“Non giochiamo a fare gli ultimi se non intendiamo esserlo per davvero”

Un distacco inteso non come rassegnazione risentita, ma come libertà e semplicità, comporta che ci si convinca e si accetti di non essere più al centro dell’interesse degli altri, di non essere più considerati necessari.

Formazione.
Formazione.

La Parola di Dio, ci invita a scendere dal trono di una presunta integrità, sicuri di non aver sbagliato molte scelte. Anche nel campo della Chiesa ci sarà sempre buon grano e zizzania, fino alla fine. Nel tempo che ci è dato di vivere, siamo chiamati a contrastare la zizzania di scelte sbagliate,  investendo nella forza della grazia di Dio.

Siamo persone libere, inseguiamo la fedeltà a Dio e al carisma e non si accontentiamo solo di scappare dalla mediocrità.

La vita della Congregazione ha le sue strettoie obbligate, occorre di volta in volta decidere le scelte da fare, specialmente in questo tempo di pandemia. Chi si fissa sul suo minuscolo “io” persegue unicamente la sua ansiosa autoaffermazione.

Nel tempo della pandemia, con troppe ore in DAD, questa é la richiesta dei ragazzi e dei genitori: “Vogliamo la scuola vera”. La scuola vera, è quella che non solo insegna materie ma educa, allena alla convivenza, alla solidarietà, alla responsabilità. La scuola vera riunisce e accoglie, custodisce e protegge, orienta e anticipa il futuro. Vogliamo la missione vera Cavanis. La mancanza di un’identità chiara, forte e attuale a riguardo della missione Cavanis provoca smarrimento, confusione e stanchezza. Non si esce da questa situazione con l’autoreferenzialità o “parlandosi addosso”, citando documenti capitolari, come se fossero la lista della spesa.  

La vita ama fluire incessantemente nel dono di sé. I giovani offrono alla nostra fede di religiosi Cavanis uno spazio di fiducia, dove loro e noi ci si sentiamo accolti, pienamente noi stessi, liberi dalla pressione paralizzante di dover dimostrare qualcosa in più, oltre che al voler loro bene come ci hanno testimoniato P. Antonio e P. Marco Cavanis.

Il porsi alla sequela di Cristo comporta una dilatazione del cuore e un totale radicarsi in Dio del nostro fragile essere.

Se l’esperienza di vita religiosa porta al gonfiamento dell’io, il risultato sarà l’autoinganno e la cecità dell’anima. Chi rinuncia, invece, a ruotare sempre e solo attorno a se stesso, costui è in armonia con se stesso. L’uomo invecchia per legge di natura, ma il “modo” dipende anche da ogni singolo individuo. Anche quando anziani e pieni di acciacchi i Fondatori non hanno mai perso l’amore ai giovani e fino alla fine della vita si sono dedicati a loro. A ognuno spetta la propria vecchiaia e decidere in proprio il processo di invecchiamento. Non è una decisione facile ma è necessaria per non rimanere ancorati alla propria suscettibilità esasperata, all’animo amareggiato e indispettito. “Interroga i tuoi vecchi e te lo diranno” (Dt 32,7), interroghiamo i nostri Fondatori, “nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi, per annunciare la rettitudine del Signore”(Sal 92/93, 15).

Sapiente è il Cavanis che sa trovare gusto nello stare con i giovani anche quando anziano e non occupa più il centro della scena. È benedizione per gli altri, diffonde un “buon sapore” e una gioiosa speranza. Una buona e serena vecchiaia non vien da sé, non è un frutto spontaneo. L’esercizio del distacco dalla scena, dove spesso ci si ritiene necessari, diventa agevole se nel corso della vita, avremo appreso a praticarlo senza sentirsi sminuiti, rimanendo vicini ai giovani e ai loro sogni.

Il valore della persona appare quando, anche se anziana, continua ad accompagnare i giovani e i loro sogni con le sue visioni di futuro.  Un distacco inteso non come rassegnazione risentita, ma come libertà e semplicità, comporta che ci si convinca e si accetti di non essere più al centro dell’interesse degli altri, di non  essere più considerati necessari. Il distacco porta a liberarci dalle attese che spesso ci imponiamo nei confronti di noi stessi e ci fanno vivere sotto pressione del rendimento o del confronto.

Senza questo distacco ci si paralizza a parlare soltanto di se stessi e dimenticando le problematiche giovanili, sempre più complesse.

Il mezzo per giungere alla pace del cuore e all’amore di Dio è il pensiero dei suoi benefici, ricevuti durante tutta la vita; meglio ricordiamo i suoi benefici e lasciamo perdere i nostri meriti, più amiamo Dio e siamo in pace. Non giochiamo a fare gli ultimi se non intendiamo esserlo per davvero. 

P. Diego Spadotto, CSCh