Nel cammino Sinodale “finché si è inquieti si puó stare tranquilli”

l Sinodo è per i Cavanis una provvidenziale occasione di ascolto dei giovani, per avviare un cambio di linguaggio e di atteggiamenti nella comunicazione della fede.

Il cammino sinodale non è un esercizio meccanico  di raccolta dati o una serie di riunioni e dibattiti, ma un esercizio di discernimento e di ascolto di tutto il popolo di Dio e specialmente dei giovani. “Molte volte il Signore rivela la migliore decisione per mezzo dei più giovani della comunità” (San Benedetto) e San Paolo raccomanda di “non spegnere lo Spirito, di esaminare tutto e scegliere ciò che è migliore”. 

Il Sinodo è per i Cavanis una provvidenziale occasione di ascolto dei giovani, per avviare un cambio di linguaggio e di atteggiamenti nella comunicazione della fede. Il linguaggio attuale è quasi incomprensibile da parte dei giovani. Il Sinodo ci faccia riscoprire l’inquietudine agostiniana: “Finché si è inquieti si può stare tranquilli”,  e ci faccia “chiedere perdono alle grandi domande che i giovani ci fanno per le piccole risposte che diamo loro”. Prima di parlare ascoltiamo i ragazzi con cuore paterno, come ci insegnano i Fondatori.

C’è sempre troppa fretta di catechizzarli e criticarli. Aiutiamoli a scoprire la bellezza di fare delle scelte prima di presentare loro degli obblighi. Accettiamo umilmente le loro provocazioni e critiche.

Quando li invitiamo a partecipare e ad assumere responsabilità ci troviamo davanti a due categorie di giovani: quelli che fuggono e quelli che cercano, ma non sanno bene cosa cercano. A volte, quelli che fuggono smettono di fuggire e cominciano a cercare, a essere presenti a se stessi, senza scappare dalla realtà per paura di non esistere o di cambiare abitudini, versione rassicurante della paura. 

Molti giovani cominciano troppo presto nella vita ad essere infelici perché non riescono a capire che “non si vive né si muore per se stessi” ma per qualcuno, e che l’unico modo per curare il proprio dolore è occuparsi di quello degli altri. Tutti abbiamo problemi ed eliminarli è impossibile, si può affrontarli insieme, l’importante è non trasformare i giovani e i ragazzi in problemi. I Fondatori, uomini creativi, hanno saputo valorizzare il tempo che i giovani passavano nell’oratorio, nelle varie attività ricreative e culturali e specialmente nella scuola, per non ridurla alla somma di istruzione e prestazioni.

Veri educatori, sapevano che non si insegna niente a nessuno se non si conosce la persona a cui tentiamo di insegnare. La conoscenza che non serve per prendersi cura di sé e degli altri non è conoscenza, ma violenza.

Spesso si perde tempo a fare domande per vedere ciò che non sanno, ma la vera arte è far sì che scoprano loro ciò che sono capaci di sapere. Ci si prende cura più dei nostri programmi che dei ragazzi, così essi, purtroppo, riconoscono l’autorità solo sulla base dei ruoli. La cosa importante è interrogarsi e non perdere mai una sacra curiosità verso il mistero che è in ogni ragazzo. Gesù non ha fatto studi particolari per interessarsi delle persone, si immedesimava nella realtà e nella vita delle persone che incontrava. 

Sembra che ci siamo dimenticati da dove veniamo come Cavanis, e ora non sappiamo bene dove andare nella nostra missione educativa. Abbiamo dato per scontato che la cultura cristiana della attuale società fosse pregna di Vangelo, ma così non é.

La società ormai è come un palcoscenico dove le persone sono degli attori che hanno le loro uscite e le loro entrate in scena. E ognuno nel tempo che gli è dato recita molte parti, prima che cali il sipario e tutto finisca senza applausi. Si é ridicoli quando si vuol apparire quello che non siamo.

Nel cammino sinodale bisogna trovare il coraggio di spogliarsi dei travestimenti, per riconoscersi uguali agli altri nelle paure, nei limiti e nella fatica di vivere la missione educativa.

Come educatori ci guadagneremo di più a farci vedere come siamo, anziché cercare di apparire qual che non siamo. Educhiamoci alla verità di noi stessi in quegli incontri inutili “sui giovani” dove si fanno proposte a riguardo della nostra missione educativa, che tutti sono chiamati a votare, puro meccanismo svuotato di qualsiasi contenuto. Si cerca una maggioranza che approvi un “documento”,  che nessuno leggerà mai. Perdite di tempo, perché a nessuno interessa un vero cambiamento ma che tutto funzioni “come prima”. Speriamo che i giovani, oltre che a compatirci, ci aiutino a essere inquieti e ad ascoltarli.

P. Diego Spadotto, CSCh