La fiducia come bisogno umano
Che cos’è la fiducia? Su che cosa si basa? Perché ne abbiamo bisogno? La fiducia è una condizione fondamentale dell’essere umano. Se non c’è fiducia, non c’è possibilità di stare insieme. Il nostro essere comunità si fonda su un affidarsi reciproco. La sua radice, fides, esprime un atto di affidamento in Dio.
Ci affidiamo perché abbiamo dei limiti; in molti casi, non riusciamo a raggiungere i nostri scopi. Non siamo in grado di fare tutto, siamo costretti ad aprirci agli altri e a confidare nella loro collaborazione. Nel fidarsi ci vuole equilibrio: fidarsi, sì, ma con prudenza. La prudenza è la virtù che consente di raggiungere l’equilibrio e la misura di cui abbiamo bisogno. È la virtù che ci vuole nella nostra epoca, dove sembra che solo posizioni estreme, contrapposte, violente, possano avere spazio. (cfr. Ger 17,5-7)
Fiducia e mondo artificiale
Ben diversa è la fiducia nei casi in cui interagiamo con programmi, dispositivi, macchine. Nei confronti di queste entità artificiali, prevale ormai, purtroppo, un affidamento quasi incondizionato. Le entità artificiali non si stancano, sono più efficienti di noi, raggiungono i loro obiettivi.
Il bisogno umano indotto è quello di un’efficienza sempre maggiore che però viene soddisfatto a prezzo della perdita di una specifica capacità di orientarci, che diminuisce se non la alleniamo, “e del conferimento ad altri di dati che ci riguardano, senza sapere come essi verranno utilizzati”. La Magnifica humanitas mette in discussione il modello stesso di civilizzazione al quale l’umanità è arrivata, che si nasconde nella rinuncia a esercitare le nostre facoltà, la curiosità intellettuale e il pensiero critico.
La domanda decisiva sugli algoritmi
Papa Leone si colloca in una posizione realista. Non basta chiedersi come rendere gli algoritmi più precisi e più sicuri, ma “chi debba decidere il modo in cui questi strumenti vengono progettati e usati, con quali dati, per quali fini, con quali responsabilità e con quali conseguenze per coloro che ne subiscono gli effetti”.
Transumanesimo, postumanesimo e tecno-religione
L’attuale pensiero filosofico comprende due versioni: il transumanesimo e il postumanesimo. Il transumanesimo promuove l’IA per superare i limiti umani con l’accrescimento cognitivo e fisico; il postumanesimo non pone più l’essere umano come misura universale.
Siamo di fronte ad una tecno-religione il cui dogma centrale è che la tecnologia sia potenzialmente onnipotente e che “la capacità di scegliere tra il bene e il male non derivi da una scelta morale secondo una visione trascendente, ma dipenda dalle illimitate conoscenze acquisibili grazie agli algoritmi”. Il progetto avanza la soluzione gnostica di auto-salvezza.
Per un umanesimo digitale
Di fronte a questo, Papa Leone prende posizione a favore di un progetto di umanesimo digitale, che rimarchi la centralità dell’uomo nel presente contesto; il recupero della dimensione del mistero della persona e quindi l’impossibilità di una sua totale oggettivazione; l’accoglimento della visione personalista dell’uomo, come soggetto relazionale, al posto della visione individualista; l’apertura ad una prospettiva trascendente che motivi la persona ad andare oltre, ricordando che la forma umana dell’esistenza non è un’appendice dello sviluppo tecnico.
Il paradosso è che l’umanizzazione della macchina induca a percepire l’essere umano come macchina, incapace di autocorrezione e di autoconsapevolezza. È l’educazione alla fiducia nella sua magnifica humanitas che realizza la vera grandezza dell’uomo.
Padre Diego Spadotto, CSCh