“In Illo uno unum”, nell’unico Cristo siamo uno

Vocazione, comunione e reciprocità missionaria al servizio della povera gioventù dispersa.

Nel 2027 ricorderemo i 170 anni dell’arrivo dei Padri Cavanis a Possagno e nel 2028 i sessant’anni dall’inizio dell’esperienza missionaria e vocazionale in Brasile. In questi anni, poi, la Congregazione ha fatto altre aperture missionarie e vocazionali in Africa e Asia.

Il Preposito, nella sua ultima lettera, ricorda che il dono della vocazione, nel servizio evangelico alla “povera gioventù dispersa”, è la forma migliore per creare una cultura vocazionale.

Tre domande per rileggere il cammino

In vista di questi giubilei è opportuno riflettere su tre argomenti: 1. Come abbiamo accompagnato, in questi anni, l’evoluzione della società e della Chiesa nella pastorale vocazionale? 2. La collaborazione e corresponsabilità con i laici, nell’efficace esercizio della paternità educativa, è aumentata? 3. Quali legami di reciprocità missionaria si sono sviluppati tra le varie parti territoriali?

La reciprocità presuppone un circolo virtuoso: “io ti aiuto adesso perché tu possa un domani aiutare me”.

Una paternità educativa per l’era digitale

Papa Leone ci orienta nella riflessione con la Magnifica Humanitas, per rivedere insieme ai laici collaboratori l’esercizio della paternità educativa nel prevedere, prevenire e provvedere un’“Alleanza educativa per l’era digitale”: “le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo”.

Il discernimento che siamo chiamati a compiere riguarda tutti e interpella la missione della Congregazione.

Sinodalità, trasparenza e corresponsabilità

Papa Leone offre “chiavi preziose” di lettura anche per la pastorale vocazionale e l’unità tra le diverse parti, per evitare la tentazione della frammentazione o che prevalgano interessi particolari.

L’unità di intenti non nasce spontaneamente, richiede esercizio di sinodalità, reciprocità, decisioni prese nella trasparenza e nella corresponsabilità, per una Congregazione unita, libera e fedele.

Fede viva e creatività

Per adattare a questo tempo la pastorale vocazionale e alimentare la comunione e la reciprocità tra le diverse parti territoriali, abbiamo bisogno di fede viva e creatività, non di visioni rigide e ristrette o di una presunta superiorità numerica.

L’unità cresce con la conoscenza reciproca e l’interesse per la crescita omogenea di tutte le parti, cercando punti d’incontro dove ogni parte diventa per l’altra aiuto concreto di crescita.

Nell’unico Cristo siamo uno

Nel ricercare “In Illo uno unum”, nell’unico Cristo siamo uno, spetta a ogni confratello farsi costruttore di unità, mettendo Dio al centro della propria esistenza e l’attuazione concreta del carisma insieme ai laici, in ogni parte territoriale.

La corresponsabilità favorirà la crescita vocazionale, facendo di tante “stanze isolate” un’unica casa accogliente. Nessuna parte territoriale è così povera da non avere qualcosa da donare: la povera vedova del Vangelo aveva solo due monetine e ha donato più di tutti.

Costruttori di comunione

Il Preposito, che è il garante dell’unità, ha bisogno di sentire, da parte di tutti i confratelli, franchezza, lealtà e un sostegno “forte, esplicito e pubblico”: nessun servizio può essere vissuto da solo.

Ogni confratello è chiamato a essere “costruttore di comunione” non sulle proprie idee personali, ma sul Vangelo, per “riconoscere i segni di speranza che crescono nel silenzio”, senza ignorare fatiche, incomprensioni e resistenze.

Guardare la realtà con gli occhi della fede

La comunione non è un risultato acquisito, va sempre cercata in una costante conversione.

Nei nostri incontri, prima di domandarci cosa fare, occorre sostare davanti alla realtà, guardarla con gli occhi della fede, lasciarsi interrogare dall’ascolto dei fratelli e della gioventù.

P. Diego Spadotto, CSCh

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