Nonostante tutto è necessario “abbracciare il futuro con speranza”

Nonostante che la pandemia abbia accentuato le sfide anche per la nostra Congregazione, ci sono ancora di quelli pare si divertano a creare problemi e situazioni di insicurezza e ansietà.

Formazione.
Formazione.

Nell’Anno della Vita Consacrata (2014), nella sua Lettera ai Consacrati Papa Francesco scriveva di “Abbracciare il futuro con speranza” affrontando con coraggio e fede tutte le sfide: “diminuzione delle vocazioni, invecchiamento, problemi economici, l’internazionalità e la globalizzazione, il relativismo, l’emarginazione e l’irrilevanza sociale…”.

A distanza di sei anni le sfide si sono accentuate e ad esse si è aggiunta l’attuale sfida della pandemia che le ha superate tutte. È finito il tempo della potenza dei numeri e della grandezza delle opere.

Ma come “abbracciare il futuro con speranza”? È nell’umiltà che si costruisce il futuro. “È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere”, è Dio che fa la Congregazione non il clamore delle opere o il protagonismo dei singoli religiosi.

La Congregazione non è un gruppo imprenditori. Essa è opera dello Spirito Santo nella vita comune, nell’Eucaristia, nella Parola di Dio, nello spirito di preghiera, nel servizio umile.

Tutto quello che esce da queste coordinate è come una casa costruita sulla sabbia. Se qualcuno, magari con buona volontà, pensa di fare la Congregazione con i raduni o capitoli, come se fosse un partito politico per vedere cosa pensa la maggioranza o la minoranza, sbaglia strada. Se si indeboliscono le coordinate dello Spirito non c’è Congregazione siamo un club.

Nonostante che la pandemia abbia accentuato le sfide anche per la nostra Congregazione, ci sono ancora di quelli pare si divertano a creare problemi e situazioni di insicurezza e ansietà.

Sono personaggi ritenuti carismatici che pensano alla carriera sempre in corsa alle prossime elezioni per arrivare ai posti di comando: “Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Non preoccupatevi dunque per il domani” (cfr. Mt 6, 27-29).

Sono personaggi populisti che alimentano desideri di onnipotenza, che credono di riuscire a tenere tutto sotto controllo secondo le loro pianificazioni: “Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni, mentre non sapete quale sarà domani la vostra vita! Siete come vapore  che appare per un istante e poi scompare” (Gc 3, 13-14).

Ma questo non è il tempo per pensare a successi personali, ad applausi o riconoscimenti: “Seminerai, ma non mieterai; frangerai le olive, ma non ti ungerai d’olio” (Mic 6,15). Se il cuore è posseduto da gelosia e invidia, se viviamo confrontandoci con gli altri, siamo mondani non ci interessa lo sguardo del Signore, ma solo quello della società. 

 “Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili”. Lo abbiamo sempre saputo, il tempo della nostra vita mortale non è illimitato.

Il nostro tempo è un “tempo donato” e oggi è un “tempo bloccato” ma è l’unico a nostra disposizione per vivere. “In questo nostro mondo che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci di tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta…non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato….pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”(Francesco).

Come per Paolo, dopo la caduta sulla via di Damasco, stiamo prendendo coscienza che nulla sarà come prima. Dopo il Capitolo generale avevamo piani definiti e programmazioni chiare.

La pandemia ha fermato tutto e tutti.  Lo Spirito ci costringe a rivedere la nostra vita e a cercare cammini verso nuove mete, stimolati dalla Parola di Dio e in ascolto della realtà che viviamo.

Ci viene chiesto di lasciarci rigenerare. Per procedere  non dovremo inseguire l’efficienza per realizzare a tutti i costi i propri piani, ma nemmeno il vagabondaggio di procedere a casaccio. Non possiamo dire cosa ci aspetterà domani. Non riusciamo a pianificare le nostre attività con sicurezza. La vita religiosa dei protagonisti unici non ha più senso.

Meglio riscoprire l’umiltà del ridimensionamento. “Spe salvi facti sumus” (Rm 8,24), il presente, anche se faticoso, può essere vissuto con semplicità e povertà, pur nella fatica e insicurezza, possiamo prenderci cura di una autentica vita di comunità, di una vera economia solidale e attendere la “manifestazione” del Signore.

P. Diego Spadotto CSCh