Vocazione e cammino di formazione

Il cristianesimo attrae in quanto invita al coraggio e al dono incondizionato della vita.

Nel cammino di formazione alla vita religiosa bisogna chiarire fin dall’inizio che la vocazione è una vita, non un lavoro a tempo. La vita ha a che vedere con nascita, morte, mangiare e bere, affettività e doni ricevuti, imperfezioni e sconfitte. La spiritualità cristiana è tutto meno che astratta e priva di rischi. Il cristianesimo attrae in quanto invita al coraggio e al dono incondizionato della vita. La grazia compie la sua opera di liberazione al cuore delle lotte quotidiane della nostra umanità. Il Cristo, ci invita a una fede terrena, faccenda di carne e sangue quanto lo è di mente e spirito, per questo si trova il Signore nella complessità dell’esperienza umana e non in astratto.

Se entriamo in sintonia con le complessità dei conflitti in cui le persone si dibattono per andare avanti e prendere le decisioni meno sbagliate, se siamo sinceri nelle nostre espressioni di amore, forse la gente ci prenderà sul serio quando noi religiosi parliamo di fede e di spiritualità”.

Acquisteremo autorevolezza se presteremo umile attenzione all’onestà silenziosa ed eroica, con cui tanti continuano a vivere facendo del loro meglio. La fede é una coraggiosa avventura di seguire il Cristo non un connotato moralizzante, in obbedienza a delle regole o a vaghi suggerimenti.

Bisogna resistere alla tentazione di “vendere” la vita religiosa timida e senza rischi. 

Per questo la formazione alla vita consacrata Cavanis non si può ridurre ad alcuni anni pensando di essere formati “per sempre”, non si può nemmeno ridurre a collezionare “corsi” o “specializzazioni”, ma deve essere esperienziale con i giovani per affrontare i rischi di nuovi inizi e di missioni imprevedibili, con fiducia nella Provvidenza e non nella somma di garanzie umane.

Questo ce lo insegnano i fondatori di tante congregazioni e ordini religiosi. Nessuno è formato ma tutti e sempre siamo “in formazione”, compresi i formatori. Questo ce lo insegna anche l’attuale ridimensionamento dell’immagine degli istituti di vita religiosa, che è diventata molto più umile, più modesta, conseguenza di tutto quello che è successo in questi anni: abusi sessuali, immaturità da avventurieri che non pensano al male che fanno alla Chiesa e alla vita religiosa con i loro comportamenti. I superman, poi, che si candidano a guidare una  congregazione finiscono male. È necessario affrontare con determinazione e chiarezza: 

  • le tante debolezze e fragilità delle persone, per uscire da involuzioni e manie di  superiorità che generano squilibri di potere tra governo centrale e singole parti territoriali;
  • il problema di alcune culture che si ritengono superiori alle altre; 
  • il fatto che si continua ad usare i laici come funzionari o dipendenti e non come veri collaboratori nella comunione del carisma; 
  • la conduzione economica della congregazione con mentalità “capitalista” che fa compromessi tra Dio e i soldi, per tornare a una vita che dipenda più dalla Provvidenza e dalla comunione fraterna, relazionale, comunitaria. 

Il carisma è quello della missione nella carità educativa. La formazione a questa missione, si inserisce nel solco della formazione alla comunicazione. Essendo peraltro la nostra una Congregazione internazionale, le sfide cambiano anche a seconda delle regioni in cui si attua la nostra attività. Siamo al servizio della Chiesa locale perché bambini e giovani possano essere evangelizzati ed educati a prendersi cura di sé, degli altri e dell’ambiente.

La “spinta” verso un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale arriva in maniera forte ai giovani e alle scuole che hanno il dovere di rispondere. 

Spogliarsi di sé stessi e delle “idee precostituite”, per guardare alla realtà. Sostituire i sogni di grandezza con i sogni di una congregazione tutta al servizio dei giovani. Abbandonare ogni ambizione di “auto-affermazione” per mettere Dio e i giovani al centro delle preoccupazioni quotidiane. In una società segnata dall’affermazione di sé, viviamo le relazioni con i giovani nella verità e nella sincerità, una vita che respiri l’aria della gioia.  

P. Diego Spadotto, CSCh