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La cultura della Fraternità come risposta al virus delle divisione e dell’egoismo

Papa Francesco con l’Enciclica “Fratelli tutti”, ci invita a ricostruire fraternità, attraverso rapporti interpersonali di stima e di solidarietà.

Formazione.
Formazione.

In questo tempo di pandemia, percepiamo, più che mai, che anche le nostre realtà Cavanis sono un microcosmo di vita e di sofferenza, con forti spinte all’isolamento e all’indifferenza. Per far fronte a questa situazione, Papa Francesco con l’Enciclica “Fratelli tutti”, ci invita a ricostruire fraternità, attraverso rapporti interpersonali di stima e di solidarietà, in un dialogo costante, prodigandosi con generosità nel servizio mutuo. Papa Francesco, non si limita a considerare la fraternità come uno strumento o un auspicio, ma delinea una cultura della fraternità da applicare a tutte le relazioni: tra popoli, culture, razze, religioni, rapporti interpersonali, e anche con la natura e l’ambiente, secondo lo spirito di San Francesco di Assisi che chiamava fratello e sorella il sole e la luna, gli animali e le piante. La fraternità è un comportamento che toglie ogni barriera e divisione dal cuore e dalla mente, liberandoli da pregiudizi e ostacoli. La fraternità ha una funzione essenziale nella costruzione di una società più sana e più giusta, attraverso il “dialogo, l’accoglienza, il rispetto della diversità, la gentilezza e la bontà. La bontà non è un mestiere qualunque: si può imparare, richiede dignità, responsabilità e fedeltà per agire per il bene di tutti.

Oggi è necessario attivare, “una specie di servizio per l’emergenza”, per captare la sofferenza che scaturisce dalla pandemia, riconoscerle un significato, integrarla in un progetto esistenziale, renderla un’opportunità di crescita. Questo servizio si propone di sollecitare risposte a quello che viene chiamato il “terremoto dell’anima”, attivando una “prossimità da buoni samaritani”, prendendoci cura gli uni degli altri.  Assistiamo a continue accelerazioni di paura che genera violenza e indifferenza. La violenza repressa è nell’uomo da sempre e nei momenti di crisi si manifesta in mille modi diversi. In questo clima di pandemia e di continui focolai di violenza e indifferenza, aumenta la fatica di “crescere bene”. Bisogna “Dare parole al dolore, il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi” (Shakespeare). L’Enciclica “Fratelli tutti” è un invito a far sì che le sfide che stiamo affrontando facciano emergere dalla nostra interiorità le forze migliori, per una vera fraternità solidale. Da questa pandemia possiamo venirne fuori più forti e meno rassegnati, più abili e più umani. “Fratelli tutti” indica una fratellanza che va oltre il concetto moderno di “solidarietà”: siamo tutti abitanti della stessa terra con uguali diritti e doveri e “tutti godiamo del tempo che ci è dato di vivere”. Oggi, purtroppo, il “bene comune” e la “casa comune/Terra” sembrano essere meno comuni, la globalizzazione nasconde interessi economici e finanziari contrari al bene comune e alla Casa comune, la maggior parte delle persone svolge solo un ruolo di consumatori o spettatori passivi.

Nella attuale cultura del progresso senza limiti, enormi parti dell’umanità e della natura devono essere sacrificati e diventano scarti e aridi deserti di rovine. L’essere umano diventa una “funzione tecnica”. La pandemia ha messo in luce l’enorme debolezza dei sistemi politici e delle organizzazioni internazionali e il progressivo degrado del pianeta Uomo e del pianeta Terra. qualsiasi invito a tornare  a quella che definiamo normalità è semplicemente da insensati così come una visione di crescita illimitata non significa sviluppo. Dio ha affidato all’uomo l’amministrazione della Natura ma l’uomo é diventato un amministratore che si è fatto padrone dispotico. Apparteniamo alla Terra non ne siamo padroni. Ora si tratta di riprendere la strada partendo dai nostri limiti non più dal nostro strapotere. Si deve costruire un nuovo sistema di vita non più con arroganza, ma con senso del limite, con gentilezza, al femminile, dice Papa Francesco. La donna è la prima pietra della ricostruzione, come Maria é la prima pietra dell’Incarnazione e della salvezza. Gesù insegna come affrontare le tentazioni della attuale prepotenza e del non volere limiti, dell’attuale “uomo economico”, l’uomo della pancia, del benessere materiale, del “solo pane”; dell’uomo “spirituale” che si serve di Dio per essere più grande di Dio stesso, l’uomo dei miracoli tecnologici che lo riducono in schiavitù; l’uomo politico, quello che dall’alto della montagna vede passare tutti i regni della terra, può averne il dominio, a una condizione: che si prostri e strisci per terra rinunciando alla sua dignità e alla sua vera grandezza di figlio di Dio.

P. Diego Spadotto CSCh