, erano molto diversi; P. Antonio era più portato alla meditazione, alla riflessione e alla vita interiore, P. Marco, pur somigliandogli, si distingueva per intraprendenza e vivacità. Basta pensare a quel Giovedì Grasso quando Il carnevale a Venezia era nel pieno della festa. 

Il giovane segretario Conte Marco Cavanis si presenta in palazzo ducale vestito da prete. Sarà successo una esplosone di applausi. I presenti la prendono per una mascherata originale. E quando avrà annunciato di lasciare la segreteria e dirà: “Vado prete”, … che facce avranno fatto? Insomma, i nostri fondatori appaiono due persone conosciute e stimate ma intraprendenti e impegnate nelle iniziative di carità. Del resto, come avrebbero potuto stare in mezzo a dei giovani pieni di vita e di brio sia pure appiattiti dal vizio, dalla povertà e dall’ignoranza!

I due fratelli erano l’uno per l’altro, seppur differenti di carattere ma le scelte le pensavano e vivevano insieme. Erano stati plasmati così da tante esperienze passate da quella giovanile e familiare a quella scolastica, dall’impegno nella Segreteria Ducale al servizio dei poveri nella parrocchia di S. Agnese dove erano nati. Sembra quasi che la Provvidenza li abbia voluti preparare a quanto faranno in futuro segnando loro i campi di intervento”. 

La situazione, in Venezia, della povera gente e specialmente l’abbandono dei giovani, “quella povera figliolanza dispersa” come essi affermano, fa breccia nel loro cuore e la vivono fino a farla vita della loro vita. Non importa più niente, è chiara la missione affidata loro da Dio: “esser padri di quei giovani”, (Juventutis vere parente). È un imperativo che insiste, si fa vivo e che lasceranno come eredità preziosa a quanti li continueranno.  E sarà questa, finalmente, la scoperta di un sentire che bussava alla porta del loro cuore da sempre e che da ora, sacerdoti, diventerà certezza e volere di Dio. A noi profani potrebbe sembrare una strana avventura od una realtà rischiosa; per loro, invece, persone di fede, quella fede stessa diventerà sostegno e forza per orientare tutto e affidarsi alla Provvidenza. Il loro abbandono in Dio sarà totale l’adesione senza riserve e senza titubanze. 

Ora, le loro doti umane e spirituali le dedicheranno a sostenere quelle scelte per noi impossibili.  La loro intelligenza aperta e vivace li aiuterà a interpretare gli eventi e le difficoltà. La pazienza esercitata da giovani per le lunghe aspettative legate all’obbedienza e al rispetto del padre infermo diventerà insieme calma di discernimento di preferenze per interventi opportuni e tempestivi. C’è bisogno di dare speranza e ringiovanire una società impelagata nel vizio che ha dimenticato i valori cristiani e la moralità di un tempo.  

Capiscono che per elevare lo stato di povertà della gente sfiduciata e scoraggiata non basterà occuparsi soltanto del corpo e dei mezzi di sussistenza per vivere ma occorrerà elevare la parte più profonda della persona: religiosità, cuore, intelligenza. Diventeranno educatori entusiasti di mente e di cuore e padri di quella gioventù dedicandosi gratuitamente a quei giovani poveri che non avevano altro che niente. Le persone più adatte diventeranno proprio loro, i giovani e, tra questi, si prenderanno a cuore i più sbandati e disorientati dal vizio, dalla ignoranza e dalla nullità. 

C’è una certezza nei due fratelli questi, rieducati ai valori e al sentire cristiano e istruiti con la scuola a loro negata in quel tempo, diventeranno patrimonio di novità e di speranza per un avvenire diverso e per il cambiamento della società adagiata e annullata nell’inerzia. Occorrono persone e mezzi per far questo. 

Per le persone saranno i due fratelli i primi educatori e, per una continuità educativa e appassionata per questi ideali, fonderanno la Congregazione delle Scuole di Carità, per i mezzi ci sarà il patrimonio di famiglia, il chiedere l’elemosina come poveri tra poveri e la fiducia illimitata nella Provvidenza.  

P. Diego Dogliani, CSCh