Perché Francesco parla a tutti
A ottocento anni dalla morte di San Francesco, davanti ai resti mortali del santo, continuiamo a chiederci perché sia conosciuto e venerato non solo dai cristiani ma anche da fedeli di altre religioni e dagli atei. Il “linguaggio” della vita di Francesco è inteso da tutti per la sua umanità, semplicità e piccolezza. “Frate Francesco piccolino”, come amava chiamarsi, ha un messaggio particolare per la Chiesa che lui ha tanto amato, e per la vita consacrata del nostro tempo.
Fare memoria per custodire l’identità
Fare memoria e ricordare le meraviglie che il Signore ha operato in Francesco e nella nostra vita è la missione che il Signore ci affida. Siamo ciò che ricordiamo e se perdiamo la memoria, non sappiamo più chi siamo, nemmeno come cristiani.
Servi piccolini e autorità come cura
Francesco insegna che nella Chiesa e nella vita consacrata siamo tutti “servi piccolini” e autorità è prendersi cura gli uni degli altri, un servizio umile, secondo il principio evangelico, il primo si consideri ultimo e servo di tutti.
Ascolto e dissenso che fanno crescere
Ascolto e dissenso, fanno bene a ogni cristiano chiamato al servizio di “far crescere” i fratelli. L’esercizio di ascolto e dissenso fa maturare la persona. La competenza nel servizio di autorità non si misura dall’assenza di tensioni, ma dalla sua capacità di gestirle e trasformarle in confronto costruttivo. Ridurre gli spazi del dissenso non rende il sistema più solido, lo rende cieco e sordo. L’autorità che non ascolta può apparire solida, ma non lo è. La sua competenza non consiste nel neutralizzare il dissenso ma nel saperlo trasformare in una forma di apprendimento.
Fedeltà dinamica e responsabilità nei segni dei tempi
L’agire dei “ministri e dei guardiani” dei conventi non può essere ridotto a una procedura per mantenere lo status quo. La fedeltà è dinamica, in continua revisione delle decisioni prese alla luce dell’esperienza e dei segni dei tempi. I “buoni amministratori dei beni del Signore” sono capaci di riconoscere gli errori e correggerli, di anticipare i problemi, prima che diventino emergenze, di accettare le sconfitte.
Madonna povertà: libertà, mitezza e vicinanza ai margini
Francesco ha sposato “madonna povertà” che è casta e obbediente. Essa non è mancanza di cose materiali, anche necessarie, è libertà da ogni tipo di cose materiali. È l’impronta del divino che passa attraverso la mitezza e la cura del creato e soprattutto di ogni persona che vive ai margini, non si rende presente attraverso il potere. Ogni essere umano e ogni manifestazione di vita sono “il cielo di Dio”, forza che spinge a restare nella realtà, non sottrae le creature dal dolore del mondo ma dalla disperazione.
Fraternità e differenza: la vita non ha copie
Ogni essere umano è frate ed è diverso l’uno dall’altro. “Ciò che è vivo non ha copie. Due persone, due arbusti di rosa canina, non possono essere uguali. E dove la violenza cerca di cancellare varietà e differenze, la vita si spegne” (Vasilij Grossman).
Lo stupore davanti al creato
Francesco vive di stupore davanti al Creato. Tutte le creature sono fratelli e sorelle: il sole, la luna, le stelle, gli animali e le piante, la vita e la morte. Quante vite sono riunite in quella microscopica cattedrale che è un fiocco di neve, si chiedeva Francesco a Greccio?
Norma ed eccezione: dal cielo alle piccole cose
Secoli dopo San Francesco, Giovanni Keplero, mentre scopriva le leggi che regolano le enormi masse dei corpi celesti, scrisse un saggio su un altro corpo celeste ma microscopico. “De nive sexangula”, “Sulla neve a sei angoli”, un libretto ispirato alla domanda: perché i fiocchi di neve cadono in esagonale e a sei raggi? Come mai, nonostante una struttura così stabile che fa sembrare i fiocchi di neve tutti uguali, non ce ne siano di fatto due identici?
Norma ed eccezione, schema e variazione, essenza ed esistenza sono presenti negli esseri umani che sono il capolavoro della Creazione.
Cuori fragili e cuori saldi nella fraternità
Nella fraternità tutti sono uguali e differenti, c’è chi “assomiglia ai meloni che marciscono subito appena un sassolino da nulla li tocca” (Doroteo di Gaza). Altri hanno un cuore saldo e paziente, si mettono a servizio dei più deboli, “il loro amore vicendevole sopporta tutto”, portano i pesi gli uni gli altri, nonostante umiliazioni e fatiche.
Francesco ha accettato le umiliazioni e provato che non è facile contare fino a dieci prima di parlare o difendersi. Sapeva che ai frati “meloni” nemmeno la notte porta consiglio, si fidano solo delle proprie idee, e quando i fatti non vanno d’accordo con le loro opinioni, tentano cambiare i fatti, non le loro opinioni.
P. Diego Spadotto, CSCh