Nel buio, una chiamata a ritrovare le nostre risorse
In quest’anno Vocazionale Cavanis, “nel buio congregazionale in cui temporaneamente ci troviamo, la nostra crisi può essere superata solo da noi stessi. Siamo noi le nostre risorse, non esistono soluzioni esterne”. In quest’anno, non siamo chiamati a far crescere il numero delle “vocazioni” alla Congregazione. Questo non dipende da noi ma dal “Padrone della messe che invia operai alla sua messe”.
Siamo invitati, invece, a essere profeti di una nuova pastorale vocazionale, adatta ai tempi che viviamo; a dare testimonianza di Vita consacrata e di una paternità educativa che privilegi l’efficacia dell’educazione più che l’efficienza. La nostra povertà di linguaggio sulla Vita consacrata e sul Carisma significa anche povertà di ragionamento e di impegno profetico. Con un nuovo linguaggio testimoniamo che la Vita consacrata non è una serie di rinunce fine a se stesse, ma pienezza di realizzazione come “veramente padri dei giovani”.
Un nuovo linguaggio per una nuova testimonianza
Sono poveri di ragionamento e impegno quanti ripetono sempre le stesse parole, vuote di significato, “la gente dice”, “vox populi vox Dei”, ma sono opinioni volatili e superficiali che oggi acclamano e domani condannano; “i giovani di oggi sono tutti violenti”. Volere ragazzi perfetti è un fallimento, non tiene conto della situazione di famiglie, educatori, scuola e di una società impaurita e repressiva, e della presenza dell’IA nel campo educativo, proposta per risolvere i problemi che l’intelligenza umana non risolve.
Basta poco per smentire queste ingenuità. Ora, per affrontare la sfida vocazionale saranno più che mai necessarie “perseveranza, determinazione, intraprendenza, resilienza, curiosità, discernimento, autostima e tolleranza, un arsenale più potente di qualsiasi arma”. La vita religiosa Cavanis ha perso significato per mancanza di “profetismo di paternità educativa”, anima del carisma. La sfida non è solo aumentare il numero di religiosi, ma anche trovare le cause della fragilità della formazione continua, umana, psicologica, religiosa e morale dei religiosi già professi perpetui, e cercare un aiuto adeguato.
La pietra scartata e il luogo della missione
La Vita consacrata non gode oggi di molto credito, non è più considerata utile e profetica; i laici possono fare le stesse cose che fanno i religiosi, e farle meglio. Secondo Papa Leone, coloro che hanno a cuore i più deboli e i giovani devono sempre ricordarsi che il cuore della missione è la “pietra scartata”. “Tanto più l’opera sarà feconda se (i religiosi) si uniformeranno allo stile di Gesù, il quale, pur scartato dai suoi contemporanei … perseverava nel cercare le pecore scartate, si sedeva a tavola con loro”.
I religiosi, “pietra scartata” dalla mentalità di questo mondo, trovano il luogo teologico della loro missione tra gli scartati dalla società, non tra i potenti che considerano i deboli “spazzatura della storia”. “Non fatevi cercare, fatevi trovare”, aggiunge il Papa. E continua: “Non accomodarsi nei privilegi. Armonizzare le differenze, accogliere, ascoltare, perdonare… non inseguire, protagonismo e mondanità. La missione è unica e deve necessariamente essere sinodale, coinvolgendo tutte le figure che concorrono all’annuncio evangelico secondo i vari carismi e ministeri. Fondamentale l’apporto dei laici per ridare speranza e motivazione a un mondo ferito e disorientato”.
Verità, unità e amore nel servizio ai giovani
Convertirsi a Dio, per noi Cavanis, significa servire i giovani come “collaboratori di Dio”, nella certezza che nessuno, dice Gesù, “li strapperà dalla mia mano” (Gv 10,27-28). Tutto questo esprime bene il senso e il dono che una congregazione religiosa costituisce per la Chiesa. “La vita consacrata si pone nel cuore stesso della Chiesa come elemento decisivo per la sua missione, giacché esprime l’intima natura della vocazione cristiana” (San Giovanni Paolo II).
In “unità di servizio”, aggiunge Papa Leone, tre sono i valori centrali, anche per i Cavanis, nelle attività parrocchiali, nelle scuole e missioni: verità, unità, amore. Verità di vita davanti a Dio e alla propria coscienza. Unità di ideali e progetti nella vita comune rispettosa della dignità della persona, in continua conversione. Amore di Dio “che è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5,5), nell’impegno di vita e di servizio, “buon profumo di Cristo” che attira i giovani al Padre.
P. Diego Spadotto, CSCh