NATALE A CABO DELGADO – MOZAMBICO

"Un Natale celebrato nella semplicità e vissuto tra la paura e la speranza"

Per i circa 800.000 sfollati del territorio di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, il Natale è stato vissuto con ansia ma perché incombeva la minaccia del terrorismo: le persone vivono nella paura, nell’insicurezza. Temevano per il loro futuro.

Abbiamo ancora, nella diocesi di Pemba e nelle diocesi limitrofe, più di 800.000 sfollati dell’interno a causa del pericolo di attentati terroristici a Cabo Delgado e già, da qualche giorno, anche nel nord della provincia di Niassa. Giorno dopo giorno al numero di sfollati si aggiungono sempre nuovi gruppi di persone che vanno alla ricerca di un rifugio.

È chiaro che i terroristi islamici operanti nel nord del Mozambico continuano a diffondere paura e morte. Un esempio è stato il recente omicidio di un membro attivo della Chiesa cattolica locale: lo scorso 15 dicembre, uno dei catechisti della Comunità della nostra Parrocchia di San Giovanni Bosco di Macomia (Missione Cavanis) fu trovato mentre coltivava il suo piccolo pezzo di terra: è stato decapitato. Ciò dimostra come la situazione di insicurezza permanga tra le popolazioni di Cabo Delgado.

Ma se è vero che la difficoltà maggiore è stata vissuta da chi è dovuto fuggire nei villaggi vicini alla zona del conflitto, è altrettanto vero che le loro celebrazioni si sono svolte con grande cura.

Gli sfollati stanno ancora cercando di sopravvivere, trascorrendo Natale e Capodanno in queste condizioni, senza cibo in tavola, senza potersi divertire e senza la possibilità di socializzare che di solito avevano nelle loro zone di origine. Ma vivranno con la speranza che il futuro riserverà giorni migliori.

Nelle zone dove il terrorismo ha colpito vi sono i missionari (è il caso della nostra Parrocchia San Giovanni Bosco di Macomia e delle sue comunità). i cristiani che si trovano nei villaggi non colpiti hanno festeggiato il Natale solo con la liturgia della Parola, senza la celebrazione dell’Eucaristia.

Con così tante persone che vivono in modo precario, la Chiesa si sforza di uscire e incontrare chi non ha più nulla. Io stesso, padre Jeancy Kayaba, ho trascorso parte del giorno di Natale con gli sfollati insieme all’arcivescovo Antonio Juliasse, che quest’anno ha guidato la Diocesi dopo che il suo predecessore, Mons. Fernando Luiz Lisboa, fu inviato in Brasile da papa Francesco a causa delle ripetute minacce di morte che aveva ricevuto.

Diversi missionari sono stati assieme alla gente nelle rispettive parrocchie e missioni per offrire ai bambini almeno la gioia di vivere il Natale accanto ad essi, non essendo per i piccoli la possibilità di ricevere doni dai genitori: così i missionari hanno fatto questo gesto di generosità molto gradito dai bambini.

Aspettando con gioia l’arrivo del nostro confratello, il diacono Jude Herve T. Balondo, per fare parte della comunità Cavanis del Mozambico, proseguo nell’accompagnare coloro che soffrono in questo contesto di guerra.

Tale situazione a Cabo Delgado persiste purtroppo da più di tre anni continuando a causare morti e centinaia di migliaia di sfollati dell’interno. Con forza e speranza continuiamo però ad accompagnare la gente.

Vi auguro un buon 2022 con la gioia di celebrare insieme il grande giubileo dei 250 anni della nascita del venerabile Padre Antonio Cavanis, uno dei fondatori della nostra Congregazione delle Scuole di Carità/Istituto Cavanis.

Un abbraccio!

P. Jeancy Kayaba, CSCh – Pemba – Mozambico.

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