La missione nasce dal dialogo
Il tema della Giornata Missionaria Mondiale è un invito a rivedere il nostro impegno missionario. Prima del Vaticano II i missionari erano gli unici depositari della fede, ora, invece, la missione è fondata sul dialogo con le culture e le religioni, per questo prima devono fare conoscenza della realtà culturale e sociale, dove sono inviati, attraverso “l’esperienza dei cinque sensi poi arriverà tutto il resto”.
Imparare e non giudicare, senza paura di sporcarsi le mani, dedicare il proprio tempo alla comunità, e se costruiscono qualcosa, lo fanno insieme, secondo regole minime: il rispetto delle persone, della terra dove sono inviati, e della propria identità missionaria, inclini a valorizzare percorsi lineari e semplici che permettono di interiorizzare la loro testimonianza cristiana, con la fede dei bambini.
Il principio di una vera azione missionaria è la carità, che non può esistere nel cuore senza spandersi all’esterno; è un fuoco che si spegne in mancanza di quell’alimento che sono le opere buone della fede e dell’unità.
La carità coinvolge personalmente
I missionari interpretano la carità come un’opera che li coinvolge personalmente. La comunità è l’obiettivo di tutti i percorsi di servizio missionario, senza porre l’attenzione primariamente su quel che separa. Non è elemosina, è carità. Nessuna forma di povertà è estranea ai missionari.
Nella società della fretta scelgono la pazienza di Dio. La fretta nasce dall’assenza di fede che si fa ascolto, lascia maturare frutti che nessuna fretta potrà mai produrre. Viviamo nella società del tutto e subito. “Tutto: perché nulla deve restare fuori dalla portata e dalle pretese del desiderio”. “Subito: perché nessun desiderio deve attendere, tutto è accelerato, la tecnica, il mutamento sociale e i ritmi di vita”.
Le macchine fanno risparmiare tempo, che non si abita, ma si riempie di altre cose da fare, finché il tempo risparmiato diventa tempo mancante.
Papa Francesco, nella Laudato si’, ha dato un nome a questa febbre: rapidación, che “contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica”. In natura i frutti maturano secondo i propri ritmi, non secondo le nostre pretese. La velocità che si fa fretta nasce dall’assenza di fede.
La pazienza contro la fretta
La fretta, l’ansia di possedere e di successo, è propria dei disperati, di chi ha perso la speranza che è certezza nella fede. “La fretta è l’ateismo pratico del nostro tempo”. La mancanza di fede rende agitati, confusi. Tutti vogliono subito i profitti, e non servire l’uomo e il bene comune. Le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola, “e questa rimane senza frutto” (Mc 4,19). Si consumano persone come si consumano notizie. In ogni ambito l’uomo pretende di sostituire la propria impazienza alla pazienza di Dio. L’IA accelera tutto, per esempio: il settore dei semiconduttori cresce molto più velocemente della capacità di formare i giovani talenti.
La cura richiede tempo e presenza
La cura, la relazione, la fiducia chiedono, invece, tempi lunghi, esserci, come per esempio nei CPR, dove le giornate sono infinite senza attività, persone private del fare, della possibilità di un progetto. Nessun lavoro, niente da imparare, niente. Il tempo veloce è un’altra qualità della ricchezza: nella mobilità, nell’apprendimento, nella comunicazione, è un privilegio, la povertà viaggia lenta, la privazione di vita, sta ferma. Chi crede non ha fretta. Dio non ha fretta.
La fede è la virtù del tempo abitato
La fede è la virtù del tempo abitato. Non è attesa passiva. È fiducia operosa: fare tutto ciò che ci è chiesto e lasciare a Dio ciò che non ci appartiene. Dio semina in ogni tipo di terreno e il seme cresce da solo: dorma o vegli il contadino, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. “Come, egli stesso non lo sa” (Mc 4,27).
I frutti maturano secondo i tempi di Dio
I frutti verranno, non sappiamo quando e come, ma siamo certi che la terra li produrrà, il frutto che nasce dalla fretta muore con la fretta. Il frutto che nasce dalla fede attraversa i secoli. L’opera di Dio, è sempre minacciata da chi si lascia tentare dall’ansia del tutto e subito, del possedere e dal protagonismo. A noi è chiesto di non agitarci, a tempesta non è il segno dell’assenza di Dio. Gesù dorme, i discepoli lo svegliano gridando: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Egli minaccia il vento e il mare: “Taci, calmati!” “Perché avete paura? Non avete ancora fede?” (Mc 4,39-40). La paura è figlia della sfiducia.
Interventi editoriali
Correzioni ortografiche e tipografiche: sostituzione del trattino con il trattino lungo nel titolo; rimozione dello spazio superfluo in “CPR ,”; ripristino della maiuscola iniziale in “Il tempo veloce” dopo la formattazione in grassetto. Sono stati aggiunti un sottotitolo introduttivo e titoli intermedi per organizzare il testo in blocchi di lettura. Il testo è stato mantenuto nella formulazione originale, salvo gli interventi indicati.
P. Diego Spadotto, CSCh