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Vita Religiosa chiamata a partecipare al Sinodo

La Parola di Dio del Vangelo è la guida della nostra Congregazione nel cammino sinodale...

Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium (223) così si esprime a riguardo della sinodalità nella Chiesa: «Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o a sostenere i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone». Il Papa segnala i vantaggi e le difficoltà di un cammino sinodale come stile di vita della Chiesa ma anche la sua necessità, secondo lo spirito del Vangelo. La Parola di Dio del Vangelo è la guida della nostra Congregazione nel cammino sinodale: 

  1. “Chi ascolta queste mie parole…” (Mt 7, 24-27). La precisazione “queste mie parole” è importante se si considera che la parabola delle due “case”, quella sulla roccia e quella sulla sabbia, si trova a conclusione del “Discorso delle Beatitudini”. Per rimanere fedele al cammino sinodale la Congregazione deve verificare su quale roccia costruisce la sua identità e missione educativa: “La Parola ci apre al discernimento e lo illumina. Essa orienta il Sinodo perché non sia una “convention”, ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, perché non sia un parlamento ma un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito”. 
  2. Invito al banchetto del Regno (Lc 14, 15-24). Tutti i pretesti addotti dagli invitati per non partecipare al “banchetto” sono meschini tentativi di rendere giustificabile il rifiuto di partecipare. L’abito nuziale necessario per partecipare è l’amore non il sotterfugio di comodo. Siamo invitati a partecipare con amore al cammino sinodale, senza cercare giustificazioni per non partecipare. 
  3. La parabola dei talenti (Lc 19, 11-28). Abbiamo ricevuto dal Signore dei talenti da mettere a frutto e del loro uso renderemo conto. Nel cammino sinodale non lasciamoci prendere dalla paura della responsabilità. I talenti non servono per costruire monumenti al proprio io, ma per fare in modo che la Congregazione sia all’altezza di questi tempi e “non un museo bello ma muto con tanto passato e poco avvenire”. Evitiamo il rischio del formalismo, dell’intellettualismo e dell’immobilismo. La fedeltà al mandato missionario della Congregazione, richiede di vivere il cammino sinodale come cambiamento, e tale cambiamento può supporre una trasformazione.
  4. La povera vedova e il giudice iniquo (Lc 18, 1-8). La povera vedova si rivolge al giudice non per chiedere “cose” ma per chiedere “giustizia”. La povera vedova è per noi la “povera gioventù dispersa” che chiede “giustizia” e la possibilità di partecipare al cammino sinodale. “Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni giovane, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti. Non insonorizziamo il cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze”.
  5. Non abbiamo un sommo  sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa” (Eb 4,15) “Voi che avete perseverato con me nelle mie prove...” Gesù non è un burattinaio e noi non siamo i suoi burattini ma i suoi discepoli e amici che affrontano con lui prove e sfide, imparando a distinguere, nella sofferenza, le lamentazioni dalle lamentele improduttive. Nelle prove si trova pace e gioia, se si fa della vita un’offerta a Dio. Le prove ci spogliano di tutte le domande inutili e ci conducono all’essenziale, sono un catalizzatore.

P. Diego Spadotto, CSCh

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