Una vocazione adulta, nata nella vita concreta
Sono passati circa quindici anni dall’ultimo Anno Vocazionale, celebrato in Congregazione nel 2010. Ora il Superiore generale indice un altro Anno Vocazionale, dal 2 maggio 2026 al 2 maggio 2027, nel ricordo dei 220 anni di ordinazione sacerdotale di P. Marco Cavanis, all’età di 32 anni. P. Marco è una vocazione adulta, maturata in famiglia e nel servizio responsabile alla Chiesa e alla gioventù veneziana, insieme al fratello padre Antonio. Il discernimento vocazionale negli adulti non è frutto di calcoli o di formule, ma di responsabilità della propria vita, di “manifestazioni” del Signore e del suo amore discreto, che va oltre ogni calcolo o progetto.
Le manifestazioni del Signore nella quotidianità
P. Marco, nei suoi scritti, con la sua abituale precisione, elenca alcune di queste “manifestazioni”: amava i giovani con il Cuore di Cristo e nei giovani il Cristo si è rivelato. La razionalità da sola non basta a spiegare ciò che accade dentro una persona quando ama. É l’amore di Dio che non si trova nei manuali, ma nella luce particolare di certe sue “manifestazioni”, nella quotidianità.
Fede e ragione nel cammino dell’adulto
Non si deve mai separare la fede dalla quotidianità. Fede e ragione, negli adulti, sono due strumenti, entrambi necessari, per esplorare il senso della vita. La fede di P. Marco è un modo di guardare le cose, un atteggiamento interiore, proprio di chi cerca sempre di “capire” l’azione della Provvidenza divina nella quotidianità. L’essere umano è un cercatore di “senso”, attento alle “ispirazioni spirituali”. Il voler capire le cose e la fede, cercano entrambe la verità su se stessi.
Il ruolo del fratello Antonio nel discernimento
Padre Marco, uomo d’intelligenza vivace e di sana autoironia, nella convivenza con il fratello Antonio, ha scoperto l’azione dello Spirito che l’ha condotto a cercare un senso per la sua vita. La sua curiosità era una forma di gratitudine ai genitori al fratello Antonio che gli camminava accanto, e lo aiutava ad ascoltare e scoprire l’azione della grazia e la volontà del Signore nella quotidianità.
Padre Antonio, con discrezione e bontà, dopo i genitori, è stato come un secondo formatore per il fratello Marco. San Paolo aveva ricevuto la migliore formazione a Tarso e a Gerusalemme “alla scuola di Gamaliele, nelle più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio” (At 22,3). Eppure, una volta conquistato da Cristo, ha avuto bisogno di altri formatori con un’esperienza personale di Cristo.
L’importanza dell’accompagnatore formativo
Nel Decreto di indizione dell’Anno vocazionale, il Preposito, mette in risalto l’esempio e l’azione di p, Antonio con il fratello Marco, e l’importanza determinante “dell’accompagnatore formativo, per la maturazione e consolidamento della vocazione”. La “mancanza di vocazioni e di perseveranza” non dipende dal Signore che non smette mai di chiamare, ma oggi, soprattutto nella nostra Congregazione, dalla mancanza di umili e fedeli accompagnatori che fanno volentieri questo servizio, testimoni esemplari nella passione educativa di “tanta povera figliolanza dispersa”, per “formare Cristo” (Gal 4,19) nei giovani in cammino vocazionale, e formarsi insieme a loro, “agli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5).
Responsabilità, crescita e fedeltà vocazionale
“Preghiamo il padrone della messe che invii operai alla sua messe”, ma chiediamo anche accompagnatori responsabili che non si lasciano “uniformare al mondo presente”. Compagni di viaggio che si “trasformano continuamente nel rinnovamento della coscienza”, in modo da poter discernere “che cosa Dio vuole, cos’è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,1-2), capaci di assumere una visione di fede del mondo, della storia, delle persone.
La maturazione delle vocazioni adulte, in autonomia e responsabilità, non si improvvisa. C’è un tempo di crescita da rispettare, tappe da percorrere, crisi da superare, motivazioni da rendere trasparenti. La crescita vocazionale, mediante i processi di identificazione con il carisma dell’Istituto e la sua spiritualità, avviene nel “cuore” della persona, dove si toccano gli affetti, i sentimenti, le convinzioni, le motivazioni. Non si riduce solo alla trasmissione di contenuti e comportamenti, ma conduce alla presa di coscienza e alla responsabilità di ciascuno per la propria e l’altrui vocazione e formazione.
P. Diego Spadotto, CSCh