La scuola dopo la pandemia: un pensiero di speranza

Dobbiamo considerare questa pandemia un monito, un campanello d'allarme per indurci a cambiare modelli, comportamenti e stili di vita.

La parola chiave è “Speranza”. In momenti come questi, è la virtù teologale fondamentale, la vera ancora di salvezza per mantenere la Fede nella Carità. Le nuove tecnologie possono essere di grande aiuto, senza idolatrarle, considerandole come strumenti al nostro servizio e non viceversa.
La parola chiave è “Speranza”. In momenti come questi, è la virtù teologale fondamentale, la vera ancora di salvezza per mantenere la Fede nella Carità. Le nuove tecnologie possono essere di grande aiuto, senza idolatrarle, considerandole come strumenti al nostro servizio e non viceversa.

Gran parte dell’umanità è stata flagellata da questo virus ovunque, in maniera più o meno drammatica. La scuola, a causa della pandemia, è stata profondamente destabilizzata e sarà chiamata a essere, per il prossimo futuro, una protagonista centrale della rigenerazione dell’educazione e della relazionalità. Anche sulla scuola si giocherà il futuro della nostra società caratterizzata da una profonda crisi già in atto prima dello scoppio di questa epidemia.

La parola chiave è “Speranza”. In momenti come questi, è la virtù teologale fondamentale, la vera ancora di salvezza per mantenere la Fede nella Carità. Il mondo in cui ci ritroviamo a vivere è arido di possibilità relazionali e la disgregazione scolastica a cui sono sottoposti minaccia il loro futuro. I giovani hanno bisogno di sentirsi protagonisti nel mondo, per non subirlo, per non essere preda di smarrimento. 

Al tempo stesso, vanno stimolati a trasformarlo senza evasioni, senza illusioni, mettendosi in gioco interamente. Occorre una trasformazione complessa e articolata che potremmo definire “adattamento della scuola” che deve confrontarsi con la globalizzazione, deve far riscoprire il senso della convivenza civile, la prevenzione della degenerazione dei conflitti e della violenza, la coesione sociale. 

Le nuove tecnologie possono essere di grande aiuto, senza idolatrarle, considerandole come strumenti al nostro servizio e non viceversa. Esse possono contribuire molto all’aggiornamento della didattica, ma non dobbiamo dimenticare che l’ispirazione dell’attività formativa Cavanis è docile al soffio dello Spirito ed ha come destinatari persone umane in crescita. Il carisma Cavanis deve rimanere il cuore ispiratore dell’azione volta a raccogliere la sfida educativa che ci sta davanti.

La conoscenza condivisa è fondamentale, è il perno del progresso, è ciò che ci rende meno vulnerabili di fronte alle incertezze e alle minacce globali, siano esse spontanee o provocate. Ma soprattutto questa emergenza ci ha fatto capire quanto siamo fragili, quanto fallace è la totale fiducia nella scienza e nella tecnologia. Senza spiritualità, senza un corretto rapporto con il Trascendente il rischio è di divenire preda dello sconforto e della paura di fronte alle prove della vita. Dobbiamo considerare questa pandemia un monito, un campanello d’allarme per indurci a cambiare modelli, comportamenti e stili di vita. Ciò vale sotto il profilo sociale, economico e culturale ma anche politico, perché anche dalla politica dipende la natura di una società e l’ordine che la regola.

Questa difficile esperienza è stata una prova che ha messo in luce il diverso atteggiamento di chi confida sempre nel Signore rispetto a chi non è abituato a fidarsi di Lui. L’auspicio per il dopo-pandemia è che la nostra società recuperi il fondamentale valore della Speranza radicata sulla Parola di Dio. Solo nel Signore, come recita il motto Cavanis (Sola in Deo sors), è il nostro destino e noi siamo chiamati a cercare prima tutto il Regno di Dio e la Sua giustizia. Il resto, ci verrà dato in aggiunta (Mt 6,33).

Maurizio Del MaschioDirettore Responsabile