Scuola e cultura per una società più giusta e fraterna

Educazione, condivisione e responsabilità sociale nel carisma dei Padri Cavanis.

Una scelta profetica di giustizia e fede

Nella preghiera per la beatificazione dei Padri Antonio e Marco Cavanis ricordiamo che «ci hanno dato l’esempio eroico di rinunciare a una carriera onorata e al benessere, per abbracciare gioiosamente la povertà e arricchire ogni giovane della scienza e dell’amore di Cristo». «Per la Chiesa, insegnare ai poveri è un atto di giustizia e di fede» (Dilexi Te, numero sessantotto). La scelta profetica compiuta dai due giovani Cavanis era in contrasto con la mentalità della società veneziana, che considerava il popolo come plebe e l’educazione della gioventù povera una perdita di tempo.

Scuola e cultura come promozione umana

Agli inizi dell’Ottocento, a Venezia esistevano confraternite di assistenza ai poveri, ma non iniziative di promozione umana attraverso la scuola e la cultura. L’apertura delle Scuole di Carità, gratuite, fu derisa dai dotti e dai nobili. Per i due giovani, «abbracciare gioiosamente la povertà» non significò solo privarsi dei beni, ma condividere gratuitamente ciò che avevano di più prezioso: la fede e la cultura, per costruire una società giusta e umana.

Povertà scelta e responsabilità sociale

Più tardi anche Gandhi si fece povero per una società più umana e fondata sull’uguaglianza. Sulla sua tomba a New Delhi sono ricordati alcuni abusi del potere: politica senza principi, ricchezza senza lavoro, piacere e cultura senza morale. La scelta dei fratelli Cavanis continua a interpellare il mondo di oggi, richiamando la responsabilità sociale e il valore della condivisione.

Educazione contro diseguaglianza e ingiustizia

In un passato non troppo lontano, il pastore anglicano Thomas Malthus insegnava che, per controllare la crescita della popolazione mondiale, bisognava tagliare i sussidi ai poveri per evitare che si riproducessero, senza pensare a estendere cultura ed educazione ai poveri. Oggi, ogni essere vivente e l’essere umano in particolare rischiano di diventare oggetto di un diritto privato esclusivo che tutto vuole possedere, con il pericolo che «da furia spinti, ciechi e sordi che fummo, i nostri danni ci procurammo» (Virgilio, Eneide, libro secondo).

La diseguaglianza come ferita sociale

Il principale problema delle nostre società non è solo la povertà, ma la diseguaglianza, che unisce ai danni della povertà quelli della disgregazione sociale, dell’erosione della fiducia dei cittadini e dell’umiliazione degli ultimi. Questo avviene attraverso un sistema che produce e riproduce ingiustizia in modo strutturale, impersonale e continuo. Le differenze strutturali vengono trasformate in giudizi morali: il povero non si ribella più e si sente in colpa, mentre la retorica della meritocrazia attribuisce all’individuo tutta la responsabilità del proprio destino.

Convivere, condividere, cooperare

Le diseguaglianze minano la convivenza civile: «le vite non s’incontrano più», vengono meno le relazioni di fiducia e la coesione sociale si indebolisce. La povertà isola, la diseguaglianza divide. Una società non diventa ingiusta perché molti hanno poco, ma perché molti non condividono. Si spezza il filo che tiene insieme destini diversi e il lavoro isolato diventa una condanna a lungo termine.

Educazione come servizio e pace

Senza giustizia non c’è fiducia, senza fiducia non c’è cooperazione, senza cooperazione non c’è convivenza civile in pace. Chiediamoci non quanto siamo disposti a spendere, ma quanto siamo disposti a condividere il nostro passato cavanisiano, riconoscendo il valore delle radici rappresentate da Antonio e Marco Cavanis. Gesù condanna ogni rapporto di potere e di sapere che si imponga con la forza, come quello degli scribi (cfr. Vangelo di Luca, capitolo ventidue, versetti venticinque e ventisei). L’educazione è un rapporto di servizio, non di dominio, un cammino di giustizia e di pace, affinché «giustizia e pace si bacino».

Una sfida per oggi e per il futuro

Se la felicità è il paradiso e l’inferno è la tristezza, la sfida si gioca nei fili misteriosi di uguaglianza che legano gli uni agli altri e con sora nostra matre Terra. Questi fili vanno costruiti e ricostruiti attraverso l’educazione. I fratelli Cavanis lanciano la loro sfida anche oggi: il corpo è il santuario dell’anima, l’unica cosa veramente di tutti è il tempo, e tutti i bambini del mondo hanno diritto all’educazione, con le stesse opportunità di andare a scuola, per diventare operatori di cultura, giustizia e fraternità.

P. Diego Spadotto, CSCh

Cerca