La mia esperienza in quanto Direttore della Scuola Cavanis Chioggia

Missione educativa Cavanis: difficoltà e opportunità di educare in tempo di pandemia.

In questo articolo racconterò in poche righe più di un anno di gestione di una scuola in tempo di pandemia. Per me questo tempo rappresenta circa il 70% della mia esperienza complessiva di gestione di una scuola, visto che prima di arrivare al Cavanis facevo tutt’altro. Se questo sia stato un vantaggio o meno, non lo so dire; posso affermare però, in premessa all’articolo, che lavorare a Chioggia è una sfida e un test per verificare quanto tu sia adatto a confrontarti con una città così bella e in chiaroscuro da sembrare un quadro del Caravaggio. 

Siccome in questi articoli è inevitabile distribuire complimenti a tutti, studenti, docenti, genitori, personale, per la disponibilità, per l’impegno, per la collaborazione, per la costanza e per la forza, li faccio qui e subito, perché sono dovuti e sinceri e perché poi, forse, la scrittura sarà più fluida.

Questo articolo riguarda l’esperienza di direzione, ma un inserto alla fine è stato scritto dalle due professoresse citate tra gli autori, in rappresentanza di tutto il corpo docente, perché raccontare la mia esperienza senza la loro, sarebbe stato davvero poca cosa.

L’organizzazione

Ci sono stati due momenti rilevanti che hanno richiesto un impegno organizzativo fuori dal comune: quello di inizio pandemia, con la chiusura della scuola e tutto quello che ne è seguito; quello di inizio anno 2020/21 quando ci si è dovuti attrezzare per una ripartenza in sicurezza.

Inizio pandemia

È stato il momento più difficile. Da un giorno all’altro la scuola è stata chiusa e si è dovuta organizzare in pochissimo tempo per una Formazione completamente a Distanza. Il fatto di aver già predisposto la piattaforma Google Suite per una sua utilizzazione nella comunicazione interna ha facilitato molto l’introduzione dei nuovi strumenti di Didattica online. Ciononostante, è stata davvero una corsa contro il tempo, coi docenti che in pochi giorni hanno dovuto letteralmente inventarsi un nuovo ambiente di lavoro. Onore al merito! Il CFP Cavanis è stata una delle prime scuole a partire in Veneto e una delle pochissime a completare l’intero ammontare delle ore di formazione previste per ciascun studente (990) senza sostanziali ritardi. 

Rivedendo il tutto con gli occhi di oggi (sembra passato un secolo) il lavoro di avviamento ha prodotto un entusiasmo generalizzato, un senso di appartenenza, una voglia di mettersi in gioco che poi via via, soprattutto col nuovo anno, si sono progressivamente spenti. I ragazzi e le ragazze hanno risposto bene ma in maniera discontinua e talvolta incomprensibile: alcuni dei più sfaticati hanno rivelato insospettabili qualità; altri, tra i migliori, si sono letteralmente persi. 

Nel bene e nel male l’anno si è concluso con una sanatoria generalizzata, ampiamente preannunciata dal governo di allora, che ad alcuni ragazzi non ha fatto per niente bene e quest’anno ne abbiamo avuto ampia conferma.

L’inizio del nuovo anno 2020-21

Dopo l’estate, quando ormai sembrava che il peggio fosse alle spalle, ci si è ritrovati riposati e con rinnovato entusiasmo. La scuola è stata riorganizzata per ripartire in sicurezza. Sono state recuperate tre nuove aule svuotando e ripulendo tre vecchi magazzini. È stato realizzato lo spazio di attesa Covid da una sorta di sgabuzzino attiguo alla palestra. È stata predisposta tutta la segnaletica necessaria, preparate le aule coi giusti distanziamenti, organizzata una didattica mista (in presenza e a distanza) per l’unica classe troppo numerosa (27 ragazzi) per essere ospitata in un’unica aula. Anche in questo caso, come in tutti i momenti in cui si deve lavorare anche di braccia, si è creato un bello spirito di collaborazione tra studenti e insegnanti. Poi pian piano tutto è diventato normale (o normalmente anomalo) e con la normalità si è insinuata la noia e un senso di rivalsa: insomma … basta FAD! Basta restrizioni! Basta mascherina!

Fortunatamente il Cavanis non ha mai chiuso completamente, potendosi tenere i laboratori aperti, altrimenti sarebbe stato un disastro. C’è poco da fare: la FAD è strumento utile ma non si può abusarne: le persone, i giovani, hanno bisogno del contatto, di guardarsi negli occhi. Chi capisce chi sta guardando chi, durante una conferenza meet o zoom

Studenti, famiglie e docenti

È stato davvero difficile mantenere il contatto e stimolare l’interesse dei nostri studenti. In questo caso è venuto in aiuto il vero spirito Cavanis, il carisma, che bene o male è in tutti noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Credo che i genitori odino vedere il numero del Cavanis comparire sul loro cellulare, ma adorino questi insegnanti che ogni santo momento li chiamano per “raccontargli” cosa stanno facendo le loro figlie e i loro figli. Questa sì che è dedizione e cura, altro che comunicare con un registro elettronico.

Vincenzo Giannotti, Direttore del Centro di Formazione Professionale Cavanis di Chioggia