Le nuove vocazioni, speranza di futuro! 

I seminari sono luoghi privilegiati per far germogliare una vocazione.

La priorità delle vocazioni

Le nuove vocazioni, speranza di futuro, devono essere una priorità per ogni congregato. Una famiglia senza figli non ha futuro: è come una pianta senza frutti, priva del seme che garantisce continuità nel tempo. È destinata a finire. Le vocazioni dovrebbero essere sempre presenti come primo segno di amore verso i Fondatori e la Congregazione, appassionando ogni religioso per tutta la vita.

Non esiste una sicurezza di successo, ma siamo chiamati tutti, nonostante le difficoltà, a farne la prima preoccupazione. Ho trascorso ventuno anni in un Seminario e desidero condividere questa esperienza.

Il valore della formazione seminaristica

Sono riconoscente alla Congregazione e agli educatori che mi hanno accolto nel Seminario minore in Toscana, offrendo le basi della mia formazione religiosa. Ho cercato di liberarmi dalle vedute personali e dai modi di fare di allora, per individuare quei valori che rimangono pilastri della formazione Cavanis: valori che superano tempi, persone e culture.

La prima richiesta che le vocazioni presentano è la presenza di persone animate dallo spirito profetico dei Fondatori e dall’amore per la missione della Congregazione e della Chiesa. La dedizione dei formatori, paziente e serena, incoraggia chi si affaccia alla prima esperienza seminaristica.

I seminari sono luoghi privilegiati per far germogliare una vocazione. Necessitano di sostegno, anche finanziario, per essere efficienti e rinnovati. Ma serve soprattutto l’entusiasmo e la collaborazione di tutti i congregati: non solo con la preghiera, importantissima, ma anche inviando persone ricche di umanità e spiritualità, capaci di far sperimentare ai giovani la gioia della donazione.

Nelle opere e nell’apostolato dovremmo avere cura particolare dei giovani, come insegnano i Fondatori, parlando spesso della bellezza della vocazione e del legame con i seminaristi. La vicinanza di tutti sostiene l’entusiasmo degli aspiranti, valorizza il loro impegno e incoraggia il sacrificio dei formatori, chiamati a un compito prezioso per la Congregazione e per la Chiesa.

Il Seminario Internazionale di Roma merita di essere valorizzato per il significato che assume oggi nella Congregazione. Tutte le parti territoriali dovrebbero sentirsi impegnate a inviare studenti desiderosi di frequentarlo: ciò dipende dalla nostra convinzione e da come ne parliamo.

La sua collocazione a Roma, centro della cristianità, è vicina ai luoghi dei Venerabili Fondatori e delle nostre tradizioni, dove sono ancora visibili le vestigia delle prime opere e i segni di un Carisma vissuto. La conoscenza della lingua italiana, parlata da tutti, favorirebbe un senso di unione e appartenenza tra confratelli impegnati in opere diverse e in nazioni differenti.

A Roma pulsa il sentire della Chiesa, della cultura cristiana e dello spirito missionario che ha educato interi popoli. Vi si respira la preoccupazione per l’evangelizzazione, che genera una mentalità aperta e universale, pronta alla donazione e all’attenzione verso i poveri.

Frequentare il Seminario Internazionale aiuterebbe a superare mentalità regionali e provinciali, che rischiano di dividere e irrigidire legami di patria o di opere, aprendo invece a una visione di mondialità. Per questo è necessaria una scelta condivisa che definisca comunità, organizzazione e impegno, superando ogni visione particolare.

La testimonianza dei congregati: stile Cavanis

Un’ultima riflessione riguarda la testimonianza dei congregati fedeli allo stile Cavanis lasciato dai Fondatori. Essi lo hanno trasmesso a noi, incarnato nella loro vita quotidiana: “Siamo due teste, ma un cuore solo”.

Questo amore nel sentirci e accoglierci come una famiglia, dove il padre si prende cura dei figli, siamo chiamati a incarnarlo ovunque: tra noi, nelle comunità, nelle opere. È lo stile che ci identifica e ci differenzia.

Sono convinto che occorra pregare, ma che la preghiera debba essere accompagnata dalla testimonianza di vita, manifestando con la carità fraterna la peculiarità del nostro distintivo. Questo vale dappertutto, ma ancor più nei seminari.

P. Diego Dogliani, CSCh – 96 anni (70 anni di sacerdozio).

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