Il Padrone della messe continua a chiamare alla vita consacrata giovani che hanno il coraggio di dire “no” al dono della vita solo per se stessi, che non accettano compromessi e condizionamenti da parte di quei religiosi che hanno perso la speranza e la capacità di sognare.
Religiosi che parlano di fine della vita religiosa, perché lo spirito missionario per l’evangelizzazione dei giovani si è spento in loro. Lo Spirito Santo parla ancora attraverso il profeta Gioele: “I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni”.
Una chiamata che non nasce da noi
Non si sceglie di diventare missionari, si è scelti. Se il Signore ti chiama, è per una vita meravigliosa; se non ti chiama, e tu racconti che devi consacrarti, allora è la fine.
La vocazione nella fede è una proposta radicale e completamente alternativa, non serve a scimmiottare le cose del mondo. Se gli anziani non sognano più e i giovani non hanno visioni e non profetizzano, manca l’aria di vita a tutta la Congregazione.
Dalla periferia si vede meglio la Congregazione
Oggi, la realtà della Congregazione si vede meglio dalla periferia che dal centro. I giovani religiosi non “obbediscono” più alla presunta esperienza dei “vecchi”, portatrice di tristezza, pessimismo, mancanza di speranza.
Religiosi invecchiati nella tristezza, che non hanno più nessun contatto con i giovani, non sognano più, si sono dimenticati che i Fondatori, fino all’ultimo giorno della loro vita, sono rimasti a contatto con i giovani, sognando aperture missionarie.
Una Congregazione che esce da se stessa
I giovani religiosi hanno visioni di una Congregazione che accoglie, che tiene le porte aperte, che cerca i bambini e i giovani per nuove strade, che è capace di uscire da se stessa.
Con Papa Francesco, preferiscono una Congregazione “accidentata, ferita per essere uscita per le strade”, piuttosto che una Congregazione asfittica, malata e senza speranza. Si brancola nel buio, si diventa burattini in mano a un destino creato da noi stessi tessendo tristezza, e non spiritualità missionaria.
Il tempo di ravvivare il fuoco
È tempo di riscoprire lo spirito missionario per l’evangelizzazione dei giovani che ci è stato dato, e che ha dato frutto a tempo opportuno. Dopo il Concilio Vaticano II, si è riacceso il fuoco missionario di P. Marco Cavanis, che desiderava “andare anche in America”, per salvare un giovane.
Questo fuoco missionario è stato poi ravvivato con il Giubileo dell’anno 2000 e il Bicentenario di Congregazione 2002. In questi ultimi anni ci sono stati molti tentativi per spegnere questo fuoco, allegando motivazioni di sfiducia, crisi di perseveranza, mancanza di pastorale vocazionale.
Piccoli gruppi, grande spirito missionario
Ora il fuoco missionario va ravvivato in ogni parte territoriale per iniziativa di qualche religioso che forma piccoli gruppi di laici alla spiritualità missionaria.
Il fuoco missionario è ancora acceso grazie ai laici in Italia e in Brasile con “Amicizia Lontana” e “Entra na alegria da Missao”. Queste due belle realtà possono essere di ispirazione per altre parti territoriali per formare piccoli gruppi di laici alla vera spiritualità missionaria, non legata solo a “raccolta soldi”, per costruire “cattedrali nel deserto”.
Uno in Cristo, uniti nella missione
Papa Leone invita i religiosi a ravvivare prima in se stessi il dono della spiritualità missionaria, e a contagiare poi i laici a impegnarsi nella “guarigione del nostro mondo, così pieno di tensioni, conflitti e guerre”.
Nello spirito dell’Anno vocazionale facciamo la nostra parte per “tanta povera gioventù dispersa”, con umile vitalità carismatica e preghiera, in modo particolare “dove l’annuncio del Vangelo è agli inizi o dove la Chiesa è ancora giovane”. “Uno in Cristo, uniti nella missione”.
Padre Diego Spadotto, CSCh