“Il Preposito ha preso atto delle Relazioni dopo i viaggi esplorativi in Vietnam e in Indonesia, compiuti rispettivamente dai RR. PP. Joseph Vũ Văn Sy e Armando Bacalso, entrambi della Delegazione Filippine/Timor Est”: questo è quanto si legge nel comunicato di una riunione del Consiglio generale.
La missione nasce dalla fiducia
Gli invii missionari, fin dal tempo apostolico e per espressa volontà di Gesù, non dipendono da “risorse materiali”. Secondo il nostro P. Marco, costano molto impegno e fiducia incondizionata nella Provvidenza Divina, ma poi rendono molto di più. Richiedono il coraggio di osare nella fede che non si arrende, e non garanzie di successo, diventano traccia reale nel tempo lentamente, e non senza sofferenze.
La testimonianza apre la strada alle vocazioni
Le prime risposte vocazionali dipenderanno dalla testimonianza di vita religiosa e sacerdotale, secondo il carisma, da parte di chi è inviato. Finché predomina lo “spirito di sopravvivenza”, che porta a chiedersi come mantenere strutture che si svuotano, comunità che invecchiano, capacità lavorative che si spengono, problemi economici, vocazioni che diminuiscono, e non si ascolta il “fuoco dello spirito missionario che arde” e il respiro di Dio che “vede e provvede” non ci sarà nessuna apertura missionaria.
Mettersi in ascolto della voce di Dio
“Taccia l’affanno caotico” legato alle cose esteriori e mettiamoci in ascolto della voce di Dio. La missione è sempre accompagnata da un mare di paure, ma anche da intuizioni spirituali ardite, e oggi soprattutto, di capacità di reggere la pressione di comunità religiose sfiduciate, che dubitano, contestano e aspettano il momento per dire, “io ve lo avevo detto che era un fallimento, già in partenza”.
Il coraggio di andare oltre le paure
Nuove aperture missionarie, a molti appaiono impraticabili, perché siamo “pochi”, “anziani”, ci vogliono “tanti soldi”. Gesù invia i primi missionari senza nessun’altra sicurezza a non essere la sua Parola, non invia super uomini, tecnici specializzati o manager a servizio di una grande multinazionale.
Seminare con umiltà e fede
I missionari sono persone di fede, che seminano, testimoniano e camminano in umiltà, è il Signore che “dà la crescita”. La missione non è un “monastero sereno”. È spesso un luogo di conflitti, ambizioni, visioni differenti, ma anche di speranza contro ogni speranza, di fede provata che non si arrende.
Entrare in sintonia con le persone
Ogni missione chiede umiltà e fede da parte di chi è inviato, disposto a mettere alla prova le sue convinzioni fino in fondo, anche se questo lo espone alla critica o alla solitudine. Quando si entra in contatto con un mondo diverso dal proprio, bisogna smettere di giudicare, censurare e sentirsi superiori, per entrare in sintonia con persone capaci di accoglierti come se fossi tu quello che va aiutato.
Imparare dai giovani e dai poveri
È un processo lento graduale, soprattutto quando si è inviati ai giovani che vivono in povertà senza risorse e opportunità di miglioramento. Più la gioventù è povera, più dona, ci si sente poverissimi e accolti con dignità.
Collaborare con la Chiesa locale
I missionari inviati per aperture missionarie dove la fede cristiana è già presente, assumono ruoli diversi di collaborazione con la Chiesa locale, con discrezione e umiltà, senza cercare un consenso facile. La loro spiritualità si gioca sulla responsabilità personale, nell’affrontare le prove con fiducia, disposti a portare il peso di decisioni che richiedono lungimiranza profetica, per nuove forme di vivere il proprio carisma.
La missione si misura nel tempo
Le iniziative missionarie non valgono per quanto sono belle, ma per quanto reggono alla prova del tempo, che vale molto di più dello spazio occupato da costruzioni materiali (Evangelii Gaudium).
P. Diego Spadotto, CSCh